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Verga Orologi, una storia di famiglia: il tesoro del tempo

Verga Orologi, una storia di famiglia: il tesoro del tempo

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

03 Aprile 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Nel 1947 nasceva ufficialmente Verga Orologi. La voce della terza generazione è quella di Umberto, che racconta di come – fra Rolex e Patek Philippe – è nato il culto del vintage, di come il nonno si trovò a dover ricostruire tutto dopo il 1943. Dando qualche spunto per il presente

Era il 26 ottobre 2017 quando il Rolex Daytona di Paul Newman batteva ogni record d’asta, diventando a New York l’orologio più costoso mai battuto (17.752.500 di dollari).

Il primato sarebbe durato solo due anni: il 9 novembre 2019 infatti Patek Philippe a Ginevra scalza il Daytona, incassando la cifra di 31,2 milioni di dollari. Tanto acceso desiderio però non ha origini antiche: l’orologio ascende come oggetto di culto solo dalla seconda metà degli anni ottanta del XX secolo. “Consideriamo d’epoca un orologio che abbia 25-30 anni. Negli anni ottanta, un orologio degli anni cinquanta non era considerato d’epoca, ma semplicemente vecchio. Quindi privo di valore”. Parte di qui, la chiacchierata con Umberto Verga, terza generazione della famiglia titolare di Verga orologi, negozio storico dell’eleganza meneghina.

“La vera svolta si è avuta nel 1989, con la prima asta Antiquorum [allora unica casa d’aste a occuparsi di orologi, ndr] monotematica Patek Philippe. È allora che nasce il vintage, fenomeno in costante crescita. Patek Philippe è stato il marchio che ha fatto scattare la scintilla, immediatamente però vi si è affiancata Rolex: è questo il sostanziale duopolio del mercato degli orologi d’epoca”. Del resto, basta guardare ai risultati d’asta dei dipartimenti dedicati di Phillips, Christie’s, Sotheby’s, per farsene un’idea. Poi, vi sono felici eccezioni, come quella dell’Omega di Elvis Presley, per esempio.

Il vintage di Verga Orologi

“Pian piano, si è capito che oltre al piacere di indossarli, gli orologi della propria collezione potevano diventare un asset. Un valore alternativo ai fondi di investimento, come è per l’arte”. Quanto bisogna attendere in media, per monetizzare un bene rifugio come un orologio? “Per realizzare un prezzo di mercato, in media 60-90 giorni. Se si ha pazienza, si possono incassare cifre maggiori”.

In ogni caso, si cerca il marchio. “Gli orologi senza marca, fatti da artigiani per esempio, non trovano al momento grande riscontro nel mondo del collezionismo. Si tratta di un collezionismo giovane, non certo millenario come l’arte”. L’orologio da collezione deve essere intonso? “Dipende. Oggi molti collezionisti cercano l’orologio vissuto, originale. Poi dipende dal gusto”. E la composizione anagrafica dei collezionisti? “Parte dai 25 anni, per arrivare agli 80, 85”.

L’attenzione di Verga per il vintage (Umberto è capo del dipartimento orologi per la casa d’aste Cambi) dà vita nel 2018 a una società indipendente, Verga Vintage. Una scommessa su questo mercato degli investimenti di piacere, capace di ragguagliare ogni anno con le aste più di un miliardo di euro. Senza contare le vendite private, quelle che non transitano dalla visibilità pubblica.

La storia Verga inizia dal nonno di Umberto, grande riparatore di orologi, nato nel 1900. Un uomo che nel 1943 si trovò a iniziare tutto daccapo a causa di una bomba che distrusse il suo negozio in via Tommaso Grossi. Esercizio che all’epoca si chiamava Giudici (Verga, entratovi nel 1932, ne era direttore): l’insegna con la denominazione Verga orologi arriva nel 1947. Data simbolica, in piena rinascita da dopoguerra. C’è un parallelismo con il tempo che stiamo vivendo: “poi”, ci toccherà la ricostruzione. Umberto Verga dice che nel post emergenza “avremo dei rapporti umani migliori di quelli che abbiamo adesso. Apprezzeremo le piccole libertà”.

Teresa Scarale
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