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MiArt 2018: l’arte contemporanea si conferma un trend positivo

MiArt 2018: l’arte contemporanea si conferma un trend positivo

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

20 Aprile 2018
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  • MiArt 2018: incremento quali-quantitativo sotto ogni aspetto.

  • Il ruolo chiave della città di Milano nel rendere la kermesse ormai la più importante in Italia nel suo genere.

  • La soddisfazione di galleristi, stampa, collezionisti. Passando per Fondazione Fiera Milano (che ha fatto shopping…).

  • Il ruolo di Intesa Sanpaolo.

Ha chiuso i battenti con successo la XXIII edizione della kermesse milanese dedicata all’arte contemporanea. Un solido incremento di vendite, collezionisti e presenze specializzate da tutto il mondo fanno già pensare al 2019. E il merito è soprattutto di Milano.

MiArt, ovvero la conferma di un successo. La fiera internazionale dell’arte moderna e contemporanea diretta da Alessandro Rabottini si è chiusa in positivo. L’edizione del 2018 ha registrato un incremento delle vendite in tutte le sette sezioni (Established Contemporary, Established Master, Emergent, Generations, Decades, On demand, Object) della fiera già a partire dalle prime ore dell’anteprima “vip” di giovedì 12 aprile alle 12.00. Vendite che sono poi felicemente proseguite per tutta la durata dell’evento. I numeri: 11.396 sono state le presenze di vip internazionali (collezionisti da 25 paesi, consulenti d’arte, curatori e direttori di museo, fondazioni private); oltre 1.500 i giornalisti accreditati, 184 le gallerie. Queste ultime si sono contraddistinte per l’elevata progettualità dell’esposizione. Aspetto molto apprezzato, e considerato a volte di livello museale. Ma è stata la città di Milano in quanto tale a rappresentare il fattore chiave del successo di MiArt. Negli stessi giorni della fiera, e oltre, la città ha offerto molte mostre satelliti di elevato livello qualitativo. E’ che, per dirla con Almine Rech della Almine Rech Gallery (Parigi, Bruxelles, Londra, New York, sezione Established Contemporary), Milano da qualche anno sta vivendo un nuovo Rinascimento. Ed è vero. Il capoluogo lombardo è diventato con gli anni Dieci del nuovo millennio inaspettatamente attraente e cool, sia per i connazionali che per i visitatori internazionali. Diventando sempre più cosmopolita. Su tale sfondo, MiArt si colloca come un propulsore della vita culturale milanese. Il fatto poi che la fiera si svolga nei giorni appena prima della settimana del design ne amplifica la visibilità e di conseguenza l’appetibilità commerciale. I collezionisti italiani si confermano molto attivi, mostrandosi interessati sia agli artisti emergenti che ai consolidati.

Il direttore Alessandro Rabottini ha espresso così la sua soddisfazione: “Sono estremamente grato nei confronti dei nostri espositori per l’impegno che hanno profuso nella realizzazione degli stand, portando una qualità e un rigore che hanno entusiasmato il nostro pubblico. Desidero, inoltre, ringraziare i moltissimi collezionisti italiani e stranieri che ci hanno gratificato con la loro presenza per l’energia e l’interesse che hanno portato tra i corridoi della fiera. La mia gratitudine va anche alle istituzioni pubbliche, alle fondazioni private e agli spazi non-profit che hanno animato una incredibile e densissima edizione della Milano Art Week”. E conclude, confermando le sensazioni di tutti: “Il loro lavoro ha confermato lo statuto di Milano come una destinazione culturale ormai saldamente presente nella geografia internazionale”. La soddisfazione degli espositori è ben espressa da gallerie dell’Established Contemporary come quella napoletana di Alfonso Artiaco: “Miart conferma la sua capacità espansiva con significative presenze internazionali che hanno dato un forte dinamismo alla fiera. Sono molto felice dei risultati conseguiti, questo sicuramente è frutto dello sforzo fatto dalle gallerie e che un pubblico all’altezza ha premiato”. Senza dimenticare quello che forse è il segreto del successo della fiera: “MiArt è la nuova piattaforma per l’arte moderna e contemporanea in Italia. La fiera è il connubio perfetto di attenzione curatoriale ed efficacia commerciale.” (Simone Battisti, Gladstone Gallery, New York – Bruxelles (sezione Established Contemporary). Connubio che è piaciuto molto anche a chi era all’esposizione per la prima volta.

Photo courtesy Alessandro Fazzini @alexstreetphoto

Come Yuli Karatsiki delle Kalfayan Galleries (Atene, Salonicco, sezione Established Contemporary): “Abbiamo partecipato a miart per la prima volta e sicuramente torneremo il prossimo anno! La qualità della fiera e la partecipazione dei visitatori riflette pienamente il carattere internazionale e il dinamismo di Milano, offrendo un grande potenziale di visibilità e di vendite.” Gian Enzo Sperone dell’omonima galleria newyorkese poi chiosa con una vera e propria dichiarazione d’amore alla città: “Con buona pace di altre destinazioni internazionali, io preferisco stare a Milano, città moderna, efficiente e gradevole, animata da una rete molto varia di musei e con un’ottima accoglienza. La fiera è bella ed è ormai la prima in Italia”. Da segnalarsi per questa edizione anche l’ampliamento del fondo di acquisizione della fondazione Fiera Milano: June Crespo (P420, Bologna), Lisa Dalfino e Sacha Kanah (Clima, Milano), Paolo Icaro (Francesca Minini, Milano), Jochen Lempert (ProjecteSD, Barcellona), Diego Marcon (Ermes-Ermes, Vienna), Luca Monterastelli (Deweer, Otegem), Matt Mullican (MAI 36, Zurigo), Torbjørn Rødland (Rodolphe Janssen, Bruxelles).

Photo courtesy Alessandro Fazzini @alexstreetphoto

Al successo di MiArt 2018 ha contribuito in modo sostanziale Intesa Sanpaolo Private Banking, per il primo anno sponsor principale dell’evento. L’apporto dell’istituto non è stato solo economico, ma anche contenutistico. La banca private ha infatti organizzato un ciclo di incontri dal titolo “L’arte di collezionare arte” su temi pratici del collezionismo quali fisco, normativa e prospettive di investimento.

Alberto Fiz, Maria Grazia Longoni Palmigiano, Marina Mojana, Claudio Palmigiano. Photo courtesy Alessandro Fazzini @alexstreetphoto
Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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