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Licenziate le nuove regole per la circolazione dei beni

Licenziate le nuove regole per la circolazione dei beni

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Giuseppe Calabi
Giuseppe Calabi

17 Agosto 2018
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Con i recenti due decreti del Ministero dei beni culturali sono stati modificati i criteri di valutazione adottati dagli Uffici Esportazione e disciplinato il regime di circolazione internazionale di beni culturali in entrata ed in uscita dal Paese – Un passo avanti verso una minore burocrazia

Con decreti a firma dell'(ex) Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini,la riforma della circolazione internazionale dei beni culturali avviata con la legge annuale per il mercato e la concorrenza (legge 4 agosto 2017, n. 124) ha avuto finalmente attuazione. I decreti n. 537 del 6 dicembre 2017 e n. 246 del 17 maggio 2018 hanno rispettivamente introdotto nuovi criteri per la concessione o il diniego dell’attestato di libera circolazione (che sostituiscono le linee guida del ministero della Pubblica istruzione del 1974) e le condizioni, modalità e procedure per la circolazione internazionale di beni culturali, come previsto dall’art. 1 co. 176 della Legge Concorrenza.

Mentre il decreto ministeriale n. 537/2017 ha modificato i criteri di valutazione adottati dagli Uffici Esportazione, precisandoli e limitando dunque la sfera di discrezionalità dell’amministrazio- ne, il decreto ministeriale n. 246/2018 ha disciplinato il regime di circolazione internazionale di beni culturali in entrata ed in uscita dal territorio italiano.

Il secondo dei due decreti contiene nuove norme in materia di rilascio su richiesta di Certificati di Avvenuta Importazione extra Ue e di Avvenuta Spedizione da paesi dell’Ue (i cosiddetti CAS e CAI) che sostituiscono le previ- sioni del R.D. 30 gennaio 1913 n. 363 e nuove norme in tema di autocertificazione, di soglie di valore e di licenza di esportazione. Le conseguenze relative alla riforma della regolamentazione del CAS e CAI hanno implicazioni di grande rilievo: infatti, un bene culturale munito di CAS o CAI può uscire nuovamente dal territorio italiano nei successivi cinque anni (rinnovabili su richiesta, prima della scadenza) senza bisogno di un controllo all’esportazione, che sia destinato ad un paese UE o Extra UE ed è esonerato dalle norme di tutela generalmente applicate a tutti i beni culturali che si trovino sul territorio italiano: un’opera in “temporanea importazione artistica” non può essere notificata, Il decreto n. 246/2018 ha come scopo quello di garantire l’effettiva provenienza di un bene culturale da un determinato Stato estero. Esso quindi prevede che la richiesta, per essere accolta, debba essere corredata da documentazione che ne attesti la provenienza dal paese straniero (ad esempio, la fattura d’acquisto ed i documenti di spedizione). Grazie al decreto dello scorso maggio ottiene una definizione più precisa anche l’autocertificazione delle cose d’interesse culturale realizzate da meno di 70 e da oltre 50 anni da artisti non viventi, soprattutto per ciò che concerne la potestà dello Stato di dichiarare le stesse di interesse eccezionale entro 60 giorni dalla data dell’inserimento dell’autocertificazione nel Sistema informativo del ministero (SUE).

Altra novità riguarda la l’acquisto coattivo che, grazie a un’interpretazione analogica dell’art. 70 del Codice dei Beni Culturali, diventa possibile, al valore dichiarato nell’autocertificazione, anche per un un bene autocertificato e destinato all’uscita. Il decreto ha disciplinato anche l’autocertificazione delle cose con più di 70 anni dalla loro creazione, ma con valore inferiore a 13.500 euro, prevedendo come per i beni tra 50 e 70 anni la procedura in base alla quale la cosa sotto la soglia possa essere dichiarata di eccezionale interesse ovvero di interesse particolarmente importante. Anche per questi beni è previsto l’acquisto coattivo. Sempre in relazione alle soglie di valore, che inizialmente avevano sollevato numerose critiche da parte dei funzionari del Ministero, timorosi che dietro lo schermo di una soglia di valore (ancorché molto bassa; in Inghilterra e Francia per i dipinti la soglia è 150.000 euro!) potessero uscire beni di inestimabile valore storico o artistico, il D.M. 246/2018 definisce i criteri per l’individuazione del valore di un bene: ad esempio, se viene venduto all’asta oppure è oggetto di una compravendita a trattativa privata, il valore è quello che risulta dal verbale di aggiudicazione o dalla fattura, al netto di commissioni di intermediazione o spese assicurative o di trasporto. Per quanto riguarda invece la licenza di esportazione in relazione ai beni la cui esecuzione risalga a un periodo compreso tra i 50 e i 70 anni fa, e siano opere di autori defunti, il decreto 246/2018 chiarisce che, a meno che i beni da esportare non siano dichiarati di eccezionale interesse, essa è necessaria per i beni con valore superiore alle soglie del regolamento CE 116/2009, ed è obbligatoria, nel senso che l’Ufficio Esportazione è tenuto a concederla.

All’appello, mancano tuttora i decreti attuativi in materia di anagrafe e passaporto europeo delle opere d’arte, che dovrebbero essere emanati entro il 2019. È prematuro esprimere giudizi e conclusioni sulla riforma e sui suoi effetti sul mercato dell’arte in Italia: tuttavia, a mio avviso essa rappresenta un primo importante passo verso un sistema della circolazione delle opere d’arte caratterizzato da una maggiore fluidità e minore burocrazia, che guardi veramente alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio culturale nel nostro paese.

Giuseppe Calabi
Giuseppe Calabi
Senior partner dello studio legale CBM & Partners, è esperto di diritto dell’Arte ed ha partecipato ai lavori di riforma del Codice dei Beni Culturali. È consulente legale di Consorzio Netcomm. È inoltre membro della commissione sul diritto d’autore dell’Associazione Italiana Editori (AIE) e del comitato per lo sviluppo e la tutela dell’offerta legale di opere digitali costituito dall’Agcom.
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