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Christo, il valore di camminare sull’acqua

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Giorgia Ligasacchi
Giorgia Ligasacchi

05 Giugno 2020
Tempo di lettura: 10 min
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“Christo ha vissuto la sua vita appieno, non solo sognando ciò che sembrava impossibile ma rendendolo reale. Le opere di Christo e Jeanne-Claude hanno riunito le persone in esperienze condivise in tutto il mondo e il loro lavoro continua a vivere nei cuori e nei ricordi di tutti noi”

Così l’ufficio stampa di Christo Vladimirov Javacheff, domenica 31 maggio, ha annunciato la triste notizia della scomparsa per cause naturali di uno dei più importanti artisti contemporanei al mondo, tra i principali esponenti della Land Art e del Nouveau Réalisme.

Christo, nato a Gabrovo in Bulgaria il 13 giugno 1935, era figlio di un imprenditore e di una segretaria dell’Accademia di Belle Arti di Sofia. Qui dal 1953 al 1956 si forma sperimentando anche come regista con il teatro d’avanguardia Burian. Si sposta a Praga e da lì a Vienna – dove studia scultura nell’atelier di Fritz Wotruba all’Accademia di Belle Arti – per scappare dai paesi del blocco comunista. Dopo la parentesi austriaca, si trasferisce a Ginevra e nel 1958 a Parigi dove perde la cittadinanza bulgara, divenendo apolide, e – seppur vivendo ai margini della società – inizia a guadagnare qualche soldo vendendo ritratti e dipinti astratti. Ma furono i suoi primi piccoli “impacchettamenti” di oggetti o modelli viventi a catturare l’attenzione della critica e a renderlo poi celebre e popolare anche al di fuori della ristretta cerchia del mondo dell’arte.

Insieme agli artisti francesi Arman e Yves Klein diviene uno dei principali esponenti del Nouveau Réalisme, un movimento artistico fondato nel 1960 dal critico Restany e da pittori e scultori che, “con mezzi e modi non tradizionali, intendevano proporre una realtà colta nelle sue stesse materie, oggetti, impronte.”[1]

[1] Fonte: Enciclopedia Treccani.

La storia di Christo è strettamente legata a quella della moglie Jeanne-Claude Denat de Guillebon (scomparsa nel 2009 a New York). I loro destini erano già segnati; Jeanne Claude, infatti, nasce lo stesso giorno dello stesso anno di Christo, a Casablanca, da una famiglia militare francese. Christo e Jeanne-Claude si incontrano nell’ottobre del 1958 nella capitale francese, quando gli viene commissionato un ritratto della madre di lei, Précilda de Guillebon. Nonostante Jeanne-Claude fosse promessa sposa a Philippe Planchon, pochi giorni prima del matrimonio, scopre di essere incinta dell’artista. Le nozze avvengono ugualmente, ma il matrimonio non dura oltre la luna di miele e l’11 Maggio 1960 nasce Cyril, loro figlio.

Nel 1961 la coppia inizia a collaborare professionalmente creando le prime opere, i cd. wrapped objects; impacchettano lattine, sedie, bottiglie e scatole avvolte da tessuto cerato e spago. Per Christo (l’artista) e Jean-Claude (la manager) gli oggetti di uso comune possono diventare opere d’arte senza distinzione di forma e di bellezza. L’anno seguente realizzano la loro prima opera monumentale Iron CurtainWall of Barrels, un muro alto oltre 4 metri formato da 89 barili di petrolio sovrapposti in mezzo a rue Visconti, una delle strade più strette di Parigi nei pressi della Senna dove vissero anche illustri personaggi come Delacroix e Balzac, bloccandone l’accesso. Sebbene la coppia si sia sempre rifiutata di dare un significato preciso o un fine unico ai propri lavori – lasciando all’osservatore la libertà di immaginazione, fu difficile non leggere in quell’operazione un rimando di protesta nei confronti del muro di Berlino, costruito l’anno prima.

Christo and Jeanne-Claude at The Gates, February 2005, Photo: Wolfgang Volz

I progetti di Christo e Jeanne-Claude uniscono l’urbanistica alla scultura e l’ingegneria alla performance artistica, intervenendo sul paesaggio e modificandolo temporaneamente, stendendo lunghi teli in luoghi naturali o impacchettando monumenti al fine di esaltarli agli occhi degli spettatori. Celando svelano, nascondendo mostrano, giocando enigmaticamente tra presenza e assenza. Richiedono una forte progettualità e uno studio accurato del territorio e delle scelte artistiche più adatte.

In più di cinquant’anni di carriera Christo e Jeanne-Claude hanno imballato il mondo. Tra i lavori compiuti più celebri si ricorda: Wrapped Coast, Little Bay a Sydney, in Australia (1968-1969), Valley Curtain in Colorado (1970-1972), Running Fence in California (1972-1976), Surrounded Islands a Miami (1980-1983), The Pont Neuf Wrapped a Parigi (1975–1985), The Umbrellasin Giappone e negli Stati Uniti, California (1984–91), Wrapped Reichstag a Berlino (1972–95), The Gates al Central Park di New York (1979–2005) e l’ultimo The London Mastaba ad Hyde Park, Londra (2016-2018).

L’Italia è sempre stata una meta molto amata dalla coppia che, infatti, la scelse fin dalla fine degli anni Sessanta per la realizzazione di numerose loro installazioni artistiche. Al Festival dei Due Mondi di Spoleto avvolsero nel propilene bianco e corde la Fontana di Piazza del Mercato e il Fortilizio dei Mulini, che rimasero impacchettati per tre settimane. La stessa cosa avvenne nel 1974 a Roma con Porta Pinciana e un tratto lungo 250 metri delle Mura Aureliane, avvolta con gli stessi materiali per ricoprirne integralmente entrambi i lati, la sommità e i quattro archi (The Wall, Wrapped Roman Wall).Quattro anni prima, a Milano nell’autunno del 1970, Christo e Jeanne-Claude erano alle prese con l’impacchettamento della statua equestre di Re Vittorio Emanuele II (rimasto imballato per soli due giorni) in piazza Duomo e del monumento a Leonardo da Vinci (più fortunato, per una settimana) in piazza della Scala, visibili contemporaneamente dal centro della Galleria.

Christo and Jeanne-Claude, Wrapped Reichstag, Berlin, 1971-95, Photo: Wolfgang Volz

Le loro opere sono tutte rigorosamente gratuite e aperte liberamente al pubblico, non ci sono biglietti, orari di apertura o prenotazioni, “appartengono a tutti”. Inoltre, sono interamente finanziate dall’artista “che non accetta sovvenzioni o sponsorizzazioni di alcun tipo, aiuti volontari o denaro per poster, cartoline, libri, film, magliette tazze o qualsiasi altro prodotto associato.”[1]I costi vengono coperti dalla vendita di disegni, bozzetti, studi preparatori e pezzi unici dei progetti (a firma esclusiva di Christo). È importante precisare che proprio Christo è stato il più grande collezionista di sé stesso; aveva costituito, infatti, un fondo d’arte di sue opere che utilizzava come garanzia per il credito e per pagare avvocati, ingegneri, assicurazioni e consulenze di vario tipo necessari per la realizzazione dei suoi interventi artistici.

[1] M. Pirrelli, “Christo: «Vi spiego come la mia arte è diventata un modello di business»”, Il Sole24Ore – 1° giugno 2020

Christo, l’arte come leva per generare valore

La Land Art di Christo e Jeanne-Claude può generare valore? E, se sì, in che modo e in quali ambiti?

La temporaneità tipica delle loro opere, ci allontana in qualche modo dall’indagare il valore generato in ambito real estate. Difficile pensare che l’impacchettamento di The Pont Neufa Parigi o del Reichstag a Berlino abbia comportato un aumento dei valori immobiliari nei quartieri delle capitali. Se da una parte per le opere di Street Art – che agiscono modificando in modo permanente le aree urbane abbellendole e riqualificandole – nasce spontaneo l’interrogativo su una possibile correlazione tra questa specifica forma d’arte e il valore del mercato immobiliare (per approfondimenti si rimanda a ART&LAW 1/2020 di Annapaola Negri-Clementi, pag. 13); per la Land Art, effimera e momentanea, di Christo la questione cambia.

Ciò non vuol dire che i suoi interventi artistici non generino valore in altri campi; si pensi ad esempio al settore turistico o culturale o ancora a quello territoriale-ambientale. In tal senso, l’opera più rappresentativa del fenomeno è senza dubbio The Floating Piers.

Quasi quattro anni fa, il 18 giugno 2016, veniva inaugurato appunto The Floating Piers, l’ultimo progetto artistico site specific italiano di Christo, che con la partecipazione di 1.2 milioni di visitatori in soli sedici giorni (fino al 3 luglio 2016) è stato riconosciuto come l’evento di maggiore successo di pubblico mai registrato nella penisola.

100.000 metri quadri di tessuto di nylon giallo cangiante, sostenuti da un sistema modulare di pontili galleggianti larghi 16 metri e altri 35 centimetri, formato da 220.000 cubi e perni in polietilene ad alta densità e 200 ancoraggi in cemento armato di 5.5 tonnellate (che sono stati poi rimossi dal fondale e polverizzati), costituivano il percorso pedonale galleggiante sulla superficie dell’acqua del Lago d’Iseo, lungo circa 3 chilometri che conduceva da Sulzano a Monte Isola e con due diramazioni all’isola privata di San Paolo.

Christo and Jeanne-Claude, The Pont Neuf Wrapped, Paris, 1975-85, Photo: Wolfgang Volz

Coloro che hanno sperimentato The Floating Piers” – ha commentato lo stesso artista – “si sono sentiti come se stessero camminando sull’acqua o forse sul dorso di una balena. La luce e l’acqua hanno trasformato il tessuto giallo brillante in sfumature di rosso e oro.”

The Floating Piers prende avvio nella primavera-estate del 2014 (sebbene la coppia stesse inseguendo il sogno di camminare sulle acque già dal 1970), quando Christo, insieme al suo team composto da Vladimir Yavachev – direttore operativo, Wolfgang Volz – project manager e fotografo ufficiale, Josy Kraft – registrar e curator, e con la partecipazione del grande Germano Celant in qualità di direttore del progetto, hanno perlustrato i laghi del nord Italia individuando nel Lago d’Iseo la location ideale.

Il costo dell’installazione artistica – che ha impiegato circa mille persone – è stato di 18 milioni di euro, interamente finanziato da Christo, di cui 1.5 milioni corrisposto ai comuni ospitanti e alla regione Lombardia per i servizi di pubblica utilità. Oltre a ciò, in cambio dell’occupazione temporanea dell’1% della superficie del lago, l’artista ha previsto un investimento ecologico per creare nuovi habitat per uccelli e pipistrelli, e un sistema di riciclaggio dell’acqua per proteggere il lago dalla fioritura delle alghe.

Christo The Floating Piers (Project for Lake Iseo, Italy) Drawing 2015 in two parts Pencil, charcoal, wax crayon, pastel, enamel paint, topographic map, cut-out photographs by Wolfgang Volz and fabric sample 15 x 96" and 42 x 96" (38 x 244 cm and 106.6 x 244 cm) Photo: André Grossmann © 2015 Christo Ref. # 6-2015

Sempre in quest’ottica di tutela e salvaguardia territoriale e paesaggistica, terminati i sedici giorni l’intera struttura è stata rimossa e dismessa attraverso un processo industriale di riciclaggio senza impattare sull’ecosistema del lago. È questo un tema molto caro a Christo che pone una particolare attenzione alla selezione dei materiali da costruzione, tutti a basso impatto ambientale e in parte destinati a essere riutilizzati al termine dell’operazione, nell’ottica di preservare la natura e le specie faunistiche che accolgono e fanno da casa temporaneamente alle sue opere.

Oltre all’indubbio valore generato in termini paesaggistici e territoriali, tale eccezionale record di presenze di persone – che hanno letteralmente “passeggiato sulle acque del lago” ­– si è tradotto in un significativo impatto economico con relative ricadute positive in termini di brand awareness, brand perception e brand value. Un fenomeno interessante, un vero e proprio case history, che ha appassionato e attirato l’attenzione di numerosi ricercatori e docenti universitari che hanno studiato e valutato l’effetto turistico di questo specifico evento su un luogo, solitamente meno battuto, ma che gode di indubbia bellezza paesaggistica e di grandi potenzialità.

Christo and Jeanne-Claude The Floating Piers, Lake Iseo, Italy, 2014-16 Photo: Wolfgang Volz © 2016 Christo

Secondo un’indagine condotta dall’Università degli Studi di Bergamo in collaborazione con l’Agenzia Territoriale per il Turismo Lago d’Iseo e Franciacorta, l’impatto economico di The Floating Piers è stato nel complesso di circa 283 milioni di euro, tra spesa diretta per la visita e indotto, ovvero il soggiorno turistico di una o più giorni in Lombardia (in media 3,2 giorni). Lo studio è stato condotto tramite la somministrazione di un questionario in quattro lingue composto da diciotto domande – sulle spese e le modalità della loro visita, sulla provenienza geografica, sulla sistemazione, sui mezzi di trasporto utilizzati – ad un campione di quasi 500 visitatori (62% donne; 39% stranieri) distribuito equamente per età, in più giorni tra feriali e festivi e in punti diversi nell’area dell’evento.

Dalla ristorazione agli esercizi commerciali, dai trasporti (aeroporti, treni) alle strutture ricettive (hotel, B&B, appartamenti, ostelli, camping) che hanno quasi raddoppiato le prenotazioni, ne hanno beneficiato un po’ tutti in quei giorni; persino le 109 cantine del consorzio Franciacorta che hanno aperto le porte a centinaia di migliaia di persone, circa il 40% in più rispetto all’anno precedente generando un indotto di 10.5 milioni di euro.

Christo The Floating Piers (Project for Lake Iseo, Italy) Collage 2015 in two parts Pencil, charcoal, pastel, wax crayon, fabric, enamel paint, cut-out photographs by Wolfgang Volz, hand-drawn technical data, map, fabric sample and tape 30 1/2 x 26 1/4" and 30 1/2 x 12" (77.5 x 66.7 cm and 77.5 x 30.5 cm Photo: André Grossmann © 2015 Christo Ref. # 9-2015

Si è trattato di un enorme successo oltre ogni aspettativa e pronostico; si pensi che a marzo 2016 la Jfc Tourism & Management, la società incaricata di stimare il valore dell’evento e il suo impatto sul territorio, aveva ipotizzato un fatturato di circa 50 milioni di euro generati da poco meno di 700 mila presenze. Alla fine, sulle passerelle hanno camminato oltre un milione di persone di cui 504 mila (42%) “nuovi” visitatori che arrivavano per la prima volta nella zona (per la maggior parte provenienti dall’estero, 71%), configurando The Floating Piers come una smisurata performance collettiva che ha permesso di ammirare gli angoli più reconditi delle montagne intorno al lago, cullati dal movimento dell’acqua sotto i propri piedi.

Se da una parte risulta piuttosto ‘semplice’ quantificare il valore generato da un punto di vista economico sul territorio nei giorni dell’evento, dall’altra parte è più difficoltosa e complessa l’analisi previsionale degli effetti e della ricaduta in termini di notorietà e riconoscibilità del luogo nel periodo “dopo Christo”. Tuttavia sappiamo che in questi quattro anni i pernottamenti attorno al Lago d’Iseo sono stabilmente cresciuti di 100 mila unità e che di conseguenza sono nate nuove strutture ricettive per far fronte all’aumento della domanda di turismo, passando da una media di 3/4 a comune alle attuali 45 (a Sarnico da 10 a 46 e a Lovere addirittura da 4 a 72). A lasciare un pezzo del proprio cuore in questi luoghi sono stati soprattutto i turisti stranieri (tedeschi, ma anche olandesi, francesi e belgi) che “sono rimasti colpiti dal paesaggio al quale hanno dato un voto di 9.4 su 10 e hanno voluto completare la visita, tornando in questi luoghi” – spiega Andrea Zandonai dell’ufficio turistico di Lovere, che ha visto gli ingressi aumentare da 24.400 a 31.571 in un anno e i pernottamenti in paese da 46 mila a una media ormai stabile di 53 mila, con la vetta di 56 mila l’anno scorso[1].

Dati che confermano la forza dell’arte e della cultura in generale quale ottimo catalizzatore in grado di muovere enormi flussi di persone e di generare business e nuovi indotti anche su altri settori.

Concludiamo questo viaggio alla scoperta di Christo e delle sue giganti installazioni, che oltre ad essere belle fanno anche bene, con le sue stesse parole – riportate in una lettera del 1958 – con la speranza che siano di buon auspicio per i tempi a venire: “La bellezza, la scienza e l’arte trionferanno sempre.”

[1] F. Paravisi, “I riflessi d’oro dell’arte di Christo sull’economia del lago d’Iseo”, Corriere della Sera Bergamo – 2 giugno 2020

Giorgia Ligasacchi
Giorgia Ligasacchi
Giorgia Ligasacchi, nata e vissuta a Milano, è specializzata in mercato dell’arte e art advisory. Dopo collaborazioni con istituzioni museali e compagnie assicurative, oggi fornisce alla clientela di Negri-Clementi Studio Legale servizi di consulenza e assistenza specialistica nel settore fine art, orientandoli nei mercati dell’arte antica, moderna e contemporanea e offrendo soluzioni ad hoc per la creazione, la gestione, la valorizzazione, la protezione e il mantenimento del patrimonio artistico.
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