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Capodimonte, Gallerie d'Italia. Apre al pubblico la cassetta Farnese

Capodimonte, Gallerie d'Italia. Apre al pubblico la cassetta Farnese

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

25 Settembre 2018
Tempo di lettura: 3 min
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  • Le virtuose sinergie del wealth management

  • Un restauro fatto a regola d’arte, con una scoperta inattesa

Da oggi 25 settembre 2018 sarà possibile vedere per la prima volta a Milano un’autentica gioia dell’arte orafa italiana. Grazie alla collaborazione fra Intesa Sanpaolo e il Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli

True Perfection. La Cassetta Farnese di Capodimonte

Un po’ come la settimana della moda milanese si è trasformata nella Milan fashion week, così la perfezione cesellatrice italiana si è trasformata nella True Perfection dell’evento che dal 25 settembre al 28 ottobre 2018 ingentilirà il caveau delle Gallerie d’Italia di piazza della Scala a Milano. Trasformazione linguistica che sottolinea forse la vocazione internazionale del capoluogo lombardo. Ad ogni modo, durante questo mese la città potrà godere di uno degli oggetti più preziosi in assoluto custoditi dal Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli: la Cassetta (o Cofanetto) Farnese. Cofanetto che però non è stato separato dallo sguardo del suo antico proprietario: il cardinale esteta Alessandro Farnese, per l’appunto, il cui contegno è stato dipinto dal Tiziano in un quadro che accompagna la Cassetta nella sua trasferta nel Nord Italia.

Il contenitore fu commissionato dal prelato ad un allievo di Benvenuto Cellini, l’orafo fiorentino Manno Sbarri. Del resto con la celebre Saliera del Cellini la Cassetta condivide la fama di oggetto unico nel suo genere. 35 chili di oro, argento, cristalli di rocca, lapislazuli dell’Afghanistan e smalto. Sono questi i materiali che la compongono. Ma ancora più preziosa è la lavorazione che l’ha composta. I sei cristalli di rocca che ne interrompono i pieni invece furono incisi dal michelangiolesco Giovanni Bernardi da Castel Bolognese, partendo da disegni di Perin del Vaga.

A cosa serviva?

La destinazionde d’uso di questo contenitore è rimasta misteriosa, così come la data esatta della sua realizzazione, collocabile fra il 1543 e il 1561. Le ipotesi sono varie. Gli studiosi a lungohanno pensato che servisse a custodire un altro celebre e prezioso oggetto appartenuto alla casata, il Libro d’Ore (ora alla Morgan Library di New York), miniato da Giulio Clovio. È ormai certo però che essa non ebbe una funzione precisa. Fu però utilizzata come sontuoso dono del cardinale Farnese a Maria d’Aviz di Portogallo, che nel 1565 andò in sposa all’omonimo Alessandro Farnese, futuro duca di Parma e Piacenza e nipote del prelato. E infatti sarà proprio Parma la prossima destinazione del viaggio della Cassetta prima di far ritorno a Capodimonte.

Il restauro

Prima di questa esposizione la Cassetta è stata sottoposta a un delicato intervento di restauro presso il laboratorio del museo. Qui, per la prima volta, è stata smontata nei suoi singoli pezzi, occasione più unica che rara di studio e approfondimento.

La scoperta inaspettata

Il restauro ha permesso di scoprire una serratura segreta della Cassetta. Essa è attivabile grazie a un piccolissimo foro nascosto tra le decorazioni, un sistema di incastri non a vista. Ma, l’elemento di maggior sorpresa è stato il ritrovamento di un documento datato 1564. Forse, solo un oggetto riempitivo.

Una riserva di valore

In alcune parti, come nelle tre scene mitologiche presenti sul coperchio o nelle due raffigurazioni all’interno del contenitore, l’argento è puro con valori superiori al 99%. Ancor più preziosa poi è la lega delle parti realizzate con la tecnica della “cera persa”: rame e oro. E’ con questa miscela di metalli che furono create poi le 25 piccole sculture che decorano ogni lato della Cassetta. Oltre naturalmente a tutti gli elementi ornamentali, applicati su una articolata struttura architettonica in miniatura. Tutte le superfici, una volta fuse e decorate, furono ricoperte da uno strato di oro zecchino. Un pleasure asset con tutti i crismi, sul cui valore assicurato viene mantenuto uno stretto riserbo.

Un’Intesa per la cultura italiana

Il tour del cofanetto si colloca nella lunga scia di successi che Intesa Sanpaolo sta segnando nel sostegno al patrimonio artistico del nostro Paese. E come giustamente dice Sylvain Bellenger, direttore del museo di Capodimonte, “ho capito che mai l’Italia potrà salvare il suo patrimonio artistico senza l’aiuto del mondo dei privati”. Qualcuno ci sta riuscendo.

 

Teresa Scarale
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