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Economia circolare, Italia al primo posto in Europa

Economia circolare, Italia al primo posto in Europa

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

19 Marzo 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • L’indice complessivo di circolarità divide l’Italia dalla Germania e dalla Francia per 11 e 12 punti

  • L’occupazione nei settori dell’economia circolare regala al Belpaese il secondo posto, rappresentando il 2,06% dell’occupazione totale

  • “Abbiamo stimato che i rifiuti sanitari sono triplicati in queste settimane e i soli consumi idropotabili domestici cresceranno dal 30 al 60%”, commenta Roberto Morabito

L’Italia si conferma al primo posto in Europa per economia circolare, anche se perde punti sul versante innovazione. Attenzione però all’impatto del Coronavirus. Secondo il direttore di Enea, Roberto Morabito, potrebbe essere un’occasione per rilanciare il discorso sulla de-carbonizzazione

L’Italia non abbandona la propria posizione e si conferma per il secondo anno consecutivo come il primo paese dell’Unione Europea in termini di economia circolare. Secondo il valore dell’indice complessivo di circolarità calcolato sulla base del grado di uso efficiente delle risorse in termini di consumo, gestione dei rifiuti, materie prime, investimenti e occupazione, il Belpaese ha infatti mantenuto nel 2020 la vetta del podio, distanziandosi dalla Germania e dalla Francia rispettivamente per 11 e 12 punti. Eppure non tutto sembra essere rosa e fiori.

A offrire un quadro del peso dell’economia circolare nei maggiori Paesi europei è la nuova edizione del Rapporto sull’economia circolare in Italia realizzato dal Circular economy network in collaborazione con Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. Secondo la ricerca, sebbene le performance nazionali di circolarità nel settore della produzione e la gestione dei rifiuti permettano all’Italia di primeggiare rispetto alle principali economie europee considerate (Germania, Francia, Spagna e Polonia), il Belpaese resta indietro in termini di consumo, utilizzo circolare di materia e innovazione. Ma non solo. Anche l’occupazione nei settori dell’economia circolare lascia il paese al secondo posto con il 2,06% rispetto all’occupazione totale, superata dalla Polonia con il 2,2%.

“I consumi di energia sono stabili anche se continuiamo a essere un paese molto energivoro, ma quello che preoccupa è l’aumento del consumo interno di materia così come aumenta l’estrazione di materie prime. Sono dati da attenzionare – spiega Roberto Morabito, direttore del Dipartimento sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali di Enea e presidente di Icesp – È necessario adottare una strategia nazionale sull’economia circolare e, sull’esempio di molti paesi, dotarsi di un’agenzia per l’economia circolare, mettendo a sistema ruoli e competenze che attualmente vengono svolti da diversi enti”.

Bioeconomia, in Italia un fatturato superiore ai 312 miliardi

Un’occasione anche per focalizzarsi sul ruolo strategico della bioeconomia nell’economia circolare, un aspetto fondamentale nella salvaguardia delle risorse naturali. Secondo lo studio, nel 2015 la bioeconomia in Europa ha fatturato circa 2.300 miliardi di euro con 18 milioni di occupati, circa l’8,2% della forza lavoro dell’Unione Europea. In Italia, invece, nel 2017 tali attività hanno prodotto un fatturato di 312 miliardi, il 19,5% dei Pil nazionale. “La bioeconomia si conferma settore strategico dell’economia circolare ma anche un settore che necessità di chiarezza e di maggior orientamento dei profili strategici – commenta Edo Ronchi, presidente del Circular Economy Network – ma per essere davvero circolare deve essere rigenerativa”. In altre parole, le risorse naturali dovrebbero essere utilizzate nella misura e nelle modalità compatibili con la loro capacità di resilienza, garantendo allo stesso tempo la fertilità dei suoli e le altre condizioni ecologiche che permettano loro di rigenerarsi.

Coronavirus, un’occasione per rilanciare l’economia circolare

In questo contesto, l’emergenza epidemiologica da Covid-19 potrebbe essere un’occasione per rilanciare non solo il discorso sulla de-carbonizzazione ma anche la stessa economia circolare. “Se da un lato l’aumento drammatico di richieste di dispositivi di protezione individuale, mascherine e guanti, genera un problema di approvvigionamento – continua Roberto Morabito – dall’altro dobbiamo iniziare a riflettere sul loro impatto sui rifiuti sanitari. Abbiamo stimato che questi ultimi sono addirittura triplicati in queste poche settimane e i soli consumi idropotabili domestici cresceranno dal 30 al 60%”. Secondo Morabito bisognerebbe ideare un piano di efficientamento della risorsa idrica anche all’interno delle singole abitazioni, investendo sul riciclo sia delle acque grigie sia di quelle piovane. “Potrebbe essere un’ottima occasione di ripartenza”, aggiunge Morabito, che conclude: “Abbiamo bisogno di mettere vento nelle nostre vele e lo stiamo facendo con piani d’investimento importanti, ma dobbiamo capire la direzione verso cui ci dirigiamo”.

Rita Annunziata
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