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“Ambientalisti profeti di sventura”. Trump infiamma Davos

“Ambientalisti profeti di sventura”. Trump infiamma Davos

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

21 Gennaio 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • “Abbiamo riscoperto il nostro spirito, la nostra natura e risvegliato la potente macchina produttiva dell’America”

  • “La Cina è beneficiaria della struttura economica globale ma anche un contributore per lo sviluppo sostenibile per circa il 30%”

  • “Oggi sono felice di annunciare che gli Usa parteciperanno all’iniziativa per piantare mille miliardi di alberi. Non è il momento per il pessimismo”

Nell’ultimo Wef del suo (primo?) mandato, Trump in piena propaganda elettorale arringa la platea di Davos portando allo sconto quelli che reputa i risultati della sua politica. Ma non è il solo a fare della retorica il suo cavallo di battaglia

Trump in comizio a Davos

“Quando ho parlato a questo forum due anni fa, vi avevo detto che avremmo dato inizio a un grandissimo ritorno americano. Oggi sono fiero di annunciare che gli Stati Uniti sono nel pieno di un boom economico, un’esplosione che il mondo non aveva mai visto. Abbiamo riscoperto il nostro spirito, la nostra natura e risvegliato la potente macchina produttiva dell’America. Gli Usa sono tornati a vincere come mai prima nella storia”. Non è difficile indovinare che a parlare sia Trump, nel suo propagandistico intervento del World Economic Forum, che ogni anno a fine gennaio accoglie a Davos (Grigioni, Svizzera) il gotha dell’economia mondiale.

“Io e Xi Jinping ci vogliamo bene”

Nella sua adrenalina da campagna elettorale (“The Donald” correrà per la rielezione a presidente degli Usa nel novembre 2020), Trump rammenta il recentissimo accordo con la Cina e l’Usmca (Usa Messico Canada). Questi accordi rappresenterebbero “un nuovo modello di commercio internazionale per il ventunesimo secolo”. Trump si spinge a dire che si tratta di “un commercio giusto, reciproco, che dà priorità ai bisogni dei lavoratori, delle famiglie. Le relazioni di Washington con Pechino “non sono mai state migliori, dopo un periodo molto difficile. Le mie relazioni con Xi Jinping sono straordinarie. Lui lavora per la Cina, io per gli Usa ma oltre a quello ci vogliamo bene“. Xi Jinping però non era presente. In sua vece, il vice Han Zheng, che dedica un solo cenno all’accordo: “l’accordo di fase 1 con gli Usa rappresenta sicuramente un successo per entrambi i paesi ma anche per il mondo intero”.

Davos, la Cina “contribuisce alla sostenibilità per il 30%”

“La Cina rimane il paese più grande in via di sviluppo e affronta le sfide dello sviluppo non equo e non bilanciato. Ha una lunga strada da percorrere. È un beneficiario della struttura economica globale ma anche un contributore per lo sviluppo sostenibile, con circa il 30%. Nonostante le mosse protezioniste e unilaterali di alcuni paesi, noi non smetteremo di aprirci a cibo di qualità migliore, di incoraggiare un commercio equo”, ha sottolineato Han Zheng.

Il quale poi ha aggiunto che la globalizzazione deve decidere “quali strade deve intraprendere in un momento in cui si trova a un bivio”. In un mondo profondamente integrato, “nessun paese può raggiungere uno sviluppo sostenibile al di fuori della divisione globale del lavoro”.

Toni da propaganda anche per il vice di Xi, quando infine dice che “l’apertura è un carattere distintivo della Cina. Per più di 40 anni, il [nostro] Pil è cresciuto a un ritmo del 9% e [siamo] la seconda economia più grande al mondo. La povertà nelle aree rurali è stata ridotta all’1,7%”.

Trump a Davos: gli Usa, un paradiso terrestre

Arringando la platea di Davos Trump poi continua dicendo che prima del suo incarico “le previsioni economiche di molte nazioni erano negative ed era prevista una lunga e protratta recessione”. Evento che poi non si è manifestato. Il numero uno della Casa Bianca tratteggia poi uno scenario da quasi El Dorado quando afferma che la sua amministrazione sta riuscendo “a evitare di concentrare il benessere nelle mani di poche ricche persone, creando l’economia più inclusiva al mondo“. A tal proposito aggiunge che il tasso di occupazione delle minoranze “ha raggiunto livelli da record. La povertà tra gli afroamericani, le donne e i disabili è la più bassa di sempre”. Inoltre, chi vive nelle zone periferiche degli Usa avrebbe visto aumentare “il valore delle loro case di 2 miliardi di dollari”.

Kudlow, Davos: “Con Trump, 2020 al 3%”

A Davos il consigliere economico della Casa Bianca, Larry Kudlow, ha affermato che gli Usa dovrebbero crescere al 3% “almeno” quest’anno.

“Questo è un ciclo lungo e quello che abbiamo avuto negli anni di Trump è essenzialmente un mini-ciclo. Siamo passati dall’1,5% al 2% di crescita. L’abbiamo portata a quasi al 4%, poi la Fed ha inasprito” la politica monetaria, afferma il consigliere. Ma “ora siamo passati dal 2,5% al 3%. Penso che quest’anno otterremo il 3%”.

Trump a Davos: 1000 alberi, e siate contenti così

“Oggi sono felice di annunciare che gli Usa parteciperanno all’iniziativa per piantare mille miliardi di alberi. Non è il momento per il pessimismo ma di abbracciare il futuro ma dobbiamo rifiutare i profeti delle sventure“, ha concluso il presidente. E’ il benservito alla giovane Greta Thunberg, pure protagonista di giornata.

A latere, l’ottimismo di Carlo Messina (Intesa) per l’Italia

L’Italia è un paese che ha “2,4 mila miliardi di debito e mille miliardi di attivi nel portafoglio. Ed “è incredibile che questi attivi non vengano utilizzati per diminuire il debito”. E’ quanto afferma Carlo Messina, ceo di Intesa Sanpaolo a latere dei lavori del Wef di Davos, in un’intervista rilasciata a Class.

La ricchezza delle famiglie italiane

In Italia ci sono “diecimila miliardi di risparmi delle famiglie”, prosegue Messina. Una parte di questi soldi potrebbe essere canalizzata ad acquistare “una componente del patrimonio pubblico garantendo un rendimento alle famiglie”.

“L’Italia sui fondamentali, sulle aziende, sulle famiglie è la numero uno in Europa e lo è anche in settori come la bioeconomia che oggi è il trend di mercato. Quello che ci manca è anche un’azione di marketing. Tutti i paesi vendono quello che fanno in un modo incomparabile, noi non siamo capaci di vendere il buono che facciamo”.

Il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ritiene “del tutto esagerato” il pessimismo internazionale nei confronti del settore bancario italiano. Sul fronte green, “abbiamo destinato 50 miliardi di euro a nuovi finanziamenti che possono accelerare anche la crescita del nostro paese.  Gli obiettivi legati alla sostenibilità fanno parte già oggi dei target che comunichiamo e rendicontiamo. Ora serve tradurlo in un sistema di incentivazione e lavorare perché questo funzionamento venga incluso anche nei gangli operativi delle aziende”.

Non solo Trump. Le voci dell’asset management globale a Davos

Una recessione globale nel 2020 è al momento “improbabile” e “nessun economista l’ha predetta”, e “gli utili sottostanti dimostrano che le società sono ancora forti”. Lo ha detto il ceo di Bank of America, Brian Moynihan.

Però “le società più grandi sono state colpite duramente dalla guerra dei dazi e impiegheranno tempo per ristrutturare e riposizionare le loro catene di approvvigionamento”.

La politica monetaria accomodante “non scomparirà per diverso tempo, ma spetta ai governi assicurarsi che sia controllata”.

Michael Corbat, ceo di Citigroup, dice che i mercati sono “diventati dipendenti dalla politica monetaria e vi è stato un seguito sul lato fiscale della spesa”. Ora però bisogna “recuperare l’inflazione”.

Carola van Lamoen, head of active ownership di Robeco, nella sua nota di commento ricorda che “La cooperazione tra società e investitori è essenziale per il raggiungimento degli obiettivi sul cambiamento climatico. E gli investitori stessi devono unire le forze in iniziative di collaborazione a favore di progressi reali nella decarbonizzazione del settore energetico”.

Ingrid Holmes, head of policy and advocacy, Hermes Investment Management si dice d’accordo con Greta Thunberg. “Crediamo che gli investitori abbiano la responsabilità, in questa fase, di contribuire ad andare nella direzione di un contesto climatico positivo”. In primo luogo, è necessario un maggiore controllo sugli investimenti sottostanti detenuti in portafoglio; in secondo luogo “solo con un’azione condivisa i gruppi d’investimento possono davvero esercitare la propria influenza”.

Teresa Scarale
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