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Suore accusate di aver trafficato statua barocca al Tefaf

Suore accusate di aver trafficato statua barocca al Tefaf

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

10 Gennaio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Lupin indossa la tonaca? Stando a quanto riportato da fonti internazionali, una statua in vendita all’ultimo Tefaf apparteneva a un convento di suore. La parola all’art collection manager Clarice Pecori Giraldi

Le suore e l’apparizione al Tefaf

Apparizione di Santa Margherita di Cortona al Tefaf di New York lo scorso dicembre. Una sua statua lignea di José de Mora risalente al XVII secolo ha fatto la sua comparsa negli stand del mercante d’arte madrileno Nicolas Cortes, alla cifra di 390.000 dollari (circa 350.000 euro). Fin qui, niente di male.

L’opera è perfettamente in linea con le vendite della The European Fine Art Fair. Quel che non torna è la provenienza della statua, identica nelle fattezze a quella presente in un convento spagnolo (Granada) di suore fino al 2018, anno della sua chiusura. Fin qui, quasi nulla di bizzarro: il luogo di culto è stato chiuso, la monetizzazione in sé dei beni non è illecita. Ma in Spagna la vendita degli oggetti ecclesiastici di valore è vietata, a meno che non sia lo Stato a farlo. Per questo le suore dell’ex convento ora sono finite sotto inchiesta con l’accusa di traffico illecito di opere d’arte.

La madre superiora del convento nega ogni addebito in una dichiarazione rilasciata al quotidiano El Paìs. La religiosa afferma che la chiesa è tutt’ora in possesso di una statua molto simile a quella presente al Tefaf, la cui mano sinistra sarebbe in una posizione diversa. Non dichiara però dove si troverebbe adesso l’opera.

Una Rosa scambiata per Margherita?

Secondo le suore, si tratterebbe semplicemente di “un caso di confusione”. La statua venduta al Tefaf di New York lo scorso dicembre 2019 non sarebbe altro che una Santa Rosa di Viterbo, di autore ignoto. Il gallerista da parte sua sta collaborando con le autorità e afferma a El Paìs di aver acquistato la scultura per 100.000 euro da un antiquario nel 2018, con regolare fattura e permesso di esportazione dalla polizia spagnola, la stessa che adesso sta indagando sul caso. “L’antiquario disse che proveniva da una collezione privata, non andrei mai a comprare direttamente da un convento, essendo illegale”. La stessa galleria nel 2018 ha provveduto a esportare la statua nel Regno Unito, seguendo rigidamente “le prescrizioni di legge”. Secondo quanto riportato da Artnet, la statua è ancora disponibile per la vendita sul sito della galleria.

Suore e Tefaf: la parola all’art collection manager

Ricompone il puzzle l’art collection manager Clarice Pecori Giraldi. La vicenda, se confermata o meno, non inficia l’affidabilità di vetrine prestigiose come il Tefaf, il cui motto rimane “Buying art with confidence”. “Fiere internazionali di questa levatura non lasciano transitare nei loro stand alcuna opera che non abbia provenienza ultra certificata. Se il gallerista ha acquistato la statua in questione, è perché era certo della sua provenienza legale”. Tanto è vero che l’antiquario venditore ha emesso regolare fattura. “Il comitato di vetting del Tefaf è severissimo”. Ed è stato proprio il Tefaf il primo a introdurlo. Si ricorda che i “comitati di vetting” sono strumenti tipici delle fiere internazionali più importanti. “To vet” vuol dire valutare e approvare. Il vetting è quindi “l’attività di attenta valutazione e approvazione di qualcosa o di qualcuno per acquisire certezza che tale oggetto o tale persona sia accettabile o adatto”.

Errare humanum est, perseverare autem diabolicum

Per la cronaca, non è la prima volta che questo convento viene accusato di aver venduto opere religiose. Artnet riporta che sempre nel 2018, varie statue e pezzi d’altare sono spuntate in un mercatino delle pulci a Madrid. E le suore? Adducevano la scomparsa delle opere dalla chiesa a motivi di restauro.

Santa Margherita di Cortona, la statua in "bilocazione"
Teresa Scarale
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