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Troppi gradi in più: la finanza può salvare il pianeta?

Troppi gradi in più: la finanza può salvare il pianeta?

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Giulia Bacelle
Giulia Bacelle

19 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Nel progettare la ripresa, l’attenzione alla transizione climatica è più alta che mai. Quali sono le iniziative che potrebbero davvero rivoluzionare il mondo degli investimenti per promuovere un’economia a basso impatto di carbonio? L’Unione Europea dà il buon esempio

“Decarbonizzare i portafogli sarà l’investimento del prossimo decennio (e oltre)”. Ne sono convinti gli esperti di Lyxor ETF, secondo cui il mondo del risparmio gestito è ora più che mai chiamato a contrastare l’emergenza climatica. Un impegno sociale e ambientale, sì, ma anche l’opportunità di partecipare ad una “svolta paragonabile per dimensioni all’avvento dell’era digitale”.

Cosa occorre, quindi? Nuovi benchmark e qualche ‘early adopter’.

Scopri l’approccio di Lyxor ETF ai cambiamenti climatici

Il problema: troppi gradi in più

Con l’Accordo di Parigi del 2015, 195 paesi si sono impegnati a contenere il riscaldamento globale “ben al di sotto dei 2°C oltre i livelli preindustriali, con un aumento delle temperature entro 1,5°C”. Un obiettivo che coinvolge anche il mondo degli investimenti, con diverse organizzazioni che negli ultimi anni hanno sviluppato dei sistemi quantitativi capaci di calcolare le emissioni di carbonio delle aziende.

Per esempio, grazie all’SBTi (Science-Based Target initiative) è possibile calcolare la stima dell’incremento medio di temperatura associato a ciascun portafoglio di investimento. In questo modo si ottiene un indicatore immediato e facilmente comprensibile sull’impatto climatico potenziale dell’investimento nei titoli societari presenti in quel determinato portafoglio. Attenzione, però: attualmente “tutti i principali benchmark azionari implicano aumenti delle temperature di circa 4°C e oltre”, secondo il Gruppo Tecnico di Esperti dell’Ue sulla finanza sostenibile. Bisogna fare di più per rispettare gli obiettivi di Parigi.

La soluzione: due nuovi benchmark (e una gamma ETF che li replica)

Una possibile soluzione potrebbe venire dall’Unione Europea, che sta promuovendo l’utilizzo di due benchmark verso i quali paragonare le performance dei portafogli per contrastare il cambiamento climatico. Sono il Climate Transition Benchmark (CTB) e il Paris-Aligned Benchmark (PAB), ideati nel 2018 e introdotti alla fine di aprile 2020.

Secondo Lyxor ETF, “in breve tempo i marchi CTB e PAB si diffonderanno tanto quanto le certificazioni bio dei prodotti alimentari, svolgendo peraltro una funzione analoga: garantire a colpo d’occhio che un dato prodotto rispecchi certi standard di produzione e/o servizio, o che sia realmente “green”. L’effetto indiretto sarà quello di stigmatizzare gli indici ‘inquinati’, ossia tutti i principali benchmark tuttora utilizzati dagli investitori istituzionali”.

Decarbonizzare il portafoglio: gli early adopters

I due nuovi benchmark potrebbero portare a una vera e propria rivoluzione, secondo cui la discriminante per valutare le società e muovere i flussi azionari sia proprio l’impronta di carbonio delle aziende. Non solo: potrebbe scatenarsi una corsa da parte delle aziende alla temperatura più bassa, ma anche gli early adopters o gli ‘influencer finanziari’ potrebbero giocare un ruolo fondamentale. “È sufficiente che qualche detentore di grandi capitali inizi a dirigerli verso indici ed ETF pro clima, dando quindi il buon esempio, affinché molti altri investitori che non abbiano lo stesso tempo e pari risorse per costruire un portafoglio “green” orientino i propri capitali nella stessa direzione”.

 

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Giulia Bacelle
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