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Clima e finanza sostenibile: il problema è l'informazione

Clima e finanza sostenibile: il problema è l'informazione

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Francesca Conti
Francesca Conti

12 Novembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • La conoscenza delle caratteristiche dei prodotti Esg è giudicata “insufficiente” dal 47% dei risparmiatori intervistati e la pubblicità sarebbe “inadeguata” per il 36%

  • La quota di risparmiatori a cui gli operatori hanno proposto investimenti sostenibili si attesta al 40%, in aumento di 9 punti percentuali rispetto al 2018

  • I temi ambientali che influenzano di più le scelte di investimento sono: le energie rinnovabili, citate dal 72% degli intervistati, le politiche di risparmio energetico (69%) e l’economia circolare (67%)

I risparmiatori italiani sono pronti a investire in modo sostenibile, ma il sistema non lo è abbastanza per fare un’adeguata informazione. Più dell’80% degli italiani considera però importante essere messo al corrente della sostenibilità dei propri investimenti. Ecco i dati della ricerca sui risparmiatori italiani del Forum per la Finanza Sostenibile e Bva Doxa

I risparmiatori italiani vogliono investire in modo sostenibile, ma solo il 13% lo fa già. Il motivo? Il sistema finanziario italiano non fa abbastanza informazione in materia di investimenti Esg (Environmental, Social, Governance).

L’ultima edizione della ricerca Risparmiatori italiani e cambiamento climatico condotta dal Forum per la Finanza Sostenibile in collaborazione con Bva Doxa, presentata a Roma in occasione dell’inaugurazione dell’ottava edizione della Settimana Sri lo conferma: più dell’80% degli intervistati considera importante essere messo al corrente della sostenibilità ambientale e sociale dei propri investimenti.

Tuttavia, oltre la metà del campione giudica molto carente l’informazione sulla finanza sostenibile in Italia e ritiene che il settore finanziario non tenga sufficientemente in considerazione i fattori ambientali, sociali e di governance. Il progetto di ricerca è stato realizzato con il sostegno di Allianz Global Investors, Etica Sgr e State Street Global Advisors.

La conoscenza delle caratteristiche dei prodotti Esg è giudicata “insufficiente” dal 47% dei risparmiatori e la pubblicità sarebbe “inadeguata” per il 36%. Tuttavia, si registrano risultati incoraggianti da parte della rete di vendita: la quota di risparmiatori a cui gli operatori hanno proposto investimenti sostenibili si attesta al 40%, in aumento di 9 punti percentuali rispetto al 2018.

I temi ambientali che influenzano maggiormente le scelte di investimento – sottolinea ancora il rport – sono: le energie rinnovabili, citate dal 72% degli intervistati, le politiche di risparmio energetico (69%) e l’economia circolare (67%). I sottoscrittori di prodotti Sri accordano grande importanza ai temi ambientali: per il 92% la presenza di politiche a supporto dell’ambiente da parte delle aziende è stata “molto” o “abbastanza” rilevante per la scelta di investimento.

Guardando all’atteggiamento dei risparmiatori rispetto ai temi ambientali e al rischio climatico, lo studio evidenzia come tutti gli intervistati attribuiscono all’attività umana la responsabilità del cambiamento climatico: il 91% ritiene che le cause siano di origine antropica.

Oltre il 60% dei risparmiatori dichiara di aver modificato i propri comportamenti in ottica di sostenibilità ambientale, prestando particolare attenzione alla raccolta differenziata, all’utilizzo di lampadine Led e alla riduzione degli sprechi. Agricoltura, settore alimentare ed energia sono i settori economici considerati maggiormente esposti agli effetti del cambiamento climatico.

I danni alla salute e all’incolumità delle persone rappresentano il principale rischio per l’economia collegato al cambiamento climatico per il 70% degli intervistati. Seguono i danni alle produzioni agricole e le migrazioni, citati rispettivamente dal 62% e dal 45%.

Il 33% del campione, infine, ritiene che le istituzioni europee siano i principali attori deputati alla prevenzione e al contenimento del rischio climatico; seguono i produttori energetici (18%) e le istituzioni nazionali (17%).

Francesca Conti
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