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Esg, la finanza fa da apripista, segue la politica

13 Ottobre 2019 · Stefania Pescarmona · 3 min

  • A livello mondiale si parla di oltre 30 mila miliardi di masse gestite i criteri Sri

  • l’Europa, con circa 11-12mila miliardi ad oggi (pari al 46% del totale dei capitali gestiti globalmente con questi criteri), ha una marcia in più ed è leader a livello internazionale rispetto alla finanza sostenibile.

I temi legati alla sostenibilità stanno ricevendo un’attenzione sempre maggiore da parte degli operatori dei mercati finanziari e dei regolatori. E il trend trova conferma nei numeri. Il punto in un convegno organizzato da Assiom Forex

In tema di sostenibilità prima arriva la finanza, poi la società e solo dopo tocca alla politica.

“In Europa, l’ammontare degli investimenti necessari per coprirsi dai rischi che vengono dal cambiamento climatico è dell’ordine di 250-300 miliardi l’anno. È evidente a chiunque che in un’economia di mercato non è pensabile che una somma del genere derivi dalla finanza pubblica. Certamente c’è un contributo pubblico, ma la gran parte dello sforzo finanziario è essenzialmente privato e quindi, come tale, è uno sforzo che è lasciato, guidato e indirizzato dalla volontà degli investitori”.

Lo ha detto Mario Nava, direttore generale del Financial Institution and Stability Markets (Fisma), in occasione del XVII Pan european banking meeting, all’interno del primo workshop dal titolo “Action Plan 2019 per un’Unione dei mercati dei capitali sostenibile e responsabile”, che ha visto la partecipazione anche di Francesco Bicciato (segretario generale, Forum per la Finanza sostenibile), Elena Flor (responsabile corporate social responsability, Intesa Sanpaolo), Giulia Genuardi (head of sustainability planning and performance management, Enel), Liana Mazzarella (Csr e relazioni istituzionali con il territorio, Banco Bpm), Gianfranco Torriero (vicedirettore generale, Abi), oltre a Massimo Mocio (presidente di Assiom Forex, l’associazione degli operatori dei mercati finanziari), che ha aperto il convegno.

Il settore dei green social and sustainable bond è in fortissima crescita in tutto il mondo.

“Sono 57 le giurisdizioni che hanno emesso almeno un bond nel mondo”, ha esordito Massimo Mocio – Nei primi sei mesi del 2019 sono stati emessi green bond per 117 miliardi di dollari, l’85% dei quali denominati in euro, da parte di 625 emittenti. Solo in Italia abbiamo avuto da inizio anno 11 emissioni per un volume complessivo di 6,6 miliardi, tra cui alcune molto innovative, come quella di Enel”.

Basterebbero questi numeri a spiegare perché i temi legati alla sostenibilità stanno ricevendo un’attenzione sempre maggiore da parte dei regolatori e degli operatori dei mercati finanziari.

Davanti alla sfida di una tale entità di risorse, è normale che si si siano mossi per primi i privati, che poi sia arrivata la società, con in testa i giovani, e che infine si stata la volta della politica. “Adesso, nell’offerta politica c’è molto più verde di quanto non ci fosse prima”, ha infatti confermato Nava.

“Confermo che la finanza ha anticipato nettamente la politica anche in maniera piuttosto consistente – ha dichiarato Francesco Bicciato – Pensiamo a quello che è successo a Parigi nel 2015, una data importante per determinate decisioni della finanza contro il cambiamento climatico: da quel momento in poi i mercati finanziari sono stati molto attivi e dinamici nello sviluppare strategie green nei propri portafogli”.

La finanza ha iniziato ad adottare un atteggiamento proattivo molto importante. “A livello mondiale si parla di oltre 30 mila miliardi di masse gestite i criteri Sri. E l’Europa, con circa 11-12mila miliardi ad oggi, pari al 46% del totale dei capitani gestiti globalmente con questi criteri, ha una marcia in più ed è leader a livello internazionale rispetto alla finanza sostenibile. La cosa interessante però poi è che anche in situazioni di congiuntura economica sfavorevole, l’Italia cresce e continua a farlo in termini di finanza sostenibile. I dati che abbiamo ci parlano di circa 1600-1700 miliardi di Aum con i criteri Sri che ci permettono di classificarci subito dietro Uk e Francia e prima dei tedeschi”, ha spiegato Bicciato.

Tutto questo, avviene in uno scenario in cui i regolatori europei hanno portato a termine l’Unione bancaria, con la creazione di un meccanismo unico di supervisione, ma in cui non si è ancora riusciti a implementare l’Unione dei mercati dei capitali. “L’unione dei mercati dei capitali è stata proposta nel 2015 e nonostante l’assonanza del nome con la Banking Union le due cose sono molto diverse. Adesso bisogna aumentare di velocità passando dalla Capital market union 1.0 alla Capital market union 2.0”, ha spiegato Nava, illustrando che ci sono buone possibilità affinché si arrivi a una prima conclusione entro fine anno.

E gli Esg sembrano essere proprio lo strumento che va nella direzione del mercato dei capitali. “Tantissime giurisdizioni hanno firmato gli accordi di Parigi, ma è chiaro che quando si parla di finanza sostenibile il mondo intero guarda all’Unione Europea, che è leader nel mondo”, ha precisato Nava, che però ha aggiunto che, a differenza di altri temi, nell’ambito della finanza sostenibile, gli stati – fino ad ora – hanno lavorato poco, per cui “abbiamo una chance abbastanza unica perché agiamo su un terreno vergine”, ha detto.

Gianfranco Torriero ha poi puntualizzato che è molto importante comprendere come inserire i temi Esg all’interno dei piani industriali e della pianificazione strategica. Però “i rischi associati al tema del cambiamento ambientale non possono essere considerati come dei rischi aggiuntivi ma devono ormai essere considerati come rientranti nell’attività bancaria”, ha poi concluso Torriero.

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
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