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Coronavirus: le imprese puntano sul fattore “S”

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

10 Aprile 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • Il coronavirus sta facendo riscoprire l’importanza, molto spesso sottovalutata, del fattore umano in azienda. Molte società stanno infatti aumentando la solidarietà verso l’estero e l’interno

  • Ma attenzione perché se fino a qualche mese fa non si era prestato attenzione al fattore sociale, con comportamenti poco corretti verso la comunità, un cambiamento, causa coronavirus, non portare gli effetti sperati alla reputazione della propria società

Esg: per molto tempo siamo stati bombardati da iniziative da parte di banche e imprese che avevano a cuore l’ambiente e il suo rispetto. Ma quasi tutte avevano tralasciato il fattore “S”, il sociale. Ora è arrivato il momento del riscatto

La “S” è il nuovo fattore dominante per le imprese. Fino a prima del coronavirus le società erano tutte molto concentrate sul tema degli Esg (ambiente, sociale e governament) e il focus era puntato sulla “E”. L’ambiente e il rispetto di questo erano l’obiettivo degli investimenti delle grandi società di tutto il mondo. Con l’arrivo del coronavirus le cose sono però cambiate. Si è dunque passato dal concentrarsi su quello che volevano gli azionisti, che seguivano molto la moda del “verde”, al prestare maggiore attenzione ai dipendenti, ai clienti, ai fornitori e alla comunità. Non sono infatti pochi i casi di aziende che hanno intensificato gli sforzi per combattere il virus con donazioni anche notevoli agli ospedali nazionali più in difficoltà. Oppure, hanno messo in pratica la conversione delle loro attività principali per produrre beni che in questo momento sono fondamentali (mascherine, amuchina, camici).
La “S” sta dunque guadagnando sempre più spazio all’interno delle aziende e in questo momento sta diventando un vero e proprio cavallo di battaglia.

Le società che si concentrano veramente sulla “S” hanno un ritorno in termini di reputazione e positività del loro marchio importante. C’è anche da dire che il rapporto con i dipendenti o i fornitori o la comunità non si costruisce in un solo mese. Se nel periodo precedente non si era infatti posto attenzione/trascurato questo aspetto un improvviso cambio di rotta non potrà avere lo stesso effetto, rispetto ad una società che ha sempre avuto a cuore la sua comunità. Un’analisi fatta dalla Bank of America analizzando 400 aziende, mostra come negli ultimi mesi la “S” sia sulla bocca di quasi tutti gli imprenditori. Ma in cosa si concretizza questa lettera?

I casi sono dei più disparati e gli esempi fioccano:

1) Comunicazione: nessuno disconnessione, nessun costo eccessivo, un aumento dei dati e la distribuzione di servizi e siti gratuiti (società tecnologiche di vario genere)
2) Consumatore: produzione e donazione di forniture mediche, produzione ventilatori (case automobilistiche), acquisto prioritario e consegna agli anziani, lezioni gratuite, produzione camici (case di moda)
3) Contabilità: accettazione del pagamento in ritardo dei premi (assicuratori), priorità di pagamento ai fornitori di piccole imprese (banche), donazioni finanziarie per comprare le mascherine (banche)
4) Assistenza sanitaria: sviluppo vaccini e terapie contro il coronavirus (diversi miliardari e società), test rapidi, apparecchiature ospedaliere
5) Materiali: donazioni di articoli per i primi soccorritori e fornitura materiale per la fabbricazione di questi (diverse società anche non mediche)
6) Tecnologia: fornitura di prodotti IT gratuiti per ospedali e donazioni in denaro per le comunità (società e anche singoli)

Gli analisti della Bank of America stimano che le donazioni iniziali di denaro ammontino a circa 875 milioni di dollari e le mascherine gratuite a 16,5 milioni.

Focus Italia

In Italia non sono state poche le banche e le assicurazioni che si sono messe a dare aiuto alla propria comunità. Nel settore bancario da menzionare sicuramente Unicredit e Unicredit Foundation che hanno raccolto, anche grazie ai propri dipendenti italiani ed esteri 1.228.000 euro, da destinare agli ospedali italiani. Intesa Sanpaolo ha contribuito con 100 milioni di euro per la sanità nazionale, Banca Patrimoni Sella con 60 mila euro agli ospedali italiani e Banca Generali  ha pensato all’attivazione di 100 milioni di euro per le piccole e medie imprese. Lato assicurazione da ricordare Axa con la donazione di 500 mila euro all’Ospedale Sacco di Milano, 150 milioni donati per progetti a sostegno dell’emergenza nazionale e 5 milioni di euro messi a disposizione per supportare la ricerca. Oltre al mondo finanziario in Italia si sono però mobilitati anche colossi come Armani, che ha annunciato la donazione di 250 mila euro agli ospedali. Bulgari che ha donato allo Spallanzani e Dolce & Gabbana a uno studio cooordinato dai professori, Alberto Mantonvani e Cecilia Garlanda di Humanitas & l’Università vita San Raffaele.

Giorgia Pacione Di Bello
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