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Edonismo e reti neurali, una nuova valutazione dell’arte

Edonismo e reti neurali, una nuova valutazione dell’arte

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Alessandro Montinari
Alessandro Montinari

02 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Combinare neuroni artificiali e metodo edonico per valutare un asset illiquido come l’arte? Si può. In principio fu Banca Intesa Sanpaolo che nel bilancio chiuso al 31 dicembre 2017, valorizzò al fair value la parte più pregiata del suo imponente patrimonio artistico. Da lì in poi la stima al valore corrente delle opere d’arte ai fini contabili è diventata una necessità

La valorizzazione delle opere d’arte secondo il valore di mercato corrente (fair value) si arricchisce di un nuovo metodo proposto da Deloitte in collaborazione con Aequo. L’approccio combina i risultati derivanti dall’applicazione di un metodo edonico con quelli ottenuti da un modello matematico composto da neuroni artificiali (rete neurale) a cui si aggiunge un Benchmark Approach.

In estrema sintesi e per semplificare si tratta di un modello integrato in cui, con ilprimo step, si tende a stimare il valore dell’opera sulla base di un modello di regressione lineare in cui la valutazione è basata sulla correlazione tra il valore riconosciuto dal mercato su precedenti transazioni e l’importanza delle caratteristiche significative dell’opera quali: la data dell’asta, la casa d’asta, l’artista, il supporto, la dimensione e il soggetto dell’opera. Con il secondo step si definisce oggettivamente un portafoglio di riferimento per il mercato (GOP, Growth-Optimal-Portofolio) che utilizza l’intelligenza artificiale e un database contenente le informazioni utili su quella categoria di beni.

I due criteri vengono utilizzati insieme, da un lato, per superare i limiti dell’approccio edonico quando, per particolari opere d’arte, non sono disponibili dati sufficienti ai fini statistici e, dall’altro, perché, come per tutte le valutazioni ai fini del financial reporting, avere un dato di confronto è utile.

Il margine di errore, o meglio di discordanza rispetto al valore di mercato su 500 portafogli casuali di 100 opere, viene quantificato intorno allo zero con il metodo proposto.

Questa forma di valutazione è alternativa al Metodo di mercato che mira ad individuare le transazioni più recenti e simili per caratteristiche all’opera da valutare ma che in alcuni casi può presentare i limiti derivanti dalle caratteristiche del settore come opacità e poca trasparenza. Allo stesso modo è alternativo ad un altro metodo utilizzato per la determinazione del valore corrente delle opere e cioè quello basato su sondaggi e interviste a un campione di persone per determinare la loro disponibilità a pagare o ad accettare un compenso per un determinato bene culturale.

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La valutazione delle opere d’arte risulta particolarmente complessa per diversi fattori tra cui la volatilità dei prezzi, il limitato numero di transazioni che riguardano la stessa opera, la mancanza di trasparenza, tematiche legate alla autenticità e provenienza dell’opera, l’unicità dell’opera e la mancanza di riferimenti certi, la dipendenza al gusto personale dell’acquirente. L’approccio proposto è teso all’ottenimento di stime di valore teorico oggettive, confortate reciprocamente, che come tali possono rappresentare un riferimento utile ai fini del mercato e del financial reporting.

In principio è stata Banca Intesa San Paolo che, per la prima volta nel bilancio chiuso al 31 dicembre 2017, ha valorizzato al fair value la parte più pregiata del suo imponente patrimonio artistico. Un valore di 271 milioni di euro per 3.500 opere, rispetto alle 30 mila in possesso, selezionate in base al valore storico critico ed economico, con un mercato di riferimento spesso internazionale, passaggi in asta frequenti e serie di prezzi complete.

In quel caso per la valutazione economica si è abbandonato il “criterio del costo” e si è fatto ricorso, per le sole opere più importanti, a perizie prodotte da altri soggetti come case d’aste e periti specializzati in campi specifici. Il “valore di mercato corrente” è stato assunto nella piena consapevolezza dei limiti imposti dalla normativa nazionale che deprime il valore potenziale che le opere potrebbero riscontrare sui mercati internazionali e con la peculiarità dell’iscrizione del valore in un bilancio certificato di un’impresa quotata.

L’arte è stata così riconosciuta come vero e proprio asset patrimoniale da una delle principali banche europee e dunque dall’intero mondo finanziario. Da asset class secondario le opere sono diventate bene su cui investire.

Da quel bilancio in avanti la stima al valore corrente delle opere d’arte ai fini contabili è diventata una necessità per istituti finanziari, imprenditori, piccole e medie imprese, family office, investitori privati e private equity che hanno in tal modo la possibilità di effettuare una piena valorizzazione del loro patrimonio artistico o di rivalutare il patrimonio in garanzia.

alessandro@we-wealth.com

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All picures are courtesy Deloitte
Alessandro Montinari
Alessandro Montinari
Specializzato in diritto tributario presso la Business School de Il Sole 24 ore e poi in diritto e fiscalità dell’arte, dal 2004 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano ed è abilitato alla difesa in Corte di Cassazione. La sua attività si incentra prevalentemente sulla consulenza giuridica e fiscale applicata all’impiego del capitale, agli investimenti e al business. Collabora da più di un decennio con uno studio boutique del centro di Milano.
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