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100 progetti per un’Italia più green (e resiliente)

100 progetti per un’Italia più green (e resiliente)

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

03 Settembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Si tratta di 29 progetti nel settore energetico, 15 nei trasporti, 13 nell’uso del suolo e nell’agricoltura, 23 per l’industria e l’economia circolare e 16 nel settore delle costruzioni

  • Secondo Roberto Giacomelli di Ey, in Italia “la burocrazia è lenta e farraginosa. E dove non ci sono barriere di questo tipo, specie per i più piccoli, il sostegno finanziario rimane il problema chiave”

  • A livello europeo si parla di 1.000 iniziative in grado di creare più di due milioni di posti di lavoro nel breve termine

Sulla linea di partenza in Italia quasi 100 progetti green, in grado di generare una riduzione potenziale di 150mila tonnellate di Co2. Ma il Belpaese non è l’unico a prepararsi a un futuro a zero emissioni di gas serra. Ey presenta le principali iniziative in giro per l’Europa, per un fabbisogno di investimenti pari a 200 miliardi

Trasporti pubblici a basse emissioni di carbonio, energia pulita e tutela della biodiversità, ma non solo. Mentre gli Stati membri dell’Unione europea si preparano a formulare i loro piani di ripresa economica post-pandemia, la società di consulting Ey ha raccolto mille progetti sulla linea di partenza in grado di generare nell’immediato un effetto positivo sulle emissioni di Co2, accelerando la transizione verso un’economia sostenibile a zero emissioni di gas serra. Progetti che richiederebbero circa 200 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati ma che potrebbero creare più di due milioni di posti di lavoro già nel breve termine.

Secondo lo studio A green covid-19 recovery and resilience plan for Europe, si tratta di iniziative già in fase di sviluppo che rappresentano circa il 10% di quelle in cantiere in Europa sul piano della decarbonizzazione e che sono in grado di evitare l’emissione di 2,3 gigatonellate di anidride carbonica. Tre su dieci sono state sviluppate da startup e piccole e medie imprese e riguardano ad esempio soluzioni per la mobilità sostenibile, l’idrogeno verde, la bonifica del territorio e i materiali da costruzione a bassa emissione di gas serra. Più del 20%, spiegano i ricercatori, sono su piccola scala e necessitano di investimenti fino a cinque milioni di euro.

Il settore principale è quello dei trasporti con 217 progetti per 87 miliardi di euro di investimenti e 1,49 gigatonnellate potenziali di Co2 in meno, più della metà del totale. Di questi, 94 riguardano i trasporti pubblici, con investimenti medi pari a 717 milioni di euro. Nell’ambito della decarbonizzazione dei processi industriali, invece, si parla di 201 iniziative per 19,1 miliardi di investimenti. In questo caso, più del 50% dei progetti identificati riguarda la Francia, l’Italia, la Svezia e i Paesi Bassi. Segue ancora la biodiversità con 85 progetti per un fabbisogno di investimenti pari a cinque miliardi di euro.

Nel complesso, nelle prime cinque posizioni per numero di iniziative si posizionano Francia, Italia, Spagna, Germania e Svezia, per una rosa di 466 progetti. Solo in Italia, che riceverà 208,8 miliardi dal fondo Next Generation Eu, sono 95 di cui 29 nel settore energetico, 15 nei trasporti, 13 nell’uso del suolo e nell’agricoltura, 23 per l’industria e l’economia circolare e 16 nel settore delle costruzioni, per un totale di 10,6 miliardi di euro di investimenti (il 5% del totale europeo) e una contrazione stimata di 150mila tonnellate di Co2.

«La cosa che ci ha stupito – commenta Roberto Giacomelli, associate partner del team climate change and sustainability service di Ey – è che nonostante l’arco temporale limitato dell’indagine, siamo stati in grado di raccogliere un numero elevatissimo di progetti, al punto che tanti sono stati lasciati fuori dalla lista. È emerso un tessuto dinamico, con tante idee innovative e tanti progetti di R&D avanzatissimi. Un tessuto che, se sostenuto economicamente, può portare l’Italia ad essere leader nella green economy”.  Anche se, aggiunge, non mancano alcune barriere da superare. “In Italia sono sia normative che finanziare, in egual peso. Spesso anche quado la normativa è chiara, la burocrazia è lenta e farraginosa. E dove non ci sono barriere di questo tipo, specie per i più piccoli, il sostegno finanziario rimane il problema chiave”, conclude Giacomelli.

Rita Annunziata
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