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Vendemmia 2020, all’insegna della qualità

Vendemmia 2020, all’insegna della qualità

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Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani

30 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Ormai alle battute d’arresto la vendemmia 2020. Produzione in calo del 2% rispetto al 2019 ma le uve sono di ottima qualità

La fine di ottobre – allorché anche le uve a maturazione più tardiva vengono raccolte – significa tempo di bilanci per il mondo del vino e Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini non mancano mai l’appuntamento. Dai dati raccolti si conferma quanto pronosticato a inizio settembre. Quella del 2020 è stata una vendemmia all’insegna della qualità più che della quantità.

Più qualità, meno quantità

La vendemmia 2020 in termini di resa è stata sotto la media degli ultimi cinque anni. La produzione complessiva di vino e mosto si stima essere di 46,6 milioni di ettolitri, il 2% in meno rispetto ai 47,5 milioni del 2019. Numeri consolidati, dato che ormai le uve ancora da raccogliere sono poche, e che sono al di sotto delle aspettative di settembre, quando lo stesso rapporto stimava una contrazione appena del 1%. Se la resa delude, a far tornare il sorriso sul volto dei produttori è la qualità della produzione. L’andamento climatico, con piovosità ben distribuita in primavera ed estate e temperature nella norma, ha permesso una buona maturazione delle uve. Il risultato sono state “ottime concentrazioni di sostanze aromatiche nei vini bianchi e buoni tenori alcolici e notevoli intensità coloranti nei vini rossi”.

“Possiamo finalmente dare una valutazione di “ottimo” alla vendemmia 2020 che si caratterizza per una diffusa ed elevata qualità, seppur con una quantità in diminuzione rispetto allo scorso anno, ma dove il quadro complessivo qualitativo è molto confortante e si prospettano ottimi vini come positivo auspicio per una stagione di rilancio” si legge nella relazione finale di Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini.

La produzione regione per regione

Non tutte le regioni mostrano un decremento produttivo. Nel nord, ad eccezione del Friuli, il quadro è infatti molto positivo. Lombardia, Liguria, Valle d’Aosta ed Emilia-Romagna mettono a segno un più 10% rispetto alla vendemmia dell’anno scorso. A registrare invece i cali più marcati sono le regioni del centro e del sud. In Toscana la contrazione raggiunge il 21%, seguita a stretto giro dalla Sicilia (-20%).

Il commento degli esperti

Per il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella, “la vendemmia 2020 ci ha regalato uve di altissima qualità grazie anche a un leggero decremento della quantità. D’altronde, come è noto, da sempre riteniamo che l’unico elemento che possa dar valore al vino italiano, oltre alla nostra immensa biodiversità, sia la qualità intrinseca dei nostri vini. Il record mondiale della quantità prodotta non è ritenuto da noi elemento qualificante sia per la forma che per la sostanza. Data anche la situazione pandemica sono certo che l’ottima qualità saprà essere il valore aggiunto di una vendemmia che, per gli aspetti legati proprio all’emergenza sanitaria, è stata vissuta anche con quel senso di preoccupazione che ormai ci attanaglia da mesi. Un senso di preoccupazione che non deve però intaccare il sentimento di speranza e la voglia di superare questo drammatico momento. Da presidente di Assoenologi, ma anche da uomo e imprenditore del settore, mi sento di rinnovare, oggi più che mai, l’appello a tutta la filiera del nostro comparto, a moltiplicare gli sforzi e far sì che questa vendemmia possa essere tradotta in grandi vini”.

“Le cantine italiane stanno affrontando le difficoltà derivanti dalla pandemia con grande dinamismo e spirito di adattamento”, ha dichiarato Raffaele Borriello, Direttore Generale dell’Ismea. “Sono sempre di più le imprese che hanno operato un processo di diversificazione dei canali distributivi, riuscendo a collocare i prodotti anche nel momento di blocco totale del canale Horeca. In questa difficile congiuntura è stata soprattutto la Gdo a mitigare le perdite del comparto sul mercato italiano, in virtù del buon andamento degli acquisti durante i primi 9 mesi del 2020 (+7% in valore con punte dell’11% per il segmento della spumantistica). Ma l’emergenza sanitaria, come rivela un’indagine Ismea in corso di realizzazione, ha impresso anche una forte accelerazione nella digitalizzazione del settore vinicolo, tramite un più diffuso ricorso all’e-commerce e a nuove modalità di vendita e interazione con il cliente finale. Anche sul fronte dell’export, nonostante il tonfo registrato a maggio, la riduzione dei flussi in valore si è limitata nei primi 7 mesi dell’anno a un meno 3,2%, registrando addirittura un piccolo spunto di crescita nel mese di luglio (+1,1%)”.

Per il presidente di Unione Italiana Vini (Uiv), Ernesto Abbona, “la natura è riuscita a esprimere in un anno di estrema difficoltà una vendemmia ovunque molto equilibrata e, in molte aree, certamente, da ricordare. L’ottima qualità, unita alla giusta quantità, saranno di aiuto per le aziende in questa particolare congiuntura economica. I volumi, sensibilmente più bassi (-2%) della media dell’ultimo quinquennio, consentiranno di contenere le tensioni del mercato interno determinate dalle rinnovate restrizioni imposte dalle ultime misure governative e, sul fronte internazionale, dalla dilagante emergenza sanitaria globale. Il contesto è senz’altro difficile, ma c’è la consapevolezza che, appena ci saranno le condizioni, il settore sarà in grado di ripartire come ha sempre fatto negli ultimi anni. Al governo chiediamo cautela e attenzione nel gestire le misure di emergenza sanitaria. In questa fase servono ascolto e condivisione, equità nei trattamenti e tempi certi per i ristori economici annunciati dal Governo. Inoltre, ci auguriamo che si avvii rapidamente una fase di progettazione dei piani promozione istituzionale del made in Italy agroalimentare e del vino per la prossima annualità, al fine di rilanciare l’immagine del nostro settore nei principali mercati internazionali”.

Lorenzo Magnani
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