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Segnatempo da collezione: da oscuro hobby ad asset class mainstream in 30 anni

Segnatempo da collezione: da oscuro hobby ad asset class mainstream in 30 anni

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Marcello De Marco
Marcello De Marco

15 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 5 min
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L’affascinante racconto dei segnatempo da collezione nelle parole di chi ha fatto degli orologi di estremo lusso la sua professione

Collezionare è un impulso radicato nella natura umana – forse un’eredità vestigiale tramandataci dall’alba della nostra specie – e si declina nei modi più disparati: quadri, bambole, francobolli, ceramiche, farfalle, orologi…

Storicamente, si possono identificare classi di collezionismo andate ben oltre lo status di hobby. L’arte figurativa – quadri o sculture – è forse la prima e più importante di queste, affiancata da gioielli e – a partire dalla metà del secolo scorso – dalle automobili. Oggi possiamo dire senza dubbio che anche gli orologi rappresentano uno dei settori fondamentali del collezionismo, ma a volte ci dimentichiamo dell’ascesa meteorica di questo settore che in 30 anni ha reso i segnatempo preziosi – prima un hobby per pochi appassionati – un’asset class tre le più importanti del lusso contemporaneo, con un giro di affariannuale stimato inqualche miliardo di dollari solo per il secondo polso, senza contare il retail.

Lungi dall’essere una semplice espansione omogenea del mercato originale, i collezionisti di orologi hanno modificato il loro campo di azione notevolmente in questo tempo relativamente breve, portandoci oggi ad un panorama ben diverso da quello degli inizi. Vediamo velocemente come il mercato si è evoluto.

Segnatempo da collezione: l’evoluzione del mercato

Gli albori

Prima degli anni ’70 non esisteva il collezionismo di orologi inteso come settore. Ci sono esempi di collezionisti ma si tratta di pochissimi individui (per esempio Henry Graves Jr., J.B. Champion, J.W. Packard e Sir David Salomon, che ammassò agli inizi del secolo scorso la più grande collezione di Breguet della storia) certo non sufficienti a definire il settore un mercato vero e proprio.

È negli anni ’70 che le prime grandi collezioni moderne cominciano a prendere forma (per esempio le collezioni Fratini o Goldberger) e l’Italia fa da apripista nel campo, insieme al Giappone e alla Svizzera.

Il primo segnale che il settore ha potenzialità importanti arriva il 4 Ottobre 1981 – una data che io considero spartiacque – quando un Patek Philippe da polso (un pezzo unico in platino degli anni ’30 con calendario perpetuo e ripetizione minuti, considerato tra i più importanti orologi da polso mai creati) viene venduto all’asta per 185.000 Chf, una somma a quei tempi stratosferica. Lo stesso orologio ritornerà in asta nel 1996 e realizzerà poco più di 2 milioni di franchi. Oggi può essere ammirato al museo Patek.

Urwerk, 2.900.000 dollari nell'asta "Game changers" tenutasi il 10/12/2019 a New York. Si tratta del record mondiale per la casa di orologeria. Courtesy Phillips

Il consolidamento

Durante gli anni ’80 e ’90 il settore va incontro a un processo di consolidamento pur rimanendo un mercato fondamentalmente di nicchia, il totale dei collezionisti stimabile in poche centinaia e solo una frazione di questi disposti a spendere cifre importanti. L’esiguo numero di attori rende il mercato molto instabile: sono passate alla storia le crisi dei Rolex “Ovetto” e dei Patek Philippe.

Gli Ovetti – orologi di grande charme ma di piccole dimensioni – erano enormemente apprezzati dai collezionisti, specialmente Giapponesi, che ne alzarono notevolmente il valore negli anni ’80 ma decretarono anche il loro tracollo quando molti smisero di acquistare (e spesso decisero di vendere) a seguito della crisi economica che colpí il paese negli anni ’90.

I Patek Philippe subirono invece una battuta di arresto a seguito dell’asta tematica del 1989. Organizzata in onore del 150mo anniversario dell’azienda, ottenne risultati molto importanti ma – probabilmente proprio a causa dei risultati raggiunti – in seguito ad essa un notevole numero di pezzi si riversò sul mercato decretando un affievolimento delle quotazioni negli anni 1990-1992.

Patek Philippe in oro rosa, 2.300.000 dollari nell'asta "Game changers" del 10/12/2019. Courtesy Phillips

L’esplosione e l’evoluzione dei segnatempo da collezione

È con l’arrivo del nuovo millennio che il collezionismo di orologi assurge agli onori del “mainstream”, un processo fortemente influenzato della parallela ascesa di internet e dei social media. Vengono create numerose testate – online e non – specializzate in questo campo (ad esempio Hodinkee è stato fondato nel 2008) con la conseguenza che conoscenze considerate oscure e inaccessibili fino a qualche anno prima vanno incontro a una diffusione massiva. Parallelamente, Instagram offre una vetrina virtuale ai collezionisti (chi prima dell’avvento del social network faceva “wrist shot”?) e mette a contatto con questi oggetti un numero prima inimmaginabile di persone.

Quello che era un mercato di nicchia esplode nel giro di brevissimo tempo con ovvie ricadute sui valori degli oggetti. È notevole vedere come questo apporto di nuovi compratori – spesso di età compresa tra i 20 e i 30 anni – abbia introdotto nel mercato dinamiche completamente nuove: il campo di azione dei collezionisti si è enormemente modificato. Prima erano di solito focalizzati su orologi vintage caratterizzati da grande complicazione e/o rarità, con i segnatempo Patek Philippe che facevano indiscutibilmente la parte del leone.

Patek Philippe battuto per 2.024.000 dollari nell'asta guanto bianco "Games changers" del 10/12/2019. Courtesy Phillips

Segnatempo da collezione, la situazione attuale

È però indubbio che un Patek Calatrava anni ’40 o un forma anni ’70, per quanto oggetti di enorme charme e rarità, non siano di immediata comprensione a un neofita. Dunque ecco che le “nuove leve” usano di solito come porta di ingresso al mondo del collezionismo pezzi meno intellettuali e più approcciabili.

Tre esempi su tutti: Patek Philippe Nautilus, Audemars Piguet Royal Oak, Rolex Daytona: orologi sportivi/professionali. Questa categoria di oggetti aveva come requisito quello di offrire buone prestazioni, notevole affidabilità e robustezza ma senza potersi vantare degli stessi livelli di complicazione e finitura del movimento di segnatempo da sera, ed era prima di questo periodo relativamente snobbata dai collezionisti. Come immagino tutti quelli che leggono questo articolo abbiano per lo meno subodorato, oggi la situazione è ben diversa.

La ricchezza di informazioni presente online sul mondo dell’orologeria è però un’arma a doppio taglio: applicare tali conoscenze non è cosa facile e scontata, e spesso valutazioni “casalinghe” portano a sovra/sottovalutazioni dell’oggetto. Per questo motivo l’expertise fornito da specialisti del settore rimane oggi – forse ancora più di ieri – uno step fondamentale per la valutazione di segnatempo preziosi.

Marcello De Marco
Marcello De Marco
Phillips Watches, specialist and business development associate
Il presente articolo costituisce e riflette un’opinione e una valutazione personale esclusiva del suo Autore; esso non sostituisce e non si può ritenere equiparabile in alcun modo a una consulenza professionale sul tema oggetto dell'articolo.

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