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Coronavirus, l’Italia si ferma e l’ambiente ringrazia

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

17 Marzo 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • I dati raccolti dal satellite Copernicus Sentinel-5P dell’Agenzia spaziale europea hanno dimostrato che dall’inizio dell’anno all’11 marzo del 2020 è stata registrata in Italia una riduzione dell’inquinamento atmosferico

  • Il 15 marzo il rapporto giornaliero sulla qualità dell’aria dell’Agenzia mobilità ambiente territorio e del Comune di Milano ha evidenziato una concentrazione degli inquinanti inferiore rispetto ai limiti normativi

  • Il blocco nazionale ha comportato una riduzione degli incontri potenziali del 19%

Il blocco nazionale dichiarato dal Consiglio dei ministri lo scorso 9 marzo ha comportato una riduzione degli spostamenti tra province superiore al 50%. Un dato tutto a favore dell’ambiente: secondo l’Agenzia spaziale europea, a ridursi è stato anche l’inquinamento atmosferico

È passato ormai un mese da quando il 18 febbraio del 2020 è stato registrato il primo caso di trasmissione secondaria di Coronavirus a Codogno, in provincia di Lodi. Solo pochi giorni dopo, il 23 febbraio, il Consiglio dei ministri ha varato un decreto legge con il quale introduceva nei Comuni-focolai delle misure di divieto di accesso e di allontanamento, insieme alla sospensione delle manifestazioni e degli eventi. Da allora, le politiche governative hanno conosciuto una progressiva e veloce escalation in diverse province italiane, fino a che il 9 marzo è stato ufficialmente dichiarato il blocco nazionale, dalla mobilità ridotta alla sospensione delle attività didattiche nelle scuole e nelle Università. Un blocco che ha manifestato prontamente anche i suoi effetti sull’ambiente.

Secondo i dati raccolti dal satellite Copernicus Sentinel-5P dell’Agenzia spaziale europea, dall’inizio dell’anno all’11 marzo del 2020 è stata registrata una riduzione dell’inquinamento atmosferico, in particolare delle emissioni di biossido di azoto (un tipico gas inquinante dell’aria esterna, provocato prevalentemente dal traffico automobilistico). Un calo particolarmente visibile nelle regioni settentrionali. “Anche se potrebbero esserci lievi variazioni nei dati a causa della copertura nuvolosa e del cambiamento delle condizioni meteorologiche – ha spiegato Claus Zehner, responsabile della missione Copernicus Sentinel-5P dell’Esa – siamo molto fiduciosi che la riduzione delle emissioni coincida con il blocco in Italia, che comporta un calo del traffico e delle attività industriali”. A conferma delle evidenze dell’Esa, oltre alle immagini satellitari particolarmente evidenti, anche il rapporto giornaliero sulla qualità dell’aria dell’Agenzia mobilità ambiente territorio e del Comune di Milano, che hanno rilevato negli scorsi giorni (il 15 marzo) una concentrazione degli inquinanti inferiore rispetto ai limiti normativi.

Mobilità ridotta del 50% in Italia

Ma in che modo è cambiata la mobilità e la socialità degli italiani in seguito al susseguirsi dei provvedimenti governativi? A fare luce sul tema sono i dati della ricerca “Covid-19 outbreak response: first assessment of mobility changes in Italy following lockdown”, realizzata dall’Università di Torino insieme all’Isi Foundation e alla società statunitense Cuebiq. Lo studio si è focalizzato sugli effetti degli interventi nelle prime tre settimane dall’inizio dell’epidemia: dal 22 al 28 febbraio (quando vennero introdotte le prime restrizioni nell’area iniziale dell’epidemia), dal 29 al 6 marzo (quando le restrizioni vennero estese alle regioni settentrionali) e dal 7 marzo al 10 marzo (alla luce del blocco nazionale).

Quello che è emerso è che le restrizioni alla mobilità in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna hanno provocato una riduzione degli spostamenti tra le province italiane nelle prime due settimane tra il 10% e il 30%, raggiungendo e superando il 50% in seguito all’applicazione del blocco nazionale. Di conseguenza, dopo il 9 marzo il numero di individui che non ha lasciato la propria provincia è aumentato in media del 50% a livello nazionale e del 100% nelle province di Lodi, Piacenza, Fermo e Vercelli.

Ridotti gli incontri potenziali dell’8-19%

Lo smart working, la chiusura degli spazi pubblici e la riduzione della mobilità hanno comportato inoltre una riduzione degli incontri potenziali dell’8% durante la seconda settimana dall’inizio dell’epidemia, salito al 19% nella terza settimana. Secondo lo studio, a subire un calo è stata infine la distanza media percorsa dagli individui che, con una riduzione del 49%, è arrivata fino ai 7 km in media.

Rita Annunziata
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