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Offerte garantite per dare liquidità al mercato dell'arte

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Giuseppe Calabi
Giuseppe Calabi

26 Febbraio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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Con le “guaranteed sales” e gli “irrevocable bid” il mondo del mercato dell’arte e delle aste in particolare ha preso a prestito dagli exchange strumenti per favorire gli scambi e la liquidità, tavolta a dispetto dell’opacità informativa

E’ opinione diffusa che il mercato dell’arte sia un mercato poco liquido e caratterizzato da opacità. Con riguardo alla scarsa liquidità, la vendita di un’opera d’arte può richiedere mesi senza che vi sia la garanzia di un risultato conforme alle aspettative del proprietario.

Con riferimento all’opacità, soprattutto dove è presente un intermediario, chi vende frequentemente non è a conoscenza dell’ammontare finale pagato dall’acquirente e di quali commissioni siano corrisposte all’intermediario, così come chi acquista non sa come sia ripartito l’ammontare totale pagato tra venditore e intermediario. Soprattutto nelle aste internazionali, il mercato ha ideato strumenti per ovviare al primo dei problemi, ma non
il secondo: le guaranteed sales e gli irrevocable bids.

Nel 1973, una casa d’aste internazionale adottò il sistema delle vendite garantite in relazione ad una importante collezione. Negli ultimi anni, dopo la battuta d’arresto del mercato causata dal default Lehman Brothers, il sistema delle vendite garantite dalle case d’asta ha ripreso a funzionare: all’asta Sotheby’s del 14 maggio 2018, il Nu couche (sur le côté gauche) di Modigliani, aggiudicato per la cifra record di $ 157.200.000 era una vendita garantita.

Le garanzie sono accordi mediante cui il mandante/venditore affida la sua opera o collezione ad una casa d’aste, la quale gli garantisce che, indipendentemente dal risultato dell’asta, il venditore riceverà un minimo garantito per l’opera o la collezione. L’ammontare garantito non è comunicato al pubblico, ma se un’opera è oggetto di garanzia, la descrizione del lotto è accompagnata da un simbolo (ad esempio, il simbolo#), che viene
descritto nel catalogo.

Quali sono le conseguenze di una garanzia?

Se l’opera non viene aggiudicata, la casa d’aste acquista la proprietà del lotto e paga al venditore l’intero ammontare della garanzia pattuita. Se il lotto viene aggiudicato ad un prezzo inferiore a quello garantito, l’aggiudicatario acquista la proprietà del lotto e la casa d’aste paga al proprietario il prezzo di aggiudicazione e la differenza tra l’ammontare garantito e il prezzo di aggiudicazione.

Se il lotto viene aggiudicato ad un prezzo superiore all’ammontare garantito, l’aggiudicatario acquista la proprietà del lotto, il venditore riceve il garantito, mentre la differenza tra il garantito ed il prezzo di aggiudicazione è ripartita tra la casa d’aste ed il venditore. Nell’ambito delle irrevocable bids un terzo, potenziale aggiudicatario, si impegna ad un’offerta irrevocabile per un lotto prima dell’asta e può partecipare ai rilanci.

Le conseguenze dell’offerta irrevocabile

Le conseguenze che l’offerta irrevocabile ha sulla vendita del lotto possono essere di due tipi:
■ Il lotto viene aggiudicato all’irrevocable bidder al prezzo offerto (o anche ad un prezzo maggiore in caso di rilanci) e la casa d’aste gli riconosce un compenso (per l’impegno assunto prima dell’asta), che può essere oggetto di compensazione con il prezzo di aggiudicazione;
■ Il lotto viene aggiudicato a un terzo: la casa d’aste riconosce all’irrevocable bidder una corposa porzione della commissione dell’acquirente. Anche gli irrevocable bids sono indicati in catalogo (ad esempio, con il simbolo#). Tuttavia, l’ammontare dell’offerta è conosciuto solo dalla casa d’aste.

Le criticità

Le vendite garantite e le offerte irrevocabili presentano alcune criticità.
Infatti, da una parte hanno il vantaggio, per il venditore, di garantire la certezza dell’aggiudicazione e (in considerazione dell’interesse diretto della casa d’aste) di una più intensa attività di marketing prima della vendita. Per la casa d’asta, le vendite garantite aumentano la possibilità di assicurarsi le opere di maggior pregio e più contese nel mercato (coveted works).
D’altra parte, le vendite garantite (soprattutto se accompagnate da un irrevocable bid da parte di un terzo) introducono nel mercato delle aste una forte distorsione della parità delle informazioni e della trasparenza tra i potenziali acquirenti e aumentano le possibilità di conflitto di interessi. Inoltre, costituiscono operazioni ad alto rischio: la casa d’aste garante, in caso di invenduto, deve pagare una somma spesso elevatissima, ricevendo in contropartita l’opera, che non sempre sarà rivendibile in tempi brevi.

Insomma, vale anche in questo caso il noto principio: sono possibili elevati guadagni, ma anche altrettanto elevati rischi di perdita. Inoltre, nelle vendite garantite la stessa casa d’aste ha un interesse finanziario nel lotto oggetto di garanzia. Nel caso delle offerte irrevocabili, i partecipanti all’asta non godono dello stesso level playing field: chi fa un’offerta irrevocabile ha maggiori informazioni degli altri, ad esempio conosce il prezzo di riserva del
lotto, oltre ad avere un interesse economico rappresentato dalla commissione concordata con la casa d’asta per la formulazione dell’offerta irrevocabile. In Italia si ritiene che le garanzie da parte delle case d’asta non siano consentite in quanto assimilabili ad un’attività di finanziamento da parte di un operatore professionale, che è oggetto di una espressa riserva legislativa (Tub).

È tuttavia indubbio che qualora le stesse fossero consentite, avrebbero il pregio di accrescere la liquidità nel mercato, azzardando un paragone tra le case d’aste ed i market makers del mercato finanziario, ossia coloro che si propongono sui mercati regolamentati, su base continua, come disposti a negoziare in contropartita diretta acquistando e vendendo strumenti finanziari ai prezzi da essi definiti. Ovviamente, l’ammissione delle vendite garantite comporterebbe la necessità di sottoporre l’attività delle case d’aste che le offrano come servizio ai propri clienti al controllo della Vigilanza.

Per quanto riguarda gli irrevocable bids, una legittima domanda sorge se essi debbano essere oggetto di totale disclosure al mercato oppure possano rimanere informazione riservata tra la casa d’aste e l’offerente. Tornando all’analogia tra mercato finanziario e mercato dell’arte, se si considerano i requisiti di disclosure imposti sugli intermediari del mercato finanziario dalla Mifid 2, si potrebbe sostenere che una maggiore trasparenza potrebbe
essere un beneficio per gli altri partecipanti al mercato. Ciò anche ove si ragioni sul fatto che uno dei principi della Mifid2 (che non è ovviamente applicabile al mercato dell’arte), è che l’esistenza, la natura e l’ammontare di incentivi a soggetti diversi dal cliente è vietata. Insomma, questa breve disamina può condurre ad una conclusione (provvisoria): ammettiamo pure le guaranteed sales e gli irrevocable bids, ma il mercato deve essere più regolato per garantire stabilità, trasparenza e correttezza delle transazioni.
To be continued.

Giuseppe Calabi
Giuseppe Calabi
Senior partner dello studio legale CBM & Partners, è esperto di diritto dell’Arte ed ha partecipato ai lavori di riforma del Codice dei Beni Culturali. È consulente legale di Consorzio Netcomm. È inoltre membro della commissione sul diritto d’autore dell’Associazione Italiana Editori (AIE) e del comitato per lo sviluppo e la tutela dell’offerta legale di opere digitali costituito dall’Agcom.
Il presente articolo costituisce e riflette un’opinione e una valutazione personale esclusiva del suo Autore; esso non sostituisce e non si può ritenere equiparabile in alcun modo a una consulenza professionale sul tema oggetto dell'articolo.

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