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Romanée-Conti, il secolare reame di Borgogna

Romanée-Conti, il secolare reame di Borgogna

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Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani

16 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 5 min
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Arroccato sulle pareti di una dolce collina ascosa allo sguardo, si cela uno dei più grandi segreti vincoli. A metà strada tra Lione e Parigi, nella zona della Borgogna, su appena due ettari di terreno e da più di otto secoli si estende un vitigno, le cui uve producono quello che è considerato il vino più pregiato del mondo: il Romanée-Conti

C’era una volta e forse ci sarà per sempre. Il Romanée-Conti probabilmente appartiene a una di quelle dinastie che non solo permangono nei secoli, ma che, per tempo analogo, regnano incontrastate. E pensare che le mura, dietro cui vengono custodite le viti del regno, sono basse e non cementate. Solo un’antica croce è posta sopra il muretto a secco che recinta la zona, a segnalare ai viandanti che se da una parte si è innanzi a un posto sacro, dall’altra bisogna tornare indietro nei secoli per capire il segreto per cui gli amanti del vino siano disposti a pagare mediamente più di 20.000 euro per poter sorseggiare questo vino.

Dai monaci di Saint Vivant alle famiglie de Villaine e Leroy

La storia di Romanèe Conti affonda le sue radici addirittura nel XIII secolo, quando nel 1241 i monaci dell’abbazia di Saint Vivant decisero di dividere i propri vigneti Vosne in climat, parcelle ben delineate e circoscritte. Tra questi vi era il Clos de Cloux, parcella di 1,8 ettari che costituiva la parte ovest del Cloux de Saint-Vivant, e che nel 1451 fu venduta alla famiglia Croonembourg. Anni più tardi i nuovi proprietari rinominarono questi vigneti Romanée per rimarcare l’origine romana di quel terreno. Nel 1760 furono madame de Pompadour, amante di Luigi XV, e Louis Francois di Borbone principe di Conti a contendersi la proprietà. A prevalere fu quest’ultimo, che pur di avere quel terreno e associarne il suo titolo nobiliare “Conti” fu disposto a pagare dieci volte il prezzo richiesto. Ma solo trent’anni più tardi, a causa della Rivoluzione Francese, questi terreni furono espropriati.

Il successivo proprietario fu Jacques-Marie Duvault-Blochet, già proprietario dei vigneti di Richebourg, Echézeaux e Grands Echézeaux. Al Domaine Romanée-Conti (DRCsuccessivamente si aggiunsero altri vigneti leggendari come la Tache, Montrachet e Romanée-Saint Vivant. Gli attuali proprietari sono le famiglie Villaine e Leroy.

Il segreto dei secoli: il terroir del Romanée-Conti

Ma qual è il segreto che ha permesso a Romanée Conti di diventare il vino più apprezzato al mondo? Si direbbe il rispetto. I molti cambi di proprietà non hanno mai compromesso il terroir, termine indicante il rapporto tra vino e caratteristiche specifiche del luogo dove è stato coltivato. Oggi come ai tempi dei monaci sul terreno che circonda il comune di Vosne-Romanée si coltivano le uve pinot noir, che risultano essere le più adatte al terreno argilloso e profondo dell’antico Clos de Cloux. A riconoscere l’importanza di questa tradizione è lo stesso Aubert de Villaine. “Queste terre per secoli sono state rispettate qualunque sia stato il proprietario. E’un dogma, è il matrimonio intimo tra monaci e un vitigno, il pinot noir. Forse è questo che ha ispirato la loro scelta, e come tale è stato rispettato” spiega il proprietario del Domaine (fattoria vinicola, nrd).

Degustando un bottiglia di Romanée-Conti

Se camminare per le vigne di Vosne Romanée deve essere un’esperienza che non si può scordare facilmente, altrettanto concentrato di emozioni è accostarsi a questo vino degno di essere prodotto direttamente da Dioniso. Ma cosa si prova a bere un calice di Romanée-Conti? Il commento a una bottiglia del 2011 dell’associazione italiana sommeliers è il seguente: “inizialmente molto riservato al naso ha espresso poi una complessità ed una eleganza che abbraccia tutte le famiglie odorose. Al palato con una morbidezza indescrivibile, sferico, senza spigoli ma con una personalità unica che non è di questo mondo. Una freschezza leggera, tannini di pura seta su un corpo atletico e vibrante lo accompagnano verso uno sviluppo impeccabile, lunghissimo e con continua evoluzione

Bassa resa, alta qualità

Oltre a terroir e bontà, il valore di questa leggenda borgognana è anche definito dalla contenuta produzione annua. Il vitigno Romanee-Contiha una superficie pari a 1,8 ettari e una resa media di 2700 bottiglie per vendemmia. Rapportando questi due dati emerge che ogni bottiglia di Romanee-Conti è l’unico frutto di un anno di lavoro di oltre sette metri quadri di terra.

Il vino più costoso al mondo

Tutti questi fattori fanno del Romanée-Conti il vino più costoso al mondo. Secondo Wine Searcher, motore di ricerca su tutti gli aspetti che concernono la valutazione dei vini pregiati, il prezzo medio di scambio delle omonime bottiglie a settembre è stato di 16.871 euro. Non si può dire che l’epidemia non abbia avuto un effetto negativo. A febbraio il prezzo di scambio era di 18.703 euro. Ma queste cifre non scontano l’annata e la storia dietro ogni singola bottiglia. Guardando ai dati delle aste Romanée Conti detiene lo scettro del vino più costoso del mondo. Nell’ottobre del 2018 ad un’asta organizzata da Sotheby’s a New York, due bottiglie DRC del 1945 sono state rispettivamente battute per 558 mila e 496 mila dollari. E chissà se questo dicembre non possa essere stabilito un nuovo record. Gli appassionati di vino infatti potranno partecipare all’asta organizzata dalla svizzera Baghera/wines che presenterà una collezione di vini Domaine Romanée-Conti dell’annata 1985, posseduta da Enoteca Pinchiorri, ristorante fiorentino a tre stelle michelin. Si stima che le 24 bottiglie possano essere vendute complessivamente per 2,1 milioni di dollari.

Romanee conti
Lorenzo Magnani
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