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Collection and the City, il mercato dell’arte a New York

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Giulia Bacelle
Giulia Bacelle

26 Novembre 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • È uscito il primo report dedicato al mercato dell’arte di New York e alla sua ripresa post Covid-19, a cura di Elizabeth Dee, Claire McAndrew e Crozier Fine Arts

  • New York si rivela il vero e proprio epicentro del mercato dell’arte nel mondo: in città si registrano il 90% delle compravendite d’arte negli Stati Uniti per volume

  • Le ragioni del successo della città? Una vasta base di ricchezza, un’infrastruttura culturale altamente sviluppata e una regolamentazione più semplice e trasparente

Artisti emergenti e gallerie in difficoltà: con il suo supporto ai settori più fragili e vitali del mercato, New York si conferma la piazza più importante al mondo per il sistema dell’arte

Solo qualche mese fa il presidente Donald Trump la chiamava una città fantasma. I cittadini più abbienti scappati nelle loro case negli Hamptons, gli studenti e i nuovi residenti bloccati dalle restrizioni o tornati nelle loro case, i ristoranti vuoti, i musei chiusi: la città che non dorme mai per la prima volta sentiva il silenzio. Era questo il ritratto di New York fino a pochi mesi fa. Ora, i suoi abitanti imparano a convivere con il virus e riconquistano una nuova normalità, pronti a far risorgere la Grande Mela per l’ennesima volta. Un processo in cui il mondo dell’arte (e il suo mercato) avrà sempre più un ruolo da protagonista.

Lo pensa Elizabeth Dee, ex gallerista e cofondatrice di Independent Art Fair, e lo confermano i dati del primo report dedicato al mercato dell’arte newyorkese e alla sua ripresa post Covid-19, redatto insieme a Claire McAndrew di Arts Economics e a Crozier Fine Arts. Una piazza, quella della Grande Mela, che si rivela il vero e proprio epicentro del mercato dell’arte nel mondo: in città si registrano infatti il 90% delle compravendite d’arte negli Stati Uniti per volume (quello degli Usa, a sua volta, è il primo mercato dell’arte a livello globale, con il 44% delle transazioni nel 2019). Ma quali sono le ragioni di questo successo nel sistema dell’arte internazionale? Principalmente tre: unavasta e forte base di ricchezza, un’infrastruttura culturale altamente sviluppata e radicata e una regolamentazione che rende più semplice e trasparente acquistarvi arte.

New York I love you (dicono i collezionisti)

Negli Stati Uniti risiede la maggioranza degli Hnwi (High-Net-Worth Individuals, dal patrimonio netto oltre 1 milione di dollari) e degli Uhnwi (Ultra-High-Net-Worth Individuals, sopra i 50 milioni di dollari in questo studio) a livello globale; il paese vanta inoltre una sviluppata classe medio-alta rispetto al resto del mondo. Una concentrazione di ricchezza che è sempre più interessata all’arte e che individua in New York il luogo ideale per approfondire questa passione: dei circa 3 mila collezionisti d’arte d’alta fascia in tutto il mondo, infatti, la metà risiede o possiede una casa a New York.

Ma quali sono le motivazioni che spingono i collezionisti? Per il 98% dei 388 intervistati, la passione è e rimane il principale motore all’acquisto. La componente finanziaria, invece, è secondaria: solo il 38% degli intervistati ritiene importante la possibilità di diversificare il proprio portafoglio quando acquista arte, un dato in netto contrasto rispetto ai collezionisti di altre aree geografiche (Germania e Hong Kong in primis). Anche la protezione dall’inflazione non è centrale per gli intervistati e ricopre l’ultimo posto nelle motivazioni all’acquisto (è importante per il 15% del campione, con picchi al 30% per gli Uhnwi). “Questo dato è in forte contrasto con l’elevata attenzione che oggi vi è nella capacità dell’arte di fungere da investimento”, commenta Dee. “Penso che i collezionisti newyorkesi sentano che l’arte non debba per forza essere ‘bancabile’: l’importante è che sia di qualità. Questo sentire è anche valorizzante per gli artisti, perché hanno modo di capire che la loro arte non è vista come l’ennesima asset class da inserire in portafoglio”.

Le motivazioni che spingono all'acquisto i collezionisti di New York. © Arts Economics (2020)

Artisti emergenti vs artistar: chi vale di più?

La seconda ragione che spiega il successo di New York nel sistema dell’arte internazionale è sua la ricchissima offerta culturale, che si traduce nelle ingenti raccolte dei suoi collezionisti: ciascun intervistato possiede in media 146 opere d’arte e dedica al collezionismo una spesa media annuale di 759 mila dollari. Le cifre cambiano sensibilmente in base alla generazione dei collezionisti: i Millennials spendono circa 45,5 mila dollari contro i 600 mila dei Boomers e Generazione X e i 3,4 milioni della Silent generation.

I collezionisti newyorkesi prediligono l’arte emergente rispetto ai nomi già consolidati. Questa preferenza è confermata dal fatto che ben l’80% delle collezioni analizzate è dedicata agli artisti viventi e che l’84% delle transazioni registrate a New York ha un valore inferiore ai 50 mila dollari per opera d’arte. Questo significa che “anche se la ricchezza presente in città ha la possibilità di comprare arte della più alta fascia, sempre più collezionisti sono interessati agli artisti e desiderano supportare la base creativa della città”, commenta Dee. “È un dato in contrasto con quanto si legge sul New York Times, dove sembra che siano solo le fasce più alte del mercato, le star dell’arte contemporanea e le gallerie blue-chip a catturare l’attenzione dei collezionisti”.

Acquisti di opere d'arte da parte dei collezionisti di New York per fascia di prezzo. © Arts Economics (2020)

Questo supporto si dimostra ancora più forte in tempi di crisi economica come quelli attuali. Infatti se oltre il 90% degli intervistati ha navigato nelle online viewing rooms delle fiere d’arte (costrette al digitale dal Covid-19), solo il 22% di loro ha usato questa modalità per finalizzare l’acquisto. La galleria rimane quindi il canale di acquisto prediletto dai collezionisti newyorkesi in virtù del rapporto di fiducia e di lungo termine che spesso li lega. Questo perché “chi naviga il mercato sa che le gallerie cui tiene sono in pericolo e che a volte comprare opere in più rispetto ai piani originali è l’unico modo perché queste realizzino delle entrate”, afferma Tim Schneider diArtnet News.

New York, il paradiso delle compravendite d’arte

La terza ragione del successo commerciale di New York è il fatto che la città rappresenta un vero e proprio “paradiso” per le transazioni di opere d’arte. A livello giuridico, la Grande Mela è più avvantaggiata sia rispetto al resto del mondo che ad altri poli importanti per l’arte negli Usa. Negli anni la città ha infatti costruito un sistema di garanzie e benefici per i collezionisti che riflettono l’importanza del suo primato nel mercato dell’arte internazionale (come anonimità e vantaggi fiscali).

A rafforzare questa posizione vi è inoltre il fatto che la città è il principale polo di uscita ed entrata delle opere d’arte da e verso gli Usa, con il 79% degli export e il 71% delle importazioni dal 1996 al 2019.

Esportazioni e importazioni da/per gli Usa (in miliardi di dollari). © Arts Economics (2020), dati USITC

Anche gli art advisor che operano in città confermano il primato commerciale di New York. Uno dei punti di forza del report è il fatto di rappresentare il primo studio condotto su un campione di tali professionisti. Dei 146 intervistati, sia residenti a New York che operanti con i collezionisti in città, ben l’86% preferisce avviare trattative con gallerie americane, e il 74% con gallerie newyorkesi. La Grande Mela sembra inoltre favorire gli art advisor che vi risiedono: questi operano infatti in trattative per un valore totale di 32,7 milioni di dollari nel 2019, di cui il 52% è attribuibile a collezionisti residenti a New York, rispetto ai 3,8 milioni dichiarati dagli art advisor non residenti in città.

“New York è la città più grandiosa del mondo”, conclude Dee. “Lo era prima del Covid-19, e continuerà ad esserlo dopo: ricostruiremo la sua infrastruttura culturale così come abbiamo fatto in passato, e sarà l’ennesimo momento in cui la forza e la resilienza di questa città saranno visibili”.

Giulia Bacelle
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