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Vino: Australia batte Francia. Come il canguro superò il galletto

Vino · Europa · Cina

Vino: Australia batte Francia. Come il canguro superò il galletto

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

08 Luglio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • L’import di vino australiano in Cina è pari a 306 milioni di euro, contro i 271 di quello d’Oltralpe

  • Solo dieci anni fa la quota di mercato della Francia nel mercato cinese era al 43%. Oggi è al 30%

  • La causa principale sta nel crollo delle vendite dei vini fermi imbottigliati francesi, che contano per il 95% dell’export complessivo enologico della Francia verso il Paese di Mezzo

  • Nel 2019 il 40% dei ricavi derivanti dalle vendite oltre frontiera dei vini fermi imbottigliati australiani deriva proprio dalla Cina quando dieci anni fa tale incidenza non arrivava al 4%

Quello vinicolo è uno dei settori in cui le dimensioni contano più che altrove, per avere successo. Ed è infatti la mastodontica Cina ad essere per il vino terreno dello storico sorpasso dell’Australia sulla Francia

Vino australe? Si grazie. Dopo l’ultimo sorso di Champagne

E il canguro balzò sul galletto. L’Australia è il primo esportatore di vino sul mercato cinese. Stando all’ultima ricerca di Nomisma (Wine Monitor) infatti l’import di vino australiano in Cina è pari a 306 milioni di euro, contro i 271 di quello d’Oltralpe. Sono i dati dei primi cinque mesi del 2019. Un balzo veloce, se si pensa che solo dieci anni fa la quota di mercato della Francia nel mercato cinese era al 43%, mentre oggi è al 30%. La ragione principale? Il calo di quasi il 34% nella vendita di vini fermi imbottigliati nella prima parte del 2019. A dispetto della fama dello Champagne infatti, il vino fermo imbottigliato francese conta a volume per il 95% del totale dell’export verso la Cina. Di contro, le vendite di spumanti e Champagne sono aumentate di oltre il 24%. Resta però il fatto che, a valore, risulta pesante la contrazione delle vendite totali di vini nel mercato cinese per Francia (-31,5%), Spagna (-16,9%) e Italia (-12,5%). Brindano invece Australia e Cile che crescono rispettivamente del 4,8% e 8,4%.

L’Italia

In Cina l’Italia conta purtroppo solo il 7% della quota globale dell’export di vino verso quel Paese. Per la Penisola le riduzioni si sono attestate al 12,5% del valore e al 6% a volume rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Denis Pantini, responsabile di Nomisma Wine Monitor, precisa che “già l’anno scorso [la riduzione] aveva fatto segnare un -2% a valore a fronte di un -8% a volume. Nei primi cinque mesi di quest’anno, il calo è ancora più significativo: -14% se misurato in euro, -18% nelle quantità”. Per l’Italia, gli acquisti a valore di vini fermi si sono ridotti del 15%, mentre quelli relativi agli spumanti hanno sono aumentati del +5%.

Per quanto riguarda altri mercati invece, i dati per l’Italia risultano positivi: Russia (+9%), Francia (+4%) e Regno Unito (+2%). Verso la Germania si assiste invece come a un calo dell’export di vino italiano del 2%.

Perché l’Australia ha battuto la Francia sul vino

“Il prezzo gioca un ruolo fondamentale negli acquisti dei vini da parte dei cinesi e gli accordi di libero scambio di cui godono australiani e cileni (che permette loro di entrare in Cina a dazio zero) li favoriscono rispetto ai competitor. Anche nei confronti dei più blasonati francesi che fino a qualche anno fa sembravano immuni da queste logiche concorrenziali”. Inoltre “è invece fuori di dubbio come l’Australia abbia deciso di investire pesantemente sul mercato cinese, tanto da farlo diventare il primo mercato di sbocco dei propri vini. Oggi il 40% dei ricavi derivanti dalle vendite oltre frontiera dei vini fermi imbottigliati australiani deriva proprio dalla Cina quando dieci anni fa tale incidenza non arrivava al 4%”, conclude Patini.

Vino: il salto del canguro (Australia) sul galletto (Francia)
Teresa Scarale
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