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Gli orologi vintage di Phillips Watches: il prezzo del tempo

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

03 Dicembre 2018
Tempo di lettura: 5 min
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  • Un vero e proprio vademecum per tutti i collezionisti o gli aspiranti tali: il team di Aurel Bacs dà alcune dritte su come scegliere un orologio di pregio, senza dimenticare un requisito essenziale: la passione

  • L’inscindibilità di tempo e Storia: quando un quadrante graffiato può entrare a far parte dell’alta orologeria di Phillips Watches

  • Quali sono le tendenze attuali, come nasce il mito di un orologio che vale milioni di euro

  • Mappa del nuovo tempo: evoluzioni di genere e geografiche

Summa della maestria artigianale, un orologio attraversa il tempo e i tempi. Dalla storia alle storie, è il congegno che scandisce la vita e i suoi segreti. E non c’è segreto degli orologi vintage più preziosi che Phillips non custodisca. We Wealth ha cercato di carpirne qualcuno a Marcello De Marco, punta di diamante della squadra di Aurel Bacs, signore indiscusso dell’alta orologeria mondiale

Rolex The Unicorn by Arthur Touchot
In copertina: il Rolex The Unicorn, simbolo eccellente dell'alta orologeria di Phillips. Battuto lo scorso maggio 2018 da Aurel Bacs per 5,9 milioni di franchi svizzeri, è il secondo Rolex da polso più costoso di tutti i tempi

Gli orologi vintage di Phillips Watches

Era il 26 ottobre 2017 quando Aurel Bacs, fondatore nel 2015 del dipartimento Phillips Watches della casa d’aste Phillips, batteva per 17.800.000 dollari il Rolex Daytona “Paul Newman”, donato nel 1968 all’attore da sua moglie, che vi aveva amorevolmente fatto incidere la frase “Drive carefully me”. La stessa che, cinquant’anni dopo, avrebbe contribuito alla cifra, record mondiale per un orologio da polso. Merito del lotto in sé, ma anche del canale di vendita.

La Phillips, fondata nel 1796 da Harry Phillips, ex impiegato di James Christie, si distinse da subito per il blasone dei lotti battuti: Marie Antoinette, il dandy Beau Brummell, Napoleone. E’ inoltre la sola ad aver tenuto una vendita a Buckingham Palace. Oggi, sotto il controllo del colosso russo Mercury Group, insidia il duopolio Christie’s – Sotheby’s, conquistando sempre maggiori quote di mercato. Per gli orologi vintage però, non c’è gara: Bacs e la sua squadra sono i numeri uno. E ora, la parola a loro.

L’intervista a Marcello De Marco

Orologi vintage: valore, prezzo, investimento

L’orologio è un congegno che non smette di appassionare, essendo a volte una vera e propria riserva di valore. Al di là del marchio, quali sono i canoni che determinano il prezzo degli orologi vintage?

Domanda e offerta

“L’orologio, come un qualunque altro bene, basa il suo prezzo sull’equilibrio fra domanda e offerta. Negli ultimi dieci anni, grazie alla proliferazione dei siti di orologeria vintage, il numero di clienti è cresciuto. Prima, la gente non aveva modo di entrare in contatto con l’alta orologeria. Il collezionismo era di nicchia: poche decine di persone disposte a spendere molto. Quella che oggi pare una bolla è solo il ritorno al valore corretto: domanda fortissima, a fronte di un’offerta fissa. È un discorso strutturale”.

La rarità

“Poi vi sono orologi vintage che valgono di più perché rari. Oggi, anche marchi relativamente meno conosciuti, come Omega, sono molto ricercati, come quelli in acciaio anni ‘40 e in condizioni pari a nuovo. Queste ultime sono la variabile fondamentale: questi orologi, che non sono dei Patek Philippe, venivano prodotti in molti esemplari, per l’uso quotidiano. poi, sono stati riparati… Perciò, quelli giunti fino a noi nello stato originale perfetto sono quasi pezzi unici”.

Il brand e l’intransigenza di Phillips

“Aggiungendo la marca, la quotazione diventa stellare. L’esempio classico è dato dal Rolex Submariner, orologio da sommozzatore, usato nella vita quotidiana degli anni ‘50. I primi (per esempio le serie 6200, 6204, 6538..) possono arrivare anche a un milione. Ovviamente l’originalità di questi cronografi dev’essere cristallina: indiscussa e indiscutibile. Senza questi prerequisiti, Phillips non procede”.

Secondo l’ultimo Wealth Report di Knight Frank, oggi l’investimento in orologi vintage rende il 5% ad un anno e il 69% a dieci. È così?

Passione

“L’orologio non andrebbe preso mai come investimento. Il collezionismo dovrebbe essere guidato principalmente dalla passione. Si tratta di oggetti che acquisiscono valore nel lunghissimo periodo. Certo, vi sono modelli che possono essere considerati “sottovalutati” – pur non essendo pezzi economici – a causa della moda sportiva odierna. In ogni caso, le condizioni sono la discriminante fondamentale”.

Un prezioso consiglio d’acquisto

“Io suggerirei di acquistare magari pagando un x% in più̀ per orologi vintage in condizioni stupende, piuttosto che “risparmiare” con un pezzo restaurato e di minor valore collezionistico. Ovvio, anche in questo caso bisogna fare dei distinguo fra un anni ’40 ristampato da un orologiaio comune e un restauro fatto in Patek con i cliché originali. Non è una regola fissa che il restauro ne annulli il valore. Però bisognerebbe cercare l’originalità alle condizioni migliori possibili. Ora la domanda è focalizzata su cronografi oversize ‘40, gli sportivi, i Rolex Daytona”.

Mode, tendenze, miti

Nell’era del “tempo digitale”, cerchiamo la rarità, il pezzo introvabile. Esistono già cimeli digitali di valore?

“Il vero problema degli orologi vintage non meccanici è la durabilità̀ e la facilità di riparazione. Riprodurre un circuito digitale degli anni ’70, è pressoché impossibile. L’unica possibilità è trovare il componente originale in casa madre. Detto ciò, questo non è un limite assoluto e invalicabile: esistono degli oggetti digitali con valore collezionistico. Come il pulsar, uno dei primi orologi al led, che all’epoca sembrava fantascientifico. O i movimenti Beta21, tra i primissimi quarzi elettromeccanici”.

Posto che c’è uno zoccolo duro di estimatori, quali sono i fattori che influenzano mode e tendenze?

“Adesso vanno gli orologi grossi: 38, 40, 42, 44 millimetri ancora meglio. Queste taglie sono difficilissime da trovare nel vintage, perché́ negli anni ‘20 andava di moda il 31 mm, il 33 mm negli anni ‘40, 35 negli anni ‘50 e siamo poi arrivati a 37 mm negli anni ‘70, per poi ridiscendere leggermente negli anni ‘90, e risalire nel Duemila”.

Dalla Storia alla storia

“Molto importante è il periodo storico in cui l’orologio da polso viene indossato. Le guerre, per esempio. Gli orologi vintage militari utilizzati in battaglia, e di cui sono rimasti pochissimi esemplari, sono molto ricercati. I pezzi sopravvissuti fino a oggi hanno un grande valore. Ad esempio, quelli Rolex per l’esercito inglese, quelli Breguet per l’esercito francese, o quelli che la Zenith distribuiva all’esercito italiano tramite il rivenditore romano Cairelli. Sono interessanti soprattutto se sono stati issued, assegnati al soldato, al pilota, se hanno una storia. Come lo Zenith Cairelli offerto dallo stesso proprietario nell’asta novembrina di Phillips, a Ginevra: si tratta del generale che lo aveva utilizzato per 2000 ore di volo nei tornado…”

E questi orologi vintage da battaglia sono in condizioni perfette, non hanno graffi?

“Assolutamente no, anzi. Se c’è un orologio da battaglia “in condizioni perfette” può trattarsi di un fondo di magazzino. Di solito di tratta di cronografi pesantemente graffiati e utilizzati”.

Il graffio quindi in questo caso diventa valore perché racconta una storia…

“Esatto. Anzi, il quadrante, che di regola deve essere intonso, negli orologi vintage militari spesso è ritriziato. Il trizio [il radioisotopo che permette la luminescenza dei quadranti, ndr] non era certo un vezzo in tempo di guerra! Perciò i ritriziamenti in questo caso sono accettati, perché́ fanno parte della Storia”.

Mitologia

“Altra provenienza è quella dei personaggi illustri non militari. Come l’orologio di Gandhi, quello di Einstein, dei vari presidenti Usa fino ad arrivare al più conosciuto e caro per adesso, il Daytona Paul Newman di Paul Newman. Tali pezzi hanno un’attrattiva, essendo spesso stati al polso dei personaggi proprio mentre diventavano famosi. Il Paul Newman costituisce un record non tanto o non solo perché è un Paul Newman e il capostipite di tutti i “Paul Newman”, ma perché è stato al polso dell’attore per dieci anni, inclusi i momenti immortalati da foto entrate nella leggenda, come quelle in cui il Daytona è al polso di Paul mentre è alla guida: il Daytona nasce come orologio per piloti. Per non parlare delle foto sul set, di quelle che lo ritraggono come filantropo”.

Regali di Natale

Siamo nel mese delle strenne natalizie. Cosa scegliere da regalare a un neofita, giovane (magari per costituire una riserva di valore nel tempo…) o meno giovane che sia?

“È interessante scegliere quei pezzi che oggi sono meno in voga e quindi più convenienti, ma con un grande valore intrinseco. Ad esempio, i piccoli degli anni ‘20 o ‘30, come il Patek Philippe Calatrava modello 96 da 31 millimetri, oggi di difficile commercializzazione. Si tratta però di un oggetto su cui la casa ha basato il suo design. Il modelli Calatrava commercializzati ora seguono esattamente la proporzione del 96, solo che adesso sono 40 mm”.

“Un’altra cosa. L’acciaio vale generalmente di più in Patek perché è più raro, mentre l’oro vale generalmente di più in Rolex per lo stesso motivo. Motivo: il Rolex era un oggetto di uso comune, quindi gli orologi erano tutti in acciaio, pochi in oro. Il Patek viceversa era un orologio da sera, le proporzioni erano invertite. I Patek in acciaio sono inusuali. Un bel 96 in acciaio non sarebbe una cattiva idea per un bel regalo. Oppure un 96 in oro, per portare all’estremo il ragionamento, dato che al momento l’acciaio va più dell’oro”.

“Pink Watches”

E il pubblico femminile? Quali sono i modelli più ambiti dalle signore?

“Le signore fino agli anni ’90 erano poco a contatto con l’orologeria, considerata una cosa “da uomini”. Si usavano degli orologi molto molto piccoli, anche da 21 millimetri. Tuttavia il ritorno in auge dell’orologeria da collezione ha toccato anche il pubblico femminile, interessato al moderno o alle grandi complicazioni, aspetto prima impensabile. Bastava mettere una ghiera di diamanti ed era fatto l’orologio da donna. Ora ci sono complicazioni incredibili, automata floreali che si aprono e chiudono, fatine che segnano il tempo con le ali… La conoscenza e l’esperienza del pubblico femminile è molto aumentata”.

La mappa del tempo

A livello geografico?

“America, Asia ed Europa sono allo pari. L’Italia in particolare è sempre stata una delle grandi interpreti del collezionismo moderno e vintage, fin dalla prima metà del XX secolo. Tanto è vero che esistono modelli co-firmati da importanti orologerie italiane (Verga di Milano, Hausmann di Roma, Trucchi di Napoli, Astrua di Torino…), i quali rappresentano un notevole “plus” per i collezionisti. L’Italia fondamentalmente è il numero uno del campo degli orologi vintage. Dagli anni ’90 in poi questi pezzi meravigliosi hanno cominciato a prendere il volo e oggi sono in giro per il mondo. Un altro Paese “storico” per il collezionismo è il Giappone”.

“L’India sembra ancora indifferente, nonostante la sua notevole ricchezza finanziaria. Manca ancora la motivazione di mercato, al contrario che in tutto il resto dell’Asia. In America Latina invece era ricercatissimo l’oro rosa, metallo subito adoperato da Patek in collaborazione con Gondolo, per far fronte alla domanda”.

Primi della classe

Un primo bilancio dell’attività di Phillips Watches?

“Aurel Bacs ha creato da zero il dipartimento alta orologeria di Phillips. E già la prima asta, la Geneva Auction One il 10 maggio 2015, ha avuto un ritorno economico superiore a tutte le aste delle concorrenti. Oggi siamo riconosciuti leader indiscussi del settore. Già nella prima asta del 2015 avevamo raggiunto il record per un cronografo in acciaio, quattro milioni di franchi”.

E il “Paul Newman” doveva ancora arrivare…

Uno degli orologi vintage di Phillips Watches: il "time only" di Elvis Presley, parte dell’asta tematica del 14 maggio 2018, Geneva Watch Auction: SEVEN. È stato l’orologio col più alto prezzo di vendita di quella intera asta: 1.812.500 franchi / 1.812.318 dollari / 1.517.243 euro, stabilendo inoltre il record mondiale per un Omega. Fu donato all’artista dalla RCA Records nel 1961, per celebrare la vendita di 75 milioni di dischi del Re del rock 'n roll
Teresa Scarale
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