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Il Patek di Mattei all’asta: quando il nome può non bastare

Il Patek di Mattei all’asta: quando il nome può non bastare

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

26 Settembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Fra gli orologi in asta da Bolaffi a Milano il 30 settembre figura il Patek Philippe di Enrico Mattei. Un lotto il cui incasso potrebbe non essere elevato, commenta a We Wealth Alfredo Paramico. Tuttavia è lo stesso esperto a scovare nella medesima asta alcune gemme da monitorare con particolare attenzione

È notizia di questi giorni che Bolaffi offrirà in asta il 30 settembre il Patek Philippe (lotto 136) che i “dirigenti e laureati Agip Mineraria” regalarono a Enrico Mattei, fondatore nell’Eni, nel 1954. La dedica è incisa sul fondello. “La storia del collezionismo di orologi è puntellata da segnatempo appartenuti a persone estremamente importanti, note a livello planetario, il cui nome è bastato da solo a giustificarne il prezzo esorbitante di battitura in asta”.

La riflessione di Alfredo Paramico, trader di orologi da collezionismo di altissima gamma, rimanda a personalità come quelle di Einstein e di Gandhi. Il Longines placcato in oro del padre della relatività fu battuto in asta nel 2008 a quasi 600.000 euro, “a fronte di un valore commerciale di 6-700 dollari. Lo Zenith da tasca – rotto – di Gandhi, unitamente ai suoi occhiali, sandali e ciotola del riso fu invece venduto per 1,8 milioni di dollari nel 2009 a New York”. Orologi il cui valore sta unicamente nella leggenda di chi li utilizzò, uomini che fecero il progresso dell’umanità. Aumentando la consistenza economica del cronografo, “si pensi al Patek Philippe referenza 1563 Duke Ellington [venduto nel 2002 a quasi 1,6 milioni di dollari, ndr], o ancora al Patek 1526 in acciaio – l’unico che si conosce – un perpetuale anni ’40 appartenuto a Briggs Cunningham. Per non parlare del Rolex Paul Newman”.

Il lotto 134 (tutte lo foto sono courtesy Bolaffi)

Il Patek Philippe appartenuto a Enrico Mattei è una referenza 2526, prima serie. “Una normalissima referenza in oro giallo”, sottolinea Paramico. “Il suo valore d’asta dipenderà anche dalle condizioni: se il quadrante è intonso il valore del lotto aumenta. Il nome di Mattei in sé – non essendo molto noto a livello popolare – potrebbe non essere un fattore di prezzo rilevante per un orologio che vale commercialmente 20-25.000 euro. La cassa gialla non è particolarmente ricercata in questo momento. Diverso sarebbe invece se la cassa fosse in oro rosa o in oro bianco. Si tratta comunque di un orologio personalizzato Gobbi Milano”. E non è detto che non si accenda una qualche battaglia fra appassionati.

Lotto 134, dettaglio

“Ma nella stessa asta di Bolaffi ci sono pezzi bellissimi”, prosegue l’esperto. Un Audemar Piguet (lotto 132) degli anni ’40 con cassa in condizioni pazzesche: il menù seriale si legge chiaramente. Potrebbe essere un orologio tale da sollecitare l’interesse della stessa Audemar Piguet”. Per quest’ultimo lotto la base d’asta parte dai 10.000 euro. “Oppure il lotto 134, cassa circolare a due corpi in platino, corona con croce di Calatrava, correttori ai lati. Cinturino in pelle e fibbia in platino Patek Philippe”.

Top lot del catalogo, all’asta a partire da 120mila euro, è un prestigioso Rolex Daytona modello Paul Newman con quadrante ‘Panda’ del 1970 circa. Vi sono poi in catalogo un Rolex Submariner 5512 “Tulip Crown” (base d’asta 14.000 euro), un Rolex 3055 “Piccolino” con quadrante nero (base 9.000 euro), un Longines 13ZN di prima generazione con anse mobili (10.000 euro), un raro cronografo Minerva rattrappante (16.000 euro).

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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