PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Riconoscere un capolavoro: il valore della consapevolezza

Riconoscere un capolavoro: il valore della consapevolezza

Salva
Salva
Condividi
Vera Canevazzi
Vera Canevazzi

03 Aprile 2020
Tempo di lettura: 5 min
Tempo di lettura: 5 min
Salva

Come si può riconoscere un capolavoro, se non nascosto, magari appeso alle pareti di casa propria? Lo spinoso sentiero della valorizzazione passa attraverso una strada maestra: la conoscenza

Un investimento fruttuoso non necessariamente deve essere cercato sul mercato: spesso possiamo avere già un tesoro tra le mani.

Certo, non è così frequente scoprire che l’opera appesa nella propria cucina è di Cimabue – come è successo recentemente con il piccolo “Cristo deriso” trovato in un’abitazione di Compiègne in Francia poi venduto in un’asta a Senlis per ventiquattro milioni di euro – accade però frequentemente di imbattersi in scoperte meno eclatanti, ma comunque molto interessanti.

Opere autentiche, opere firmate

Alcuni possiedono opere di valore senza esserne consapevoli, mentre altri sono convinti di avere grandi capolavori, poiché firmati. Le opere firmate– soprattutto se di autori importanti – possono essere ancora più “spinose” di quelle anonime in quanto rischiano di essere contraffazioni. Le opere non autentiche in circolazione, infatti, sono molte di più di quanto si possa sospettare, sia nell’arte antica che in quella contemporanea. Ma mentre nell’arte contemporanea possiamo far valutare l’autenticità di un’opera dall’artista stesso, da un suo erede o dall’archivio lo stesso non può succedere per l’arte antica.

Di questa situazione si era ben reso conto Thomas Hoving, ex direttore del Metropolitan Museum di New York, che nel 1997 asserì che le raccolte del museo erano composte da un 40% di falsi. Niente di più verosimile, considerando che attualmente l’attività principale di alcuni archivi è quella di catalogare i falsi.

I collezionisti sono oggi sempre più consapevoli di questo fenomeno, motivo per cui privilegiano le opere certamente autografe, con una provenienza e una storia ricostruibili. Poter “provare” e rendere credibile l’autenticità di un’opera è dunque indispensabile, senza considerare che le opere sicure hanno un valore economico nettamente maggiore rispetto a quelle comparse dal nulla.

Nessuna valorizzazione senza conoscenza

Il tema dell’autenticità di un bene è una problematica avanzata nel processo di valorizzazione di un’opera, procedimento che richiede delle altre operazioni preliminari, facciamo quindi un passo indietro: come dobbiamo muoverci per valorizzare quanto già posseduto, magari ereditato da qualche parente collezionista o artista?

La valorizzazione è in primo luogo conoscenza: deve essere innanzitutto studiata l’esatta consistenza del proprio patrimonio. Attraverso il supporto di un esperto si partirà dalla schedatura di tutti i beni con una campagna fotografica e la rilevazione di dimensioni, tecniche artistiche, iscrizioni e stato conservativo.

Allo stesso tempo si dovrà procedere all’archiviazione di tutti gli eventuali documenti collegati alle opere come lettere, fatture, note di vendita, autentiche, documenti d’importazione e pubblicazioni. Dovrà quindi essere riconosciuto l’ambito di appartenenzadelle opere (es. scuola lombarda del XVII secolo) o l’autore specifico qualora il suo stile, il suo marchio o la sua firma siano chiaramente distinguibili.

Parallelamente alla fase di inventariazione si cercherà d’identificare i pezzi di maggior pregio e qualità su cui concentrare i propri sforzi economici. Sarebbe infatti una completa perdita di denaro decidere di far studiare e restaurare un dipinto semidistrutto o di un artista sconosciuto, a meno che non vi sia un interesse di natura affettiva.

Leonardo: un capolavoro da riconoscere

Mi è per esempio capitato recentemente di visionare la collezione di famiglia di un privato composta da una trentina di dipinti, prevalentemente dei XVI-XVII secoli, non firmati, senza alcun tipo di documentazione annessa e in uno stato conservativo non ottimale. Tra tutte quelle opere ho subito capito con il cliente su quale conveniva puntare: una scena sacra attribuibile a un allievo di Leonardo da Vinci.

Perché questo quadro piuttosto che altri? Perché un dipinto certo di quel pittore può arrivare a valere anche più di un milione di euro, motivo per cui abbiamo valutato di investirci tempo e denaro. Per essere certi di non trovarci davanti a una copia del Settecento o dell’Ottocento, dopo una fase di studio e di ricerca, abbiamo deciso di far eseguire alcune indagini diagnostiche. I risultati di laboratorio ci hanno dato accesso a diverse informazioni utili per datare l’opera al Cinquecento e per procedere con la fase del restauro, attualmente in corso presso il laboratorio della mia collaboratrice Grazia Cavanna.

L’iter della valorizzazione dell’opera non è tuttavia concluso: essa dovrà essere “consacrata” dal mondo istituzionale e resa pubblica attraverso l’inserimento in qualche mostra scientifica o la pubblicazione in qualche rivista di settore.

Riconoscere un capolavoro, in sintesi

Riassumendo, questa storia mi permette di chiarire quali sono i primi possibili passaggi per valorizzare un’opera storica, considerata di potenziale valore economico e culturale:

  1. analizzare l’opera dal vivo – possibilmente assieme a un restauratore – per prendere misure, identificare le tecniche, constatare lo stato conservativo e cercare eventuali tracce come firme, iscrizioni, etc.;
  2. raccogliere il materiale documentario sull’opera conservato in famiglia (es. lettere, testamenti, etc.);
  3. compiere uno studio bibliografico e archivistico completo per rintracciare possibili menzioni dell’opera in testi o documenti e per aver conferma delle tecniche artistiche del maestro identificato (es. che tipo di pigmenti e leganti usa, se il disegno preparatorio è riportato da un cartone, etc.);
  4. valutare di sottoporre l’opera aesami diagnostici(invasivi e non);
  5. considerare unintervento di restauro se il dipinto non è in un buono stato conservativo;
  6. provarne l’autenticità raccogliendo il consenso degli studiosi dell’artista;
  7. promuovere l’inserimento dell’opera in mostre scientifiche e in pubblicazioni di settore.

Il processo per dimostrare l’autenticità di un’opera, come abbiamo visto, può essere lungo e dispendioso, motivo per cui non è necessario applicarlo a tutte le opere possedute, ma solo a quelle con il maggiore potenziale.

Vera Canevazzi

Art Consultant

Vera Canevazzi è un’art consultant di Milano.

Si è formata come storica dell’arte rinascimentale presso l’Università degli Studi di Milano e la Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi di Firenze.

Ha lavorato nell’arte contemporanea in Italia e all’estero presso enti pubblici, gallerie d’arte e musei, tra cui il Chelsea Art Museum, la Galleria Lia Rumma, il Museo Pecci, la Galleria Mimmo Scognamiglio e la Cortesi Gallery, di cui è stata Direttrice fino al 2017.

Dal 2019 è professore a contratto presso l’Accademia di Belle Arti SantaGiulia di Brescia. Dal 2020 è consulente tecnico del Tribunale di Milano per l’arte del Novecento.

Nel 2020 ha pubblicato con la Franco Angeli Editore il libro “Professione Art Consultant”

Vera Canevazzi
Vera Canevazzi
Vera Canevazzi è un’art consultant di Milano. Si è formata come storica dell’arte rinascimentale presso l’Università degli Studi di Milano e la Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi di Firenze. Ha lavorato nell’arte contemporanea in Italia e all’estero presso enti pubblici, gallerie d’arte e musei, tra cui il Chelsea Art Museum, la Galleria Lia Rumma, il Museo Pecci, la Galleria Mimmo Scognamiglio e la Cortesi Gallery, di cui è stata Direttrice fino al 2017. Dal 2019 è professore a contratto presso l’Accademia di Belle Arti SantaGiulia di Brescia. Dal 2020 è consulente tecnico del Tribunale di Milano per l’arte del Novecento. Nel 2020 ha pubblicato con la Franco Angeli Editore il libro “Professione Art Consultant”
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU:Opere d’ArteConsulenti