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Cerruti opulento o Panza minimale? Sfida fra collezioni

Cerruti opulento o Panza minimale? Sfida fra collezioni

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Giulia Bacelle
Giulia Bacelle

30 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • La Collezione Cerruti è un dizionario di stili, artisti, geografie e soggetti: dai trittici fondo oro di Agnolo Gaddi allo spazialismo di Lucio Fontana

  • Il collezionismo di Cerruti è passato in sordina, lontano dai riflettori. Viene riscoperto dal sistema dell’arte internazionale solo dopo la morte, avvenuta nel luglio del 2015 a 93 anni

  • Grazie a un accordo di collaborazione con il Castello di Rivoli museo d’arte contemporanea, la Fondazione Francesco Federico Cerruti per l’arte è visitabile dalla primavera del 2019

Francesco Federico Cerruti (1922–2015) e Giuseppe Panza di Biumo (1923–2010) sono stati due figure simbolo del collezionismo imprenditoriale italiano. Tanto rappresentativi quanto diversi nell’approccio e nella filosofia. Ecco la seconda e ultima puntata

La scorsa volta abbiamo raccontato di Giuseppe Panza e della sua collezione immersiva ed esperienziale. Ma chi era Francesco Cerruti? E quali capolavori custodisce la sua collezione?

La Collezione Cerruti: riservatezza e ossessione

Francesco Federico Cerruti nasce a Genova nel 1922, più grande di solo un anno rispetto a Giuseppe Panza. La sua famiglia possiede una piccola legatoria che negli anni, dopo il trasferimento a Torino, sotto la guida di Cerruti diventa la celebre Legatoria Industriale Torinese: tra le altre commesse, per svariati decenni sarà proprio l’azienda a produrre tutti gli elenchi telefonici in Italia.

Una biografia

Instancabile lavoratore, Cerruti non si sposa, né ha figli. Nel 1961 acquista un terreno a Rivoli, poco fuori Torino, alle spalle del Castello e commissiona una villa in stile provenzale. Passa tutta la sua vita abitando in un piccolo appartamentino a fianco l’ufficio, la sua villa (che di provenzale, in realtà, ha solo gli esterni e la cucina, il resto simile per opulenza a una Versailles in miniatura) dimora esclusiva delle opere d’arte collezionate negli anni. Circondato dai capolavori, infatti, dorme male, come ricorda Annalisa Ferrari, la sua assistente di fiducia per più di trent’anni. Ci prova un paio di volte: confessa di svegliarsi afflitto dalla sindrome di Stendhal, un senso di agitazione e debolezza per l’emozione di così tanta bellezza. Unica eccezione, le due sontuose feste all’anno organizzate in occasione del compleanno e dell’onomastico: un ritrovo per la sua ristrettissima cerchia di amicizie, perlopiù appassionati d’arte come lui.

Cerruti il collezionista

Cerruti dedica il tempo libero a collezionare tesori, dalle opere d’arte alle pregiate edizioni di libri rari agli arredi d’altissima qualità. Colleziona con modalità del tutto personali, portando avanti alcune trattative per anni, ritrattando innumerevoli volte, cambiando idea altrettante. I mercanti che hanno a che fare con lui, alla fine, si dividono esausti in due categorie: chi smette di corteggiarlo e chi continua a tornare da lui sfruttando la sua irrefrenabile sete di capolavori.

Il risultato? Una collezione che è un dizionario di stili, artisti, geografie e soggetti. Dai trittici fondo oro del Trecento di Agnolo Gaddi alle denunce della guerra di Francisco Goya, dal futurismo di Umberto Boccioni alla metafisica di Giorgio de Chirico, dalla dolcezza di Amedeo Modigliani alla lirica di Giulio Paolini, dall’astrattismo di Wassilij Kandinskij allo spazialismo di Lucio Fontana. E circa 200 volumi tra libri e legature di pregio, così come 300 arredi tra mobili piemontesi del Settecento in ebano e tappeti preziosi dalla Persia. Il tutto allestito secondo studiatissimi schemi iconografici, per un dialogo perpetuo e silenzioso tra le opere esposte.

Una delle rarissime fotografie di Cerruti

Cerruti e la memoria storica

È solo dopo la morte, avvenuta nel luglio del 2015 a 93 anni, che Cerruti viene “scoperto” dal sistema dell’arte internazionale. Il suo, infatti, è stato un collezionismo passato in sordina, lontano dai riflettori, anche se si dimostrò sempre favorevole a prestare i suoi preziosi tesori ai musei di tutto il mondo. Rifuggiva dalla stampa e dalla pubblicità tanto che sono rare le fotografie che lo ritraggono. Se Cerruti fosse stato cittadino americano o britannico, provoca Anna Somers Cocks in un articolo pubblicato su The Art Newspaper poco dopo la morte del collezionista, Cerruti sarebbe stato corteggiato dai più importanti musei affinché egli entrasse nei loro consigli direttivi (e lasciasse in dono la sua collezione alla sua scomparsa). In Italia, però, questo non avvenne: la colpa è da attribuire al mutuo sospetto tra privato e pubblico, afferma la Cocks.

Tuttaviavi furono alcuni tentativi di dialogo da parte delle istituzioni, innamorate della collezione Cerruti. La prima fu la città di Torino, un tentativo però fallito perché pubblicizzato in anteprima, fatto che causò la rabbia di Cerruti che declinò l’affare. La seconda fu la Compagnia di San Paolo (la fondazione della banca tra le costitutive di Intesa Sanpaolo), tentativo anch’esso fallito poiché la Compagnia voleva spostare le opere in una sede del centro città.

Il Castello di Rivoli Museo d'arte contemporanea

La Collezione Cerruti oggi

La Collezione, però, non poteva andare dispersa, tantomeno dimenticata. Ecco che Cerruti, nel 2013, decide di istituire la Fondazione Francesco Federico Cerruti per l’arte. Grazie a un accordo di collaborazione con il Castello di Rivoli museo d’arte contemporanea la villa e i suoi tesori sono visitabili dalla primavera del 2019 come parte del circuito museale. Perché “tutta l’arte è stata contemporanea”, come recita un’installazione di Maurizio Nannucci e ribadisce Carolyn Christov-Bakargiev, la direttrice del Castello di Rivoli.

Cerruti vs Panza, collezionismi a confronto

Due imprenditori, due collezionisti, due esperienze di vita profondamente diverse eppure accomunate dalla passione smodata per l’arte. Estetica, minimalismo e spiritualità, tutto all’insegna della luce, la Collezione di Giuseppe Panza. Riservatezza, carattere enciclopedico e ricchezza, tutto il più possibile lontano dalla luce dei riflettori, quella di Francesco Federico Cerruti. Due modalità a confronto, agli antipodi anche se coeve, due collezionismi di un’altra epoca che rendono grande il patrimonio artistico della nostra nazione.

Giulia Bacelle
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