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Spoliazioni d'arte, un nuovo affaire Pisarro

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Sharon Hecker
Sharon Hecker, Giuseppe Calabi

09 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 5 min
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Fra le spoliazioni delle opere d’arte messe in atto durante la seconda guerra mondiale ai danni dei cittadini di origine ebraica, figura La cueillette des pois di Camille Pisarro, transitata in asta più volte senza che nessuno sapesse delle sue origini

Prologo

Il 1° luglio 2020 la Corte di Cassazione francese ha pubblicato la propria decisione nella causa di restituzione relativa ad un’opera di Camille Pissarro (1830-1903), La cueillette des pois, 1887, gouache, cm. 53,3 x 64,4 appartenuta a Simon Bauer, industriale francese di successo e di origine ebraica, proprietario di un’importante collezione di opere d’arte, tra cui 11 dipinti di Pissarro, sequestrata il 10 ottobre 1943 per ordine del Commissariato generale per le questioni ebraiche ed affidata ad un mercante collaborazionista Jean-François Lefranc. Bauer riuscì a salvarsi dalla persecuzione antiebraica e dopo la guerra tentò di recuperare la propria collezione, tra cui l’opera di Pissarro.

In base all’Ordinanza 45-770 del 21 aprile 1945, ottenne quello stesso anno un provvedimento giudiziale declaratorio della nullità di tutti gli atti di vendita delle opere che costituivano la sua collezione, con ordine di restituzione. Il signor Bauer morì il 1° gennaio 1947, ma non riuscì a recuperare il dipinto. L’opera nel frattempo fu oggetto di varie vendite, tra cui una nel 1966, tramite Sotheby’s a Londra ad uno sconosciuto acquirente ed una nel 1995, tramite Christie’s a New York, nella quale fu aggiudicata ai coniugi Toll, una coppia di collezionisti americani. Nel 2017 i coniugi Toll accettarono una richiesta di prestito dell’opera da parte del museo Marmottan Monet di Parigi per l’esposizione alla mostra intitolata Pissarro, premier peintre Impressionniste.

Gli eredi di Camille Bauer hanno avviato un provvedimento d’urgenza nel corso del quale il Tribunal de Grande Instance di Parigi ha ordinato il sequestro dell’opera ed il giudice di merito ha successivamente ordinato la sua restituzione agli eredi del collezionista. La Corte di Cassazione ha confermato il giudizio respingendo il ricorso dei coniugi Toll.

Pisarro, riparare ai danni delle spoliazioni di guerra

Nell’immediato Dopoguerra la Francia approvò alcune norme riparatrici, tra cui l’ordinanza 45-770 del 21 aprile 1945, a favore di coloro che subirono, a partire dal 16 giugno 1940, data funesta del giuramento di Pétain quale primo ministro dello Stato occupato dall’esercito tedesco, atti di spoliazione, anche a causa di “cosiddette leggi, decreti, ordinanze, regolamenti o decisioni dell’autorità di fatto autoproclamatasi Governo dello Stato francese”. Così si è espresso l’articolo 1 dell’Ordinanza, che ha sanzionato con la nullità tutti gli atti di spoliazione, a prescindere dalla rispettiva veste formale (sequestri, confische, vendite forzate). Una volta constatata la nullità, il proprietario ha diritto di recuperare i propri bene liberi da qualsiasi gravame.

L’articolo 4 dell’Ordinanza ha previsto che l’acquirente o gli acquirenti successivi dei beni oggetto di spoliazione sono reputati in mala fede ma solo nei riguardi del proprietario che ha subito la spoliazione. Se il sub-acquirente è in buona fede e subisce l’evizione in virtù della norma riparatrice a favore del proprietario originario, potrà rivalersi nei confronti degli intermediari che abbiano consapevolmente omesso di rivelare la provenienza illecita del bene.

La norma riparatrice presupponeva che la domanda di accertamento della nullità dell’atto di spoliazione dovesse essere avviata entro sei mesi dalla cessazione delle ostilità, fatta salva la dimostrazione dell’impossibilità materiale di agire nel termine, anche fuori dai casi di forza maggiore. Anche in Italia, il regio decreto luogotenenziale 12 aprile 1945, n. 222 ha previsto che per gli atti di alienazione posti in essere dalle persone colpite dalle disposizioni razziali dopo il 6 ottobre 1938 (data di approvazione delle leggi razziali) fosse ammessa l’azione di rescissione, sino a un anno dalla cessazione dello stato di guerra, ma per tale azione occorreva dimostrare una lesione, ossia che il corrispettivo ricevuto fosse inferiore di oltre un quarto al valore della cosa.

La legislazione italiana è stata quindi assai meno generosa di quella francese perché ha ricondotto la misura riparatrice alla fattispecie della rescissione per lesione, ossia – ad esempio – alla situazione in cui si trova chi è costretto a vendere ad un prezzo molto più basso rispetto al valore del bene a causa di un suo stato di bisogno, del quale la controparte abbia approfittato. Non è invece stata prevista una causa di nullità degli atti di spoliazione, che – se accertata nei tempi previsti – possa anche essere fatta valere a distanza di 70 anni dalla data della spoliazione anche nei confronti di sub-acquirenti ignari della provenienza illecita.

Il caso Bauer è anche esemplare da un altro punto di vista: come è possibile che un’opera come La cueillette des pois sia stata venduta in ben due aste senza che sia emersa prima della vendita la circostanza che la stessa era stata oggetto di una spoliazione? Sicuramente all’epoca della prima vendita (1966), ma forse anche della seconda (1995) le case d’asta non avevano maturato la sensibilità, né avevano gli strumenti che oggi hanno nel condurre una due diligence legale sulla provenienza delle opere che offrono in vendita.

Giuseppe Calabi

Spoliazioni d’arte, alla ricerca della provenienza perduta

La ricerca della provenienza condotta con serietà è più di un elenco di nomi e date. Ogni nome apre le porte a una persona, alle sue storie di vita, alle sue tragedie e ai suoi successi, e al modo in cui l’arte è legata alle sue vicissitudini. Potrebbe valere anche per la serie di nomi dei proprietari di questa bella gouache di Pissarro. L’artista vendette l’opera a Theo Van Gogh, fratello di Vincent e mercante d’arte, che nel 1887 scrisse a Pissarro della sua vendita di successo. Qualche tempo prima del 1930, la gouache entrò a far parte della collezione del mercante parigino Paul Rosenberg.

Nel 1930 venne inserita in un catalogo della mostra di Pissarro come appartenente a Simon Bauer, da cui fu sequestrata dai nazisti nel 1943. Uno storico dell’arte scrupoloso avrebbe cercato di sapere di più di questo nome, come per tutti gli altri presenti nell’elenco dei proprietari. Il ricercatore avrebbe pazientemente dato forma alla storia dell’uomo e della sua vita, e avrebbe capito come il dipinto è stato acquistato e venduto. Così sarebbe venuto alla conoscenza del tragico internamento di Bauer a Drancy, della sua fuga dallo sterminio ad Auschwitz, e della sua incessante ricerca, dopo la guerra, di recuperare l’arte che gli era stata sottratta.

Ci furono diverse occasioni per condurre ricerche dettagliate sull’opera: quando passò attraverso due case d’asta, quando fu acquistata dai Toll, e quando fu richiesta in prestito dal Musée Marmottan. Ci sono alcune cose che possiamo imparare da questo caso.
Durante l’udienza in tribunale, il signor Toll ha dichiarato: “ho comprato il quadro nel 1995 in buona fede da Christie’s… È stato venduto da Sotheby’s 30 anni prima e prima ancora aveva una licenza di esportazione. A New York, quando un’opera viene venduta in buona fede, non si può fare ricorso contro l’acquirente”. Questo può essere vero, ma rischiare di perdere la proprietà di un dipinto, e vedere il proprio investimento compromesso dopo un acquisto, dovrebbe mettere in guardia gli acquirenti sull’importanza fondamentale di commissionare una ricerca indipendente per verificare le informazioni presentate.

Un ricercatore scrupoloso avrebbe probabilmente scoperto la storia della proprietà: dopo la guerra, il dipinto era stato inserito nel Répertoire des biens spoliés (volume II), un elenco pubblicato tra il 1947 e il 1949 che comprendeva tutte le informazioni relative ai beni saccheggiati in Francia. Con l’aiuto di un esperto indipendente, Toll avrebbe potuto constatare come la lista di provenienza della vendita di Christie’s comprendesse numerose omissioni e aggiunte errate.

Queste avrebbero sollevato sospetti sulla proprietà del dipinto e dubbi sul sequestro nazista. Avrebbe probabilmente scoperto che nel 1965 il dipinto era stato sequestrato in Francia: un’altra omissione di Sotheby’s e Christie’s. Toll si sarebbe chiesto perché il dipinto fosse stato sequestrato e poi restituito, rapidamente trasferito a Londra e venduto un anno dopo da Sotheby’s a un acquirente anonimo. tutti questi sarebbero stati sicuramente campanelli d’allarme nella mente di un buon ricercatore sui possibili problemi che circondavano la provenienza.

Sharon Hecker
Sharon Hecker
Sharon Hecker , Giuseppe Calabi
Sharon Hecker, nata a Los Angeles e cresciuta a Tel Aviv, è storica dell’arte, curatrice, e autrice, specializzata in arte italiana moderna e contemporanea. Dopo collaborazioni con istituzioni museali come la Peggy Guggenheim Collection di Venezia e la Galleria Christian Stein, oggi fornisce consulenze sulla due diligence per l’arte a collezionisti privati, art lawyers, wealth managers, family offices, case d’aste e fiere.
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