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La “Bussola dell’arte” per misurare il valore dell’opera

La “Bussola dell’arte” per misurare il valore dell’opera

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Alessandro Montinari
Alessandro Montinari

18 Settembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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“La qualità dell’arte non può essere misurata, ma la sua risonanza nel mondo professionale sì”, ed esiste una bussola per farlo. Anche e soprattutto per scoprire le “stelle di domani”

Nella ricerca del rapporto tra valore qualitativo e valore commerciale delle opere d’arte la classifica “Kunstkompass” rappresenta la “bussola dell’arte” (nella sua traduzione letterale dal tedesco) per collezionisti e investitori di tutto il mondo. Dal 1970, la “Kunstkompass”, pubblicata in Germania dalla rivista Capital, misura la fama e il rango degli artisti contemporanei internazionali nel modo più oggettivo possibile: “la qualità dell’arte non può essere misurata, ma la sua risonanza nel mondo professionale sì”. Su questo semplicissimo principio si basa la classifica ideata originariamente da Willy Bongard, giornalista d’arte e di economia, e realizzata personalmente dal 1970 al 1983.

Successivamente alla sua morte l’iniziativa viene portata avanti dalla moglie Linda Rohr Bongard, giornalista, critica d’arte ed artista a propria volta. I prezzi di vendita non giocano un ruolo nella valutazione degli oltre 30.000 artisti. Invece, i seguenti criteri sono valutati con l’attribuzione di punti: mostre personali in uno degli oltre 300 rinomati musei internazionali come il MoMA di New York; partecipazione a una delle 100 mostre collettive annuali come Documenta a Kassel; recensioni in riviste d’arte rinomate; acquisti da musei ben noti; onorificenze con premi come il Turner Prize di Londra; e, per le sculture, anche installazioni nelle aree esterne. I punti sono aggiunti annualmente dal 1970 a oggi e determinano la posizione in classifica. Al di là della classifica questi criteri dovrebbero essere tenuti sempre ben a mente da chi acquista arte.

Oltre alla top 100, la “Bussola” presenta le 100 “Stelle del Domani”: artisti che non sono ancora nella top 100 degli artisti contemporanei, ma che hanno raggiunto il più grande incremento di punti rispetto l’anno precedente.

E così per l’anno 2019 nella classifica dei primi 100 artisti contemporanei si trovano Gerhard Richter, Bruce Nauman, Georg Baselitz, Rosemarie Trockel e Cindy Sherman che occupano le prime cinque posizioni nello stesso ordine del 2018. Dal sesto al decimo posto troviamo Tony Cragg, Anselm Kiefer, Olafur Eliasson, William Kentridge e Pipilotti Rist. La fotografa Nan Goldin è al numero 97 e Sarah Lucas occupa la centesima posizione nella top 100. La classifica delle “Stars of Tomorrow” è dominata dalle donne (63 su 100) mentre un quarto degli artisti emergenti ​​proviene da Africa, Asia, Medio Oriente e Sud America.

I risultati della ricerca sono accompagnati anche da un giudizio per ogni artista relativo al prezzo delle opere in rapporto al livello della sua influenza artistica (e quindi del ranking di cui sopra). Il punteggio si divide in questo caso in “molto conveniente”, “giusto”, “caro” e “molto caro”. Con questa formula, il giudizio sull’artista è parametrato alla sua rilevanza “istituzionale”, ossia al riconoscimento che gli deriva dal mondo culturale e artistico. Si tratta di un criterio più allineato ai canoni accademici del settore che a quelli commerciali, anche se poi il prezzo nel concreto lo fa sempre il mercato.

Il criterio tuttavia offre una indicazione di quella che dovrebbe essere la quotazione corretta e cioè al di fuori delle distorsioni che derivano dal sistema. Come correttamente sottolineato da Francesco Poli in “Il sistema dell’arte contemporanea”, Laterza 2017, sicuramente la qualità del prodotto artistico è una condizione considerata necessaria per la sua affermazione ma il rapporto tra il livello di qualità (riconoscimento storico-critico) e il livello delle quotazioni non è affatto automatico e consequenziale. Ci sono artisti di importanza indubitabile le cui opere hanno quotazioni più basse di quanto ci si aspetti, rispetto a una prevedibile media di mercato, e viceversa ci sono artisti, del medesimo livello, con quotazioni molto più alte.

Questo dipende sicuramente dall’abbondanza o scarsità di opere in circolazione ma dipende anche e soprattutto dal potere delle strutture mercantili e museali di promozione e distribuzione che stanno dietro a ciascun artista. Le più potenti, prosegue l’autore, sono quelle al centro del sistema dell’arte e sono l’espressione della cultura dominante a livello mondiale.

Attualmente New York è il centro del mondo dell’arte contemporanea e dunque non deve stupire che soprattutto gli artisti sostenuti dalle grandi gallerie di questo mercato siano i più valutati. E infatti secondo l’analisi di “Kunstkompass” la nazione leader dell’arte contemporanea nel 2019 sono gli Stati Uniti con 28 artisti nella top 100, seguiti dalla Germania con 27 artisti e al terzo posto, come per l’anno precedente, la Gran Bretagna con dodici artisti tra i primi 100 artisti contemporanei. La forma d’arte dominante in questa classifica è l’installazione che precede la scultura e la pittura. Nella classifica dei talenti emergenti l’installazione precede la pittura e la scultura.

alessandro@we-wealth.com

(Appuntamento a fine ottobre per l’edizione 2020)

Alessandro Montinari
Alessandro Montinari
Specializzato in diritto tributario presso la Business School de Il Sole 24 ore e poi in diritto e fiscalità dell’arte, dal 2004 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano ed è abilitato alla difesa in Corte di Cassazione. La sua attività si incentra prevalentemente sulla consulenza giuridica e fiscale applicata all’impiego del capitale, agli investimenti e al business. Collabora da più di un decennio con uno studio boutique del centro di Milano.
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