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Leoncillo e la sua fedeltà alla ceramica

Leoncillo e la sua fedeltà alla ceramica

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Matteo Lampertico
Matteo Lampertico

31 Marzo 2021
Tempo di lettura: 3 min
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Fra gli scultori italiani che utilizzano la ceramica, Leoncillo è forse il meno noto. La sua fedeltà esclusiva a questa tecnica non ha facilitato la sua notorietà.  Eppure, già a partire dagli anni trenta e quaranta,  i migliori storici dell’arte – primo fra tutti Roberto Longhi che gli dedica una fondamentale monografia  – si accorgono  di lui

Leoncillo è forse il meno conosciuto fra gli scultori italiani che utilizzano la ceramica. Lucio Fontana e Fausto Melotti, che hanno raggiunto in questa tecnica risultati eccellenti, sono diventati celebri grazie alle opere pittoriche (il primo) e alle sculture in metallo (il secondo), e solo di recente sono stati riconsiderati per la produzione ceramica. Leoncillo è sempre invece rimasto fedele in modo esclusivo a questa tecnica e questo certo non ha facilitato la sua notorietà.  Eppure, già a partire dagli anni trenta e quaranta,  i migliori storici dell’arte – primo fra tutti Roberto Longhi che gli dedica una fondamentale monografia  – si accorgono  di lui. Anche i musei, e specialmente la Galleria d’arte Moderna di Roma che ne custodisce autentici capolavori, raccolgono le sue opere in tempi non sospetti.

Nonostante questo per il grande pubblico Leoncillo è più un nome che una figura precisa cui ricollegare immediatamente una sequenza precisa di opere. Mi trovo quindi obbligato a ricordare alcuni essenziali informazioni.

Nato a Spoleto nel 1915, Leoncillo Leonardi è più giovane di Melotti e Fontana di circa 15 anni. Vive e lavora fra Spoleto e Roma e si spegne nel 1968, nello stesso anno in cui muore Fontana. Il suo percorso è in tutto e per tutto simile a quello di altri artisti romani. Ha una formazione accademica, un periodo iniziale figurativo, molto legato alla scuola romana di Scipione e Mafai, e nel dopoguerra si apre alle novità cubiste. Negli anni cinquanta, come Capogrossi e Fontana, ha il coraggio di rinnegare il passato e di sperimentare nuove idee.

Leoncillo e la sua fedeltà alla ceramica
Leoncillo Leonardi, Trofeo, 1941, ceramica smaltata, 130 x 36 x 36 cm

Non è un passaggio scontato: per un artista che aveva raggiunto se non la fama ma quantomeno la notorietà, ci vuole molto coraggio per rimettersi in discussione. Dall’oggi al domani gli artisti d’avanguardia – Picasso docet –   fanno tabula rasa dei risultati raggiunti e ripartono da zero. Non è solo una scelta artistica, ma anche una scelta di vita, che comporta la rinuncia a molti clienti e a molte commissioni pubbliche. Leoncillo fa lo stesso, anche se la rottura con il passato è meno brusca e più graduale rispetto a quella di Capogrossi e di Fontana. E’ così che le figure fantastiche di ascendenza barocca che uscivano, grondanti di colore, dai forni dell’artista spoletino lasciano spazio a forme di ascendenza naturale, colate di lava scura o color terra, rischiarate a volte da gocce di colore rosso e attraversate da solchi profondi, in tutto simili ai tagli di Fontana.

Leoncillo Leonardi, Trofeo, 1941, ceramica smaltata, 130 x 36 x 36 cm

La materia e non la forma diventa protagonista della creazione artistica. Da questo punto di vista, possiamo leggere le opere informali di Leoncillo in parallelo a quelle di Fautrier: non solo si rinuncia alla figura, ma anche all’organizzazione dell’opera d’arte basata sul disegno. In questo caso la scultura in terracotta o in ceramica, per gli stessi materiali utilizzati, si confonde con una creazione naturale. Non credo che sia casuale che le sculture di Leoncillo abbiano gli stessi colori e le stesse tonalità spente e ribassate dei sacchi di Burri, in cui i colori vivaci vengono usati con grande parsimonia. Entrambi gli artisti sono di origine umbra, lavorano esattamente negli stessi anni e negli stessi luoghi, e certo si sono studiati l’un l’altro. Nel 2016 , in una bellissima mostra della Fondazione Carriero a Milano intitolata “Forma della materia”, le opere di Leoncillo sono state accostate a quelle di Fontana.

Leoncillo Leonardi, Centralinista, ceramica smaltata, 113 x 62 x 30 cm

Negli anni cinquanta il dialogo fra i due è fittissimo, ma a partire dai primi anni sessanta Fontana compie un ulteriore capovolta, e questa è la sua grandezza. I toni terrosi, la materia pastosa e lavorata delle tele degli anni cinquanta, le superfici rugose delle sculture vengono gradualmente sostituiti con superfici specchianti e colori primari, che diventano sempre più accesi, fino a richiamare la pop art americana. Su questa strada Leoncillo non lo segue. Purtroppo la sua prematura scomparsa ci impedisce di capire gli ulteriori sviluppi del suo percorso, ma una cosa è certa: è fra i più importanti scultori italiani di questo secolo, ed è finalmente venuto il momento di riconoscerlo.

leoncillo ceramica
Leoncillo Leonardi, San Sebastiano, 1961, terracotta, 52 x 20 x 7 cm
Matteo Lampertico
Matteo Lampertico
Laureato in storia dell’arte, Matteo Lampertico ha lavorato per oltre dieci anni nella case d’asta, prima a Finarte e poi a Christie’s, come esperto di arte moderna e contemporanea. Nel 2007 ha aperto una galleria a Milano e nel 2015 uno spazio a Londra in Old Bond Street., con le quali ha partecipato ad alcune delle più importanti fiere del settore, sia in Italia che all’estero. Ha collaborato a lungo con il Giornale dell’arte , per il quale ha tenuto una rubrica specializzata sul mercato.
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