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Via il prosciutto dagli occhi: i rischi del collezionismo

Via il prosciutto dagli occhi: i rischi del collezionismo

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Sharon Hecker
Sharon Hecker

28 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 5 min
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Quali sono i rischi del collezionismo? Non solo quelli collegati al certificato di autenticità e allo stato di conservazione dell’opera, ma molti altri. Perché collezionare può essere un’attività affascinante come un bel giallo

Con il mondo dell’arte che avanza verso una maggiore trasparenza, è essenziale comprendere meglio il significato di due diligence storico-artistica, termine spesso citato oggi ma ancora poco compreso. E molte volte eseguito con procedure non-standardizzate o da persone non qualificate.

Questo tipo di due diligence è una ricerca che permette al collezionista di fare una scelta consapevole e di valutare i rischi prima dell’acquisto, o di comprendere meglio la storia di un’opera d’arte già presente nella propria collezione. Come nel mondo degli affari, la due diligence non deve essere considerata completa. E’ la migliore raccolta e analisi delle informazioni che si possono ottenere in un dato momento.

La due diligence storico-artistica, appassionante come un giallo

Se vi piacciono i gialli, la due diligence storico-artistica fa per voi. La prima regola del gioco, però, è non farsi prendere dalla fretta. Spesso un’opera d’arte viene offerta in vendita in una situazione “ora o mai più”, come una fiera o un’asta.

Ma una due diligence storico-artistica ben fatta richiede tempo. Sempre più servizi di due diligence vengono offerti con tempi di consegna di 48 ore. Evitateli. State anche in guardia contro i consigli di un “esperto da poltrona”: un cardiologo serio non farebbe mai un intervento a cuore aperto senza aver prima eseguito e analizzato i necessari test diagnostici sul paziente e senza avere valutato i rischi dell’intervento.

Uno dei maggiori pericoli si annida nei “documenti” che dovrebbero accompagnare l’opera d’arte. Come in ogni lavoro professionale, il valore e l’affidabilità dei documenti dipende dalle competenze di chi li prepara, da quali strumenti vengono utilizzati e da come vengono interpretate le informazioni in essi contenute. La provenienza di un’opera, ad esempio, dovrebbe avvicinarsi il più possibile all’artista che l’ha realizzata. Idealmente, ogni cambio di proprietà dovrebbe essere accompagnato da prove documentali storicamente verificabili.

I rischi del collezionismo: i certificati di autenticità

Un altro pericolo potrebbe essere rappresentato dai certificati di autenticità. I collezionisti dovrebbero ricordare che questi certificati sono solo l’opinione di chi li offre, non necessariamente dichiarazioni di fatto, e che dipendono dalle qualifiche professionali di chi li rilascia e quali sono le motivazioni fornite per l’attribuzione.

Esami scientifici e tecnici? Possono rivelare un falso se il materiale non è compatibile con l’epoca dell’artista. Ma raramente possono essere usati come unica prova di autenticità e di attribuzione. Le informazioni scientifiche, infatti, sono di scarsa utilità se non vengono eseguite da un conservation scientist specializzato, interpretate attraverso un’ampia campionatura e una banca dati dei materiali e dei processi dell’artista, e se non si conoscono i materiali disponibili durante la vita dell’artista.

Ad esempio, si sono trovate tracce di pigmento blu cobalto in un dipinto che credi sia di Van Gogh? Non è una garanzia automatica di paternità. Anche altri artisti potrebbero aver usato questo pigmento, o l’opera potrebbe essere una copia d’epoca. Inoltre, questa informazione è utile solo se consideriamo la data in cui Van Gogh ha iniziato ad usare questo pigmento.

Il condition report

Attenzione pure ai condition report, a volte offerti come prova di autenticità. Tali report possono fornire informazioni importanti sullo stato di conservazione e la condizione fisica dell’opera, compreso danni, restauri e riparazioni, che dovrebbero essere divulgate all’acquirente.

Tuttavia, un condition report non può garantire l’autenticità o l’attribuzione. Come hanno dimostrato i dipinti del falsario Wolfgang Beltracchi, un’opera può essere in perfette condizioni ed essere un’opera perfettamente falsa. Anche le perizie grafologiche della firma sull’opera, così come i contratti legali di acquisto, sono importanti, ma non sono una promessa di autenticità o di attribuzione di un’opera d’arte.

Le opere d’arte devono essere accompagnate da bibliografie e storie espositive. Ma questi documenti di supporto devono essere confrontati con la biografia dell’artista e le pubblicazioni originali. Inoltre, deve essere confermata l’attendibilità delle pubblicazioni e delle mostre da cui si ottengono le informazioni.

Alcuni casi di falsi d’arte, i classici rischi del collezionismo

Come ha dimostrato un recente caso di falsi d’arte d’avanguardia russa al prestigioso Museo di Gand, i vecchi cataloghi possono essere abilmente photoshoppati, con l’aggiunta di opere che non erano mai state esposte in quelle mostre. Infine, tutta la documentazione fornita da persone che hanno un investimento finanziario nella vendita dell’opera dovrebbe essere riesaminata da una fonte indipendente per evitare conflitti di interesse.

Un rischio difficile da eliminare è il cambio di attribuzione. Ci sono numerosi casi di opere attribuite a scuola di Rembrandt che si rivelano poi di Rembrandt, e viceversa, e opere di Duccio riattribuite a Cimabue, e molti altri esempi. L’attribuzione avviene attraverso il consenso degli studiosi e non attraverso l’opinione di un singolo individuo.

A parte l’arte contemporanea, dove l’artista è vivo per attestare la sua paternità, le attribuzioni possono cambiare e cambiano con l’emergere di nuove informazioni, la disponibilità di nuove tecniche scientifiche, e il dibattito continuo tra gli esperti. È un rischio inevitabile che ogni collezionista o proprietario deve correre. Ma meglio una consapevolezza del rischio che false rassicurazioni.

Sharon Hecker
Sharon Hecker
Sharon Hecker, nata a Los Angeles e cresciuta a Tel Aviv, è storica dell’arte, curatrice, e autrice, specializzata in arte italiana moderna e contemporanea. Dopo collaborazioni con istituzioni museali come la Peggy Guggenheim Collection di Venezia e la Galleria Christian Stein, oggi fornisce consulenze sulla due diligence per l’arte a collezionisti privati, art lawyers, wealth managers, family offices, case d’aste e fiere.
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