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La collezione Iannaccone, fra passione e ricerca

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Alessandro Montinari
Alessandro Montinari

06 Novembre 2020
Tempo di lettura: 5 min
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Nella collezione dell’avvocato Giuseppe Iannaccone, tra le più importanti in Italia di arte moderna e contemporanea, la maggior parte delle opere è  stata realizzata da donne. “Non è una questione di mercato”, precisa a We Wealth. “Semmai, la sensibilità che esprimono i lavori di queste artiste si sposa perfettamente con la mia ricerca”

La collezione privata di arte moderna e contemporanea dell’avvocato Giuseppe Iannaccone è tra le più note in Italia. Vuoi per l’autorevole profilo del suo proprietario, apprezzato professionista legale del Foro di Milano e entusiasta appassionato d’arte. Vuoi per la varietà e vastità delle opere presenti nella sua raccolta: più di 450. Dipinti, sculture, fotografie, disegni e video, di artisti italiani e esteri, storicizzati e emergenti, riempiono le eleganti sale del suo studio di Piazza San Babila e dell’abitazione privata. Periodicamente la collezione è accessibile anche al pubblico in occasione di vere e proprie visite guidate o eventi legati alla promozione di nuovi talenti.

Tra lo stupore generale e un pizzico di soggezione, esperti d’arte e non si incontrano per ammirare le opere esposte e ascoltare la presentazione del progetto direttamente dalla voce del suo pro­prietario. Di contro le opere ricevono l’interesse che meritano e spesso anche il successo di musei e mostre che le richiedono in prestito. Il tutto è curato nei minimi dettagli e caratterizzato da grande eleganza e calda accoglienza.

Impossibile non rimanere affascinati da questo piccolo mondo incantato. La collezione dunque non è solo una (già di per sé complessa) raccolta di opere di primario livello, ma è molto di più. La si potrebbe definire una vera e propria esperienza culturale e emotiva in cui gli oggetti si mescolano alle persone, le parole assumono la veste del racconto e le immagini diventano espressione. Dietro la collezione c’è l’uomo-collezionista con la sua grande cultura artistica. E poi c’è Rischa Paterlini, curatrice che lo affianca e sostiene tenacemente, in questa missione, da più di 14 anni e a cui, non si stanca mai di ripeterlo, riconosce i meriti del pigmalione.

Il dato che subito sorprende è che la maggior parte delle opere in collezione pro­ viene da artiste donne: da Margherita Manzelli, a Nan Goldin, da Laura Ownes a Gillian Wearing, da Regina Josè Galindo a Lisetta Carmi, solo per citarne alcune. “Non è una questione di mercato. Ma la sensibilità che, a mio avviso, esprimono i lavori di queste artiste si sposa perfettamente con la mia ricerca” , precisa l’avvocato lannaccone.

Una parte importante della collezione è poi rappresentata da fotografie d’autore. Su questa forma d’arte Rischa Paterlini spie­ga: “La fotografia è uno dei medium artistici del nostro tempo, per me non ci sono differenze tra pittura, scultura, installazioni o fotografia, anche se è la visione del collezionista che alla fine porta al suo inserimento o meno nella raccolta. La tiratura incide molto sotto questo profilo perché con le edizioni illimitate si perde il fascino dell’unicità, tanto caro ai collezionisti. li concetto che l’opera vuole esprimere non cambia ma il suo valore di mercato sì. Opere in edizione limitata o realizzate quando l’artista è in vita hanno un valore di mercato ovviamente maggiore rispetto a scatti fotografici a tiratura illimitata o stampati postumi”.

A questo punto è fondamentale capire come si costruisce un progetto di collezione. Le regole sono semplici e le spiega sem­pre Rischa Paterlini: “Occorre concentrarsi su ciò che piace e

fare tanta ricerca. Studiare la storia dell’arte per comprendere il contemporaneo e scoprire gli scenari futuri. Acquistare opere di qualità, cercando di non farsi trascinare dalle mode del momento e catalogare fin dalla prima opera tutti i documenti ad essa relativi. La consapevolezza passa anche per l’uso delle tecnologie digitali, molto attuali in questo periodo per la ricerca di giovani artisti, per seguire le aste, le fiere e le mostre in giro per il mondo e infine, ma non meno importante, per la catalogazione digitale delle opere”. Davanti ad una collezione così vasta è impossibile non interrogarsi sui temi dell’autenticità e provenienza delle opere.

Su questo l’av­vocato lannaccone riassume così il proprio approccio: “Dal punto di vista del collezionista il tema non mi spaventa. Occorre distin­guere tra le opere degli artisti viventi e quelle dei non viventi. Per le prime, l’autenticità è garantita, in quanto è l’artista a certificare. Ovviamente l’acquisto dell’opera deve sempre avvenire per canali ufficiali come gallerie di qualità. E meglio se si tratta di opere pubblicate. Per le opere di artisti non viventi, invece, se ne deve ricostruire la storia e il legame con l’autore. Normalmente riper­ corro le mostre in cui è stata esposta e recupero tutti gli scritti che ne hanno parlato. Il quadro autentico “canta”, quello falso “stride in modo fastidioso”.

José Regina Galindo, Piedra

Inevitabilmente il collezionista deve confrontarsi anche con i pro­fili fiscali degli acquisti e delle successive dismissioni delle opere. Di recente la Commissione tributaria provinciale di Brescia, con la sentenza n. 261/2020 del 2/07/2020, ha annullato l’accertamento dell’Agenzia delle Entrate che tassava la vendita di beni da collezione assumendo che si trattasse di attività commerciale.

Secondo l’avvocato Iannaccone, “la sentenza citata individua un comportamento virtuoso del collezionista che condivido pie­namente. Nel collezionista non ricorre mai l’intento speculativo. Per moltissimo tempo ho solo acquistato opere senza venderne alcuna. Soltanto quando la mia collezione ha raggiunto un numero considerevole di opere ho inevitabilmente fatto una riflessione qualitativa che mi ha portato ad alcune dismissioni di opere mi­ nori. Niente a che fare con i comportamenti speculativi di chi sceglie l’arte solo come investimento. Non ho mai partecipato a eventi commerciali per promuovere l’acquisto delle mie opere. Infatti il vero collezionista dismette le opere proponendole alla galleria dove le ha acquistate o dove intende acquistare l’opera successiva, oppure, se queste non sono interessate, le propone a altri collezionisti o infine va in asta. E poi non è detto che si realizzi sempre una plusvalenza, anzi”.

Quale destinazione avrà la collezione? “Al momento posso solo dire che, per la collezione degli anni ’30, il mio desiderio è che rimanga unita, che non si disperda. Mi piacerebbe seguire l’esem­pio della collezione Boschi – Di Stefano che ora è del Comune di Milano ed è gestita attraverso una fondazione. Per le opere di arte contemporanea, che appartengono a una seconda raccolta, vorrei realizzare un libro e una mostra, per testimoniare l’esistenza della collezione e la mia visione. Poi saranno i miei eredi a decidere”.

Alessandro Montinari
Alessandro Montinari
Specializzato in diritto tributario presso la Business School de Il Sole 24 ore e poi in diritto e fiscalità dell’arte, dal 2004 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano ed è abilitato alla difesa in Corte di Cassazione. La sua attività si incentra prevalentemente sulla consulenza giuridica e fiscale applicata all’impiego del capitale, agli investimenti e al business. Collabora da più di un decennio con uno studio boutique del centro di Milano.
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