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Quando l’eroe riposa: la fiamma vibrante di Medardo Rosso

Quando l’eroe riposa: la fiamma vibrante di Medardo Rosso

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Sharon Hecker
Sharon Hecker

22 Gennaio 2021
Tempo di lettura: 3 min
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Le sculture “velate” dell’artista torinese emanano un senso di fragilità commovente. Le sue quasi acquee increspature restituiscono il senso artistico dell’anti-eroe, la potenza del non apparire. E proprio per questo restano impresse, come un sussurro

Tra le tante cose difficili per le quali si ricorderà il 2020 ci sarà anche la caduta dei monumenti ai potenti conquistatori e colonizzatori. In Francia, quello dedicato al trafficante di esseri umani Jean-Baptiste Colbert, architetto del Code Noir (insieme delle leggi che governava la schiavitù negli avamposti coloniali), è stato cosparso di vernice rosso sangue. Nel Regno Unito, il monumento al mercante di schiavi Edward Colston a Bristol è stato rimosso dal suo piedistallo, legato con una corda, e gettato indecorosamente nel fiume Avon. Il gesto è stato ripreso e amplificato da Banksy su Instagram. Negli Stati Uniti, la statua di Cristoforo Colombo è stata ingloriosamente decapitata a Boston, e il memoriale confederato di Albert Pike rovesciato e bruciato dai manifestanti a Washington D.C.

Oltre un secolo fa, Medardo Rosso aveva concepito un altro modo di pensare ai monumenti. La sua idea era di “de-eroicizzarli”, rifiutando gli stereotipi tipici dei monumenti. Ad esempio, il fiero, coraggioso e virile Giuseppe Garibaldi, tradizionalmente raffigurato come un guerriero a cavallo o in posizione eretta come simbolo della vittoriosa unità d’Italia, diventa per Rosso, in un progetto per la città di Pavia, un Garibaldi seduto, triste, malinconico e riflessivo, non un eroico generale vittorioso, ma un vecchio meditabondo, che rappresenta una versione disillusa dell’Italia post-risorgimentale.

In un secondo progetto di monumento per Garibaldi destinato a piazza Cairoli a Milano, Rosso è ancora più audace: elimina del tutto la figura di Garibaldi, andando contro la tradizionale verticalità dei monumenti, creando invece un monumento orizzontale al popolo che lottò e partecipò al Risorgimento in tutta la sua diversità, piuttosto che la falsamente rassicurante figura paterna unica al vertice. Entrambi i monumenti sono stati rifiutati, ma ci mostrano che i monumenti possono commemorare senza rendere eroico l’argomento o il protagonista.

medardo rosso eroe
Aetas Aurea (The Golden Age), Medardo Rosso, tardo 1885-1886, cera su gesso, California Palace of the Legion of Honor.Questo file è reso disponibile nei termini della licenza Creative Commons CC0 1.0 Universal

Le opere di Rosso erano piccole. Rispetto alle sculture che raffiguravano i grandi uomini del suo tempo e del passato, centrate ed elevate su piedistalli alti, le sue sculture rappresentavano figure antieroiche appena intraviste, prese dalla vie moderne e dalla quotidianità, catturandone stati d’animo delicati e fugaci. Al posto del marmo, il suo materiale preferito divenne la cera, dando un ulteriore senso di fragilità alle sue figure. La sua arte ci commuove ancora oggi perché è poco eroica e non è prepotente.

Nel mio nuovo volume su Medardo Rosso, parlo di un altro modo di guardare le sue opere: ogni fusione porta con sé le imperfezioni della sua nascita, la sua suscettibilità all’ambiente circostante e gli effetti di luce e ombra sulle sue superfici. Questo è legato all’insolito modo in cui Rosso ha fuso le sue cere e i suoi bronzi, che rende visibile a noi la delicatezza del processo di fusione, mantenendo tutti gli errori e gli incidenti della sua creazione, comprese le bolle d’aria, gli squarci, i buchi, e le zone dove la forma in gelatina entro cui erano fuse le sue cere si è strappata o il bronzo liquido non ha raggiunto completamente la forma quando è stato versato nello stampo. Ogni diversa fusione porta le tracce e le cicatrici della sua realizzazione.

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Ecce puer , Medardo Rosso, 1906, gesso patinato. Milano, Galleria d’Arte Moderna © Comune di Milano

L’arte di Rosso, come diceva poeticamente l’artista Giovanni Anselmo, trasmette una sensazione vivida e palpitante, come una fiamma ardente, “vibra, non solo sulla superficie ma anche all’interno, come se avesse un cuore pulsante”. Rosso era un artista che sapeva percepire la fragilità negli altri, se non in sé stesso. I tratti del suo cupo Bambino ebreo o del suo etereo Ecce puer, il bambino colto di sorpresa nel primo raggio di luce del mattino, emergono a malapena da una massa di materia, e il suo Enfant malade ci ricorda gli effetti della sofferenza e della malattia.

La sua minuscola figura di un vecchio convalescente in ospedale, originariamente intitolata Après la visite, più tardi nota come Malato all’ospedale, ci ricorda la delicatezza, la vulnerabilità e la precarietà della nostra condizione umana quando siamo malati. Questa immagine, che ritrae il momento dopo che il visitatore ha lasciato il paziente in ospedale, mostra un transitorio stato psicofisico di stanchezza, una volta terminato lo sforzo e la performance di fronte a un visitatore. Come nelle immagini non eroiche di Garibaldi, in cui Rosso sceglie di mostrarci l’ex guerriero stanco e contemplativo piuttosto che l’eroe generale vittorioso sopra un cavallo, Après la visite ritrae un fragile malato in ospedale, una dichiarazione umana forte, non eroica, ma molto commovente.

Con l’augurio che potremo trovare la forza nelle nostre fragilità nel 2021.

Sharon Hecker
Sharon Hecker
Sharon Hecker, nata a Los Angeles e cresciuta a Tel Aviv, è storica dell’arte, curatrice, e autrice, specializzata in arte italiana moderna e contemporanea. Dopo collaborazioni con istituzioni museali come la Peggy Guggenheim Collection di Venezia e la Galleria Christian Stein, oggi fornisce consulenze sulla due diligence per l’arte a collezionisti privati, art lawyers, wealth managers, family offices, case d’aste e fiere.
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