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Damien Hirst: uno squalo (in formaldeide) per amico

Damien Hirst: uno squalo (in formaldeide) per amico

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Chiara Massimello
Chiara Massimello

25 Aprile 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Dallo squalo alle farfalle, passando per le mosche, il lavoro del britannico Damien Hirst non passa mai inosservato. Soprattutto, il suo lavoro è noto anche a chi non ama particolarmente l’arte

Uno squalo in formaldeide, farfalle iridescenti imprigionate in lacca brillante, pillole colorate in cabinets per medicinali, esplosioni ipnotiche di colore in movimento. Un teschio ricoperto da più di 8000 diamanti, superfici nere incrostate di corpi di mosche, spot paintings multicolori perfettamente allineati.

Damien Hirst non passa mai inosservato e il suo lavoro è noto anche a chi non ama del tutto l’arte. I giudizi su di lui sono controversi, poiché alcuni ritengono che le sue opere non si possano definire “arte” e lo accusano di produrre più per il “mercato” che per autentica ispirazione, affidando la realizzazione del lavoro a numerosi assistenti. Ogni sua mostra fa discutere e scandalizza, a partire da “Freeze”, l’esposizione, organizzata nel 1988, con un gruppo di studenti del Goldsmith College, in un magazzino di Londra, che diede origine al movimento degli Young British Artists, fenomeno divenuto rapidamente celebre anche grazie al supporto del collezionista e mercante, Charles Saatchi.

Da allora, Damien Hirst non ha mai smesso di essere sorprendente e provocatorio e le sue opere riflettono e interpretano perfettamente il nostro tempo e le sue contraddizioni: la vita e la morte, la bellezza e la crudeltà, la moralità e l’immoralità. Sono dirette e audaci, a volte violente, ma sempre inebrianti e geniali.

Lo squalo di Damien Hirst: l’impossibilità fisica della morte

Se un animale imbalsamato è esposto in un museo di storia naturale non desta alcuno scalpore, ma se uno squalo in formaldeide è esposto alla Tate Modern, ecco che lo spettatore è destabilizzato, turbato e costretto a riflettere sulla crudeltà, la paura, la vita oltre la morte e le prospettive della scienza nel mondo contemporaneo.

Accade così che, nel 1991, Hirst realizza “The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living”, una delle sue opere più note, un’icona dell’arte contemporanea. Uno squalo tigre, lungo più di 4 metri, conservato in un enorme contenitore di formaldeide che pesa più di due tonnellate. Come per molti altri lavori di Hirst, il titolo è parte integrante dell’opera, che non si chiama “Lo squalo”, ma “L’impossibilità fisica della morte nella mente di un essere vivente”.  Una riflessione e una provocazione. Guardando l’opera, dapprima ci emoziona l’imponenza e la bellezza dell’animale: enorme, spaventevole, pronto a uccidere ferocemente. Poi, è inevitabile cogliere il senso di eterno. La morte, un silenzio gelante, un senso di impassibilità. Lo squalo resterà così per sempre, in bilico tra arte e scienza, colto nella sua eterna bellezza.

Visto così, poco importa che l’hedge fund manager americano Steve Cohen abbia deciso di comprare l’opera,  nel 2004, per $12milioni, ma certo questo ha reso Hirst uno degli artisti più costosi nel mondo dell’arte contemporanea.

Non c’è una tematica personale nel lavoro di Damien Hirst, ma tematiche scatenanti: tutti hanno paura degli squali e tutti amano le farfalle.

E così, nel 2001, nascono i Kaleidoscopic butterflies paintings, iridescenti ali di farfalla, perfettamente allineate in cerchi concentrici e imprigionate in lacca dai colori brillanti. Mandala psichedelici, rosoni di cattedrali gotiche e giochi caleidoscopici, eleganti ed esteticamente perfetti. Al centro, una singola farfalla ad ali aperte, immortalata nella sua eterna bellezza. “It’s a wonderful world” è il titolo della prima opera di questa serie, titolo sempre non casuale. Un mondo meraviglioso, fragile e crudele, dove le farfalle rappresentano il ciclo della vita, simbolo di morte e reincarnazione.

Artista, collezionista e imprenditore, Damien Hirst è un personaggio molto complesso, lo si capisce dal suo lavoro e dalla sua instancabile ricerca (finanziata attraverso la vendita dei suoi lavori). Nelle sue opere, l’idea è più importante della realizzazione, che in molti casi può essere affidata ai suoi aiutanti. L’importante è che il risultato raggiunto sia esattamente ciò che vuole. Crede nel potere dell’arte e che con essa si possa prevenire la morte. Sperimenta in continuazione e cerca sempre andare oltre, spostare il confine più in là.

Dopo aver sorpreso, incantato e urtato con i suoi lavori per trent’anni, Hirst da due anni ha abbandonato la precisione degli spot paintings, l’utilizzo di animali nelle sue opere e lavora ad un progetto che sarà esposto alla Fondation Cartier, a novembre 2020 (speriamo). Ancora una volta stupisce tutti e ritorna alla pittura con “Cherry Blossoms”, una fioritura meravigliosa e multicolore sullo sfondo del cielo azzurro della primavera. Grandi quadri decorativi in cui Hirst guarda all’action painting di Pollock, all’impressionismo e al puntinismo.

Sarà bello visitare questa mostra e accettare una nuova provocazione. Perdersi nel colore, lasciarsi conquistare dalla fragilità dei fiori, dal ritrovato disordine e dalla transitorietà della bellezza. Discutere con gli amici sulla qualità del lavoro di Damien Hirst e sull’eterna domanda: è veramente un grande artista?

…Parlando di arte in un’intervista di qualche anno fa, Hirst disse “…E la valuta più potente al mondo, la miglior cosa nella quale puoi spendere i tuoi soldi. Comprare arte ti garantisce l’immortalità”. E ancora, “L’arte sopravvive ad ogni mercato, ma è meglio che resti appesa alle pareti”. La pillola del giorno è: speriamo abbia ragione.

Chiara Massimello
Chiara Massimello
L’arte è un elemento fondante della mia personalità, del mio lavoro, delle mie giornate. Sono storica dell’arte e dal 2013 lavoro come consulente per Christie’s. Ho curato e curo mostre e progetti editoriali e da anni seguo come advisor clienti privati con cui condivido il piacere per un bel dipinto, una bella mostra, o l’acquisto di un’opera importante per la loro collezione. Vivo tra Torino e Londra e viaggio molto per il mio lavoro.
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