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Private Walks: 7a Fermata San Marco

Private Walks: 7a Fermata San Marco

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Contributor, MANUELA ALESSANDRA FILIPPI

14 Marzo 2019
Tempo di lettura: 3 min
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Ecco San Marco: settima delle 12 “fermate” dei Private Walks, un’iniziativa voluta dall’Associazione Italiana Private Banking, alla scoperta dei luoghi cruciali della città di Milano

Gli Associati nei dintorni:
• Capital Group
• La Mondiale Europartner

Prima che il laghetto alimentato dalla Martesana, il Tumbun de San Marc, venisse interrato, la zona intorno alla chiesa di San Marco era una piccola Venezia, un angolo di paradiso nel quale convivevano felicemente le diverse anime di questa città. Con la Darsena era uno snodo cruciale, fonte di lauti guadagni grazie alle gabelle incassate dalle merci in ingresso. Costruito a partire dal 1457 e terminato in soli 8 anni, era lungo circa 40 km e superava dislivelli di ben 19 metri, tanta era la differenza dall’origine, sul fiume Adda, al punto d’arrivo, nel centro di Milano. Tant’è che all’inizio arrivava solo alla Cassina de Pomm. È Ludovico il Moro ad avviare i lavori per collegarlo alla fossa interna dei Navigli ed è in questa occasione che viene progettata la Conca delle Gabelle, nota anche come Conca dell’Incoronata, un sofisticato sistema idraulico, simile a un ascensore, che permetteva ai barconi carichi di merci di entrare in città.

Un’ingegnosa invenzione, tutta milanese, già sperimentata nel 1437 nella Conca di Viarenna, che univa il Naviglio Grande con la fossa interna. A firmarla, due “sommi idraulici” spesso dimenticati: Filippo da Modena e Fioravante di Bologna. A Leonardo, malgrado quel che molti raccontano, spetta il merito di aver perfezionato il progetto ideando saracinesche in grado di far defluire e affluire l’acqua molto più rapidamente, a tutto vantaggio dei tempi e dei costi.

Per decenni, in questo specchio pittoresco, sono stati scaricati gli enormi rotoli di carta destinati alle rotative del Corriere della Sera che nel 1904 aveva insediato il suo quartier generale nella non lontana Via Solferino, al civico 28.
A partire dal 1929, il bacino di San Marco e un lungo tratto del canale vengono interrati. Solo la Garritta e le chiuse restano mutile cattedrali nel deserto, in compagnia del ponte. Dopo decenni d’incuria, complice l’EXPO, il vento di rinascita ha soffiato anche da queste parti, strappando questi “reduci” al degrado e restituendogli sorriso e antico splendore.

Quest’anno Milano celebra i 500 anni dalla morte di Leonardo, avvenuta nel castello di Clos-Lucé in Francia, il 2 maggio 1519. Prima che venga preso d’assalto dai turisti, andate a vederlo. Con un po’ d’immaginazione potrete persino vedere i vecchi barconi sfilarvi sotto gli occhi. Avevano nomi pittoreschi: cagnone, mezzane e borcelli. A pieno carico non dovevano mai pescare più di 75 centimetri altrimenti rischiavano di rimanere incagliati nel fondale.

Se il tempo non è tiranno, allungatevi fino alla Chiesa di San Marco. Fondata nel 1254 dall’Ordine degli Eremitani di Sant’Agostino, è seconda per grandezza al Duomo e conserva un affresco del XIII secolo che ci ricorda che qui, un tempo, i draghi erano di casa, come in Scozia. E se questo non bastasse, fate qualche passo verso il portone: una piccola targa rammenta ai passanti distratti che da queste parti ha alloggiato un bambino prodigio, precoce in tutto, anche nella morte. Un genio eterno: Wolfgang Amadeus Mozart.

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