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Green deal europeo: 1000 miliardi in arrivo e le azioni su cui puntare

Green deal europeo: 1000 miliardi in arrivo e le azioni su cui puntare

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

27 Gennaio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • La nuova legge europea per contrastare i cambiamenti climatici interesserà molti comparti azionari. Ecco l’elenco del team azioni Esg di Credit Suisse

  • Sarà necessario dare sempre maggiore spazio a un modello di economia circolare (al momento il riutilizzo dei materiali da costruzione è fermo al 12%, per esempio)

  • 1000 miliardi di euro sono la prima tranche di incentivi Ue per il prossimo decennio

Rispondendo alle richieste degli investitori, Credit Suisse ha stilato un elenco delle azioni che maggiormente beneficeranno del green deal europeo. In vista della prima legge Ue sul clima, prevista per il prossimo marzo 2020

Col nuovo corso Lagarde – Von der Leyen, l’Unione europea ha definitivamente abbracciato le istanze ambientaliste contemporanee, varando, lo scorso dicembre 2019, un “patto verde” fra gli Stati membri. Il motto del green deal europeo auspica un’Europa “a zero emissioni” di carbonio e gas serra in generale entro il 2050. Questo piano d’azione è già disegnato su un’Europa a 27, non considerando più il Regno Unito (Brexit).

Se le politiche ambientali attuali non dovessero però cambiare, il Vecchio Continente entro quella data sarà in grado solamente di ridurle del 60%. A dirlo sono gli analisti Credit Suisse per le azioni di tipo Esg. Le nuove politiche dovranno spingersi fino a una riduzione del 100% dei Ghg (greenhouse gas): verrà loro in soccorso la prima legge europea sul clima, il cui varo è previsto per marzo 2020.

La lotta alla distruzione ambientale del pianeta passa (anche) dalle azioni

Riporta Bloomberg che il 30% delle foreste mondiali è andato distrutto. Si tratta dell’equivalente di “un campo da calcio di alberi al secondo”. Il perimento del patrimonio forestale colpisce le economie a tutti i livelli. Nel 2018, Canada, Russia, Usa hanno contribuito al 39% della deforestazione. Far fronte a questo drenaggio di ricchezza reale non è impossibile: leggi adeguate, incentivi fiscali e commerciali, migliori politiche possono arrivare a “dimezzare la deforestazione“.

Green deal Ue: 1000 miliardi di euro in arrivo

Nella seconda settimana di gennaio 2020 la Commissione ha rilasciato i primi dettagli finanziari del green deal. L’intenzione è quella di smobilizzare almeno 1000 miliardi di euro entro il 2030 al fine di creare un contesto favorevole agli investimenti sostenibili, privati e pubblici. La Commissione si renderà disponibile con i governi dell’Unione per identificare, strutturare e porre in essere i progetti di investimento in linea con l’obiettivo “zero emissioni”. Inoltre, il “Just Transition Mechanism” opererà per supportare le economie sulle quali la transizione verso le “zero emissioni” avrà inizialmente un impatto negativo [come la Polonia, ndr].

E’ probabile che una parte sostanziosa di questi incentivi passerà dal settore dei veicoli elettrici (Ev, electric vehicles). L’obiettivo è quello di raggiungere nel minor tempo possibile su tutto il territorio dell’Unione almeno un milione di stazioni pubbliche di ricarica. Maggiori dettagli legislativi sono previsti per la primavera 2020.

Prevista anche una sferzata di novità per le politiche agricole e alimentari. In Ue si sprecano ogni anno 88 miliardi di tonnellate di cibo, per una perdita economica pari a 143 miliardi di euro. Assolvere al compito di realizzare un’agricoltura sostenibile e di promuovere un’alimentazione salutare comporterà l’impiego di almeno il 40% del budget comunitario per le politiche agricole [Pac, politica agricola comune. L’importo totale stanziato per il 2018 è stato di circa 58 miliardi di euro].

Green deal: le azioni sui cui scommettere e quelle sul banco degli imputati

I mercati interessati al green deal sono diversi. Per cominciare, quello dell’edilizia, o meglio il settore delle ristrutturazioni (Sika, Legrand Sa, Legrand, Geberit, Bouygues, Kingspan Group, Nibe Industrier, Rockwool Intl, Spie, Arcadis).

Affinché vi sia una riduzione delle emissioni è necessario infatti che l’efficienza energetica degli edifici aumenti, e in tal senso gli interventi di ristrutturazione dovranno almeno raddoppiare, dice il report di Credit Suisse. Gli edifici in Europa consumano il 40% dell’energia totale a disposizione: la Commissione inizierà quest’anno a valutare le politiche e gli incentivi fiscali degli stati membri per il risparmio energetico del comparto immobiliare.

Sarà poi necessario dare sempre maggiore spazio a un modello di economia circolare, aumentando l’utilizzo dei materiali riciclati, al momento fermo al 12%. In particolare, lo spostamento verso questo tipo di economia dovrà aversi entro cinque anni, se si vuole arrivare puntuali all’appuntamento del 2050.

Il settore dell’energia invece dovrà virare massicciamente sulle alternative. Per le rinnovabili il report cita Ørsted, Vestas, Verbund, Wartsila, Acciona, Nexas, SMA Solar Tech, Nordex. Sul fronte utilities vi sono invece Enel (unica italiana presente), Iberdrola, Engie, Rwe, Innogy, Edp. Discorso a parte per i trasporti, responsabili per un quarto delle emissioni di gas serra nel nostro continente.

A loro toccherà ridurre le proprie emissioni del 90% entro la fatidica data. Per tal motivo, le azioni su cui scommettere – si legge nell’analisi – sono quelle collegate ai veicoli elettrici (Umicore, Johnson Matthey), alle batterie, alle infrastrutture ferroviarie (Vinci, Ferrovial, Sweco, Skanska AB, Getlink). Sul banco degli imputati invece acciaio, chimici, cemento. Ma anche settori come tessile, elettronica, plastico, tutti affetti da un utilizzo intensivo di risorse.

Teresa Scarale
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