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Esg e azionario Ue, per Banor Sim prevale la “E”

Esg e azionario Ue, per Banor Sim prevale la “E”

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

19 Novembre 2019
Tempo di lettura: 5 min
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  • Nel 2018 e nel 2019 i titoli con un migliore rating Esg hanno sovraperformato, ma sono circa la metà rispetto al periodo 2012-2017

  • Il settore auto o quello dell’energia presenterebbero delle valutazioni importanti a prescindere dalle tematiche Esg

  • “C’è un progetto di uniformazione a livello europeo dei termini e delle metodologie sulla parte green, ma non arriverà prima del 2022”, dichiara Angelo Meda

Nel 2019 i titoli azionari con un migliore rating Esg hanno sovraperformato. Ma in che modo le tre variabili – environment, social, governance – hanno influenzato i rendimenti? Intervista ad Angelo Meda, responsabile azionario di Banor Sim

Sulla scia del 2018, i titoli azionari europei con rating Esg più elevati hanno registrato anche quest’anno performance migliori. Ma in che modo le tre variabili – environment, social, governance – hanno influenzato i rendimenti? Una ricerca di Banor Sim e della School of Management del Politecnico di Milano del mese di maggio sul mercato obbligazionario aveva rivelato che la governance tendeva a prevalere sugli aspetti ambientali e sociali, ma lo stesso non lo si può dire dell’azionario. I tre fattori, in questo caso, sembrano essere parte di un unico ecosistema. Eppure, sulla scia anche dei recenti avvenimenti (dall’alluvione a Venezia alle crescenti preoccupazioni relative alla CO2), la tematica ambientale sta assumendo un peso lievemente maggiore. Quali sono i settori che hanno beneficiato e che beneficeranno nei prossimi anni di questi cambiamenti? Lo abbiamo chiesto ad Angelo Meda, responsabile azionario e responsabile della ricerca Esg di Banor Sim.

“Se sull’obbligazionario abbiamo visto che la governance è quella che fa la differenza – spiega Meda – sull’azionario i tre fattori sono intrecciati, hanno grossomodo lo stesso impatto. A livello di indice globale non c’è la prevalenza di una lettera sulle altre. Oggi la tematica ambientale è rilevante, si parla molto di CO2, dell’acqua alta a Venezia, ma anche di Greta Thunberg che sta tornando dalla conferenza all’Onu. Di conseguenza, emerge un po’ più di attenzione sulla E, ma alla fine contano tutte e tre le variabili in termini di performance. Bisogna considerare settore per settore”.

Com’è andato il 2019 in termini di performance e cosa aspettarci dall’inizio del prossimo anno?

“In ambito Esg, il 2018 e il 2019 hanno visto la continuazione del trend: i titoli con migliori rating Esg hanno sovraperformato, ma sono circa la metà rispetto al periodo 2012-2017. Probabilmente perché c’è più consapevolezza da parte degli investitori e, di conseguenza, si è ridotta la possibilità di raggiungere performance soltanto grazie ai rating Esg. C’è anche un tema settoriale. Negli ultimi cinque o sei anni i settori andati meglio sono quelli delle energie rinnovabili, quelli “green”, che sono arrivati a valutazioni un po’ estreme”.

Angelo Meda
Angelo Meda, responsabile azionario e responsabile della ricerca Esg di Banor Sim

Su quali settori puntare nel 2020?

“A prescindere dal tema Esg, pensiamo che il gap di valutazione in alcuni settori rispetto ad altri sia arrivato agli estremi. Il settore auto o quello dell’energia presentano delle valutazioni importanti, ma l’Esg non sostituisce l’analisi finanziaria tradizionale. Quest’ultima ci dice che la tecnologia, le energie rinnovabili, i consumer, sono arrivati a livelli di valutazioni molto elevate, mentre energia, auto, industriali, titoli un po’ più ciclici, hanno valutazioni interessanti. Il grosso punto di domanda è sulle banche. Preferiamo rimanere investiti nelle più grandi banche americane e in due o tre banche europee internazionali, evitando quelle più piccole o soggette ai problemi del fintech o alla concorrenza”.

Come si posiziona l’Italia?

“L’indice italiano non è rappresentativo dell’economia italiana. Il problema è che abbiamo 1/3 di banche, 1/3 di energia, mentre il resto è sparpagliato. Sulle banche è difficile trovare valore. Sull’energia, preferiamo l’Eni all’Enel per un tema di valutazione. Su tutto il resto abbiamo titoli molto cari appartenenti al settore del beverage, del consumer, che hanno beneficiato di tassi bassi e del fatto che in Italia ci siano poche società di questo tipo; infine, abbiamo gli industriali. Il problema è che in Italia o si investe su titoli non correlati all’andamento dell’economia domestica, ma che hanno valutazioni molto alte, o si assume un rischio ciclico che però in questo momento è ben pagato”.

Oggi è richiesta sempre più trasparenza da parte degli organismi regolatori sulle tematiche sociali, ambientali e di governance. Il problema è che esistono molte agenzie di rating, ma manca uno standard a livello globale.

Come risolvere il problema?

“C’è un progetto di taxonomy, un’uniformazione a livello europeo dei termini e delle metodologie sulla parte green, ma non arriverà prima del 2022. Siamo in una fase di giungla, in cui ognuno può dire quello che vuole. Il problema dei rating esterni è che possono capitare dei casi in cui una società ha un buon rating Esg per un provider di dati, ma pessimo per un altro. Noi lo abbiamo bypassato andando a prendere i dati grezzi e selezionando quelli che per noi, settore per settore, sono indicatori importanti. Tra tutti i dati che ci dà un’azienda sulla sostenibilità, ne prendiamo in considerazione tra il 10 e il 20%. Quali indicatori considerare? Ce lo dicono l’esperienza degli analisti e una società americana, la Sasb (Sustainable Accounting Standard Board), che si occupa di definire settore per settore quali sono gli indicatori più importanti. Noi saremo più che favorevoli alla definizione di un bollino. Il problema è che non esiste ancora e non mi sembra che ci sia la volontà di crearlo, perché tanti gestori adesso utilizzano le tre letterine per vendere prodotti standard che non hanno nessun valore Esg alle spalle”.

In altre parole, il greenwashing.

“Esatto. Ci troviamo in un periodo di transizione che durerà due o tre anni, in cui ci sarà una proliferazione di rating e di materiale di marketing. Speriamo che arrivi questa taxonomy, ma siamo ancora nella giungla. Secondo noi, quelli che faranno le cose bene sono quelli che vinceranno la sfida del futuro”.

Rita Annunziata
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