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Il dilemma di Antigone: Pissarro, Cassirer e il Barone Thyssen Bornemisza

Il dilemma di Antigone: Pissarro, Cassirer e il Barone Thyssen Bornemisza

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Sharon Hecker
Sharon Hecker

14 Ottobre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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Cos’è il dilemma di Antigone? Quella lotta fra diritto e giustizia che per esempio la vicenda di Pissarro e del Barone Bornemisza ben illustra. La prima lezione in questo caso è che anche il retro dei quadri può dire molto sul loro autore e provenienza, soprattutto se illegale. Come per le opere che i nazisti trafugarono

Prologo: la vicenda di un quadro di Pissarro e del Barone che lo acquisì

Quando acquistate un quadro, verificate se sul retro vi siano etichette. La sua provenienza può essere individuata tramite queste tracce. Questa raccomandazione può soddisfare curiosità sulla storia del quadro e ad evitare brutte sorprese. Segnaliamo un caso recentemente deciso da una US District Court relativa a un quadro di Camille Pissarro, Rue St. Honoré, après midi, effet de pluie (1898).

L’opera, già di proprietà del mercante tedesco Paul Cassirer, fu trasferita per successione a Lilly Cassirer Neubauer, confiscata dalla Gestapo nel 1939, venduta a Berlino nel 1943. Ed acquistata, dopo vari passaggi, nel 1976 dal Barone Hans Heinrich Thyssen-Bornemisza che la conservò a Villa Favorita a Lugano. Il quadro fu venduto al Regno di Spagna nel 1993 insieme alla collezione del Barone per circa 350 milioni di dollari con vincolo di custodia presso il Palazzo Villahermosa di Madrid, ridenominato Thyssen-Bornemisza Museum. Il retro del quadro aveva conservato un frammento di etichetta che indicava il suo passaggio dalla Galleria Cassirer.

Camille Pissarro, Rue St. Honoré, après midi, effet de pluie, 1898

Il dibattito sul caso Pissarro – Barone Thyssen Bornemisza

Giuseppe Calabi

Gli eredi Cassirer hanno sostenuto che la provenienza dalla Galleria Cassirer avrebbe dovuto allertare il Barone.Il quale acquistò il dipinto senza avere verificato che la Gestapo lorazziò. Conseguentemente, il Barone non avrebbe legittimamente acquistato la proprietà dell’opera. Quindi, il titolo di acquisto del Regno di Spagna sarebbe stato viziato. Tuttavia, l’azione è stata respinta dalla corte in quanto la Spagna a causa del suo possesso pubblico, ininterrotto ed in buona fede (presunta) del dipinto per 6 anni, ne acquistò, indipendentemente dalla sua provenienza sospetta.

La corte americana ha concluso con l’amara considerazione che la legge spagnola appare incompatibile con i Washington Principles. I quali, adottati nel 2009 da 49 Stati, inclusa la Spagna, reclamano la restituzione delle opere trafugate durante l’epoca nazista agli eredi dei proprietari. Tuttavia la legge non può obbligare il Regno di Spagna ad adempiere ai propri obblighi morali. Si ripropone il dilemma di Antigone tra diritto e principi morali? Il fatto che l’opera sia fruibile in un museo visitato da milioni di persone può costituire un fattore dirimente?

Sharon Hecker

Dal punto di vista storico-artistico, era chiaro alla corte americana che una due diligence non fosse stata condotta. Questo nonostante il fatto che le etichette avrebbero dovuto destare
sospetti in chiunque avesse esaminato il dipinto. Dai rivenditori fino al Barone. Un frammento di etichetta conteneva la parola “VICTO”, che riferiva a Victoriastrasse 35, l’indirizzo della galleria Cassirer, la parola “BERLIN”. E anche le parole parziali “KUNST UND VE” (Kunst Und Verlagsanstalt, relativo alla galleria di Bruno e Paul Cassirer). Questa informazione è stata omessa dalla galleria dalla quale il Barone acquistò l’opera, che non indicò che la stessa proveniva dalla Germania. La corte ha qualificato il Barone come un sofisticato collezionista che avrebbe dovuto sapere che le opere di Pissarro avevano suscitato interesse nei collezionisti ebrei ed erano state oggetto di razzie durante il nazismo.

La buona fede del Barone vacilla

All’epoca dell’acquisto del dipinto vi erano numerosi esperti di Pissarro. Il Barone ne conosceva alcuni personalmente, tuttavia scelse di non consultarne alcuno. Non risulta che il Barone abbia consultato chi conosceva la storia della Galleria Cassirer. Né abbia chiesto alla galleria veditrice di fornirgli informazioni sulla provenienza dell’opera. Cosa questa che ogni collezionista dovrebbe fare, così come dovrebbe svolgere un’accurata due diligence prima di un acquisto. Risulta che il Barone abbia dichiarato al New York Times quanto segue. “Compro tutte le cose in Svizzera e negli Stati Uniti, ma come arrivano li non so. Non posso controllare tutto questo.”

Inoltre, risulta che nessuna delle molte mostre alle quali ha partecipato questo quadro abbia condotto una due diligence sulla provenienza dell’opera.

La vicenda del quadro di Pissarro dimostra che le etichette sono fondamentali

Le etichette sono fondamentali. Esse possono aiutare a determinare una catena di passaggi di proprietà e le esposizioni a cui l’opera abbia partecipato. Tuttavia, da sole non sono sufficienti. Esperti autonomi dal mercato dovrebbero infatti verificarne l’autenticità. Le etichette possono essere contraffatte o fatte invecchiare artificialmente, usando l’acquarello bruno o il tè. A volte, potrebbero non essere dell’epoca che pretendono di essere. Oppure possono essere rimosse. Nel caso del dipinto di Pissarro, qualcuno probabilmente le rimosse per evitare sospetti sulla confisca da parte della Gestapo. La corte ha concluso che l’indicazione “BERLIN” oltre al nome e all’indirizzo parziale della Galleria, sarebbero stati elementi sufficienti per meritare ulteriori verifiche.

Giuseppe Calabi

La complessità del caso nasce dal fatto che l’opera ha interessato tre giurisdizioni. Gli Stati Uniti (luogo di acquisto da parte del Barone), la Svizzera (luogo di domicilio del Barone all’epoca della vendita alla Spagna). E la Spagna, luogo dove attualmente si trova. Se valesse universalmenteil principio per cui nessuno può trasferire un diritto ad altri se non ne è titolare, il cui corollario è che nessuna opera rubata (o oggetto di razzia o di una vendita imposta da un regime dittatoriale) può essere acquistata da un terzo, principio accolto negli ordinamenti di common law, la Spagna non avrebbe potuto acquistare il Pissarro dal Barone.

Un principio purtroppo non riconosciuto ovunque

Tuttavia questo principio non è riconosciuto in molti ordinamenti di civil law. Fra questi, la Spagna e l’Italia. Qui, si dà rilevanza alla buona fede del terzo acquirente ed al prolungato possesso pubblico, ininterrotto ed indisturbato dell’opera per decidere chi ne sia il proprietario. In Italia, dopo 20 anni di possesso, anche un ladro può diventare proprietario di un’opera. Si ha però l’eccezione nel caso in cui l’opera sia stata rubata allo Stato, che non ne perde mai la proprietà. Quindi è fondamentale decidere in base a quale legge deve essere valutato il diritto del possessore finale. Nel caso in esame, la corte americana ha stabilito che la legge applicabile fosse la legge spagnola, luogo dove si trova l’opera. Con buona pace degli Washington Principles. La decisione sarebbe stata a favore degli eredi Cassirer se la Spagna ed il Barone avessero scelto nel contratto la legge americana.

Sharon Hecker

Nonostante la legge spagnola non possa imporre la restituzione del dipinto agli eredi Cassirer, rimane la sensazione che giustizia non sia stata resa. Date le conoscenze attuali relative a questo dipinto, il Regno di Spagna si sente a suo agio nell’esporre quest’opera come propria a milioni di visitatori? Oggi l’accresciuta sensibilità nei confronti dell’arte saccheggiata dai nazisti e la coscienza sempre più diffusa che questi beni vadano restituiti dovrebbero suggerire una valutazione differente. La corte riconosce di non avere conciliato principi morali e norme di diritto. Può questo dilemma essere meglio risolto dal tribunale dell’opinione pubblica?

Il Barone Hans Heinrich von Thyssen-Bornemisza con sua moglie Carmen Cervera
Sharon Hecker
Sharon Hecker
Sharon Hecker, nata a Los Angeles e cresciuta a Tel Aviv, è storica dell’arte, curatrice, e autrice, specializzata in arte italiana moderna e contemporanea. Dopo collaborazioni con istituzioni museali come la Peggy Guggenheim Collection di Venezia e la Galleria Christian Stein, oggi fornisce consulenze sulla due diligence per l’arte a collezionisti privati, art lawyers, wealth managers, family offices, case d’aste e fiere.
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