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Aste d’autunno: un sole meno splendente, ma brilla Banksy

Aste d’autunno: un sole meno splendente, ma brilla Banksy

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Matteo Lampertico
Matteo Lampertico

30 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 5 min
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A Londra e Parigi le aste d’autunno si sono tenute in una luce meno sfavillante del solito. Ma, in mezzo alle nuvole, ha brillato la stella di Banksy

Le aste che si sono tenute a Londra la settimana scorsa hanno consentito di misurare il polso del mercato. Oramai siamo tutti abituati a provarci la temperatura molto spesso, questa volta è toccata ai quadri e alle sculture. Il bilancio nel complesso è positivo, anche se il sole non splende più come in passato. All’orizzonte incombono nuvole temporalesche e molti hanno iniziato a ripararsi.

Le case d’asta sono consapevoli del ruolo delicato che svolgono. Tutto è in mano loro. In assenza di fiere e di mostre, i mercanti e i galleristi possono fare ben poco per incrementare la fiducia degli acquirenti. Da una parte Christie’s e Sotheby’s devono far quadrare i conti e quindi non possono interrompere la loro attività, ma dall’altra si stanno muovendo con prudenza, e di questo dobbiamo dargli atto. Pochi lotti, molto selezionati, un gioco di squadra fra Londra e Parigi, con aste che si svolgono in streaming. Purtroppo viaggiare e vedere le opere è sempre più difficile e questo non facilita certo il loro e il nostro lavoro.

Analizzando i risultati con attenzione ci si accorge che non tutto è oro quello che luccica. I comunicati stampa trionfali, che parlano di percentuali vicine al 90%, vanno presi con le pinze, almeno da chi – come il sottoscritto – si trovava spesso nella condizione di scriverli. La Sotheby’s, nell’asta della sera di Londra, ha proposto 48 lotti, ma prima dell’asta ne ha ritirati ben 6, che evidentemente non avevano incontrato il favore degli acquirenti, Se a questi si aggiungono i 7 invenduti, la percentuale reale di invenduto arriva al 30%, ben al di sopra della media storica e molto lontana da quella calcolata dalla casa d’asta, basata sul valore totale delle opere e non sul numero dei lotti invenduti.

Fra questi spiccano Maurizio Cattelan e Rudolf Stingel, gli artisti italiani contemporanei più apprezzati, ma anche quelli che stanno attraversando un momento di mercato più difficile. Tengono invece i classici italiani, anche se con qualche difficoltà: Manzoni, Fontana, Castellani e Boetti sono stati venduti tutti intorno alle stime minime, ma i prezzi non erano certo stracciati. Solo il Pistoletto è stato ritirato, pur essendo un autentico capolavoro.

Se dall’Italia ampliamo lo sguardo sugli autori internazionali, su tutti brilla la stella di Banksy. La sua opera proposta dalla Sotheby’s e intitolata “Show me the Monet”, una variante delle ninfee di Monet con il laghetto inondato di rifiuti industriali, è stata venduta a 7.5 milioni di sterline, il doppio della stima. Ma ancora più significativi sono i risultati ottenuti dalle opere di questo artista nell’asta di Phillips tenutasi qualche giorno prima. Qui venivano proposte due opere grafiche, entrambe con il medesimo soggetto: “Girl with Balloon”.

La prima, eseguita in 8 esemplari, ha realizzato la cifra record di 1.6 milioni di sterline, mentre la seconda, in 600 esemplari, ha toccato 282.000 sterline, prezzi che rivaleggiano con quelli ottenuti dalle edizioni di Picasso. Insieme a Banksy, molto bene Adrian Ghenie, altro artista di punta del momento. Molto forti tutti gli artisti afroamericani, da Lynette Yiadom-Boakye a Titus Kaphar, da Michael Armitage ad Aboudie.  È la dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, che il contemporaneo è tanto brillante quanto volatile, e che il “quando” è altrettanto importante del “chi”. Il mercato si muove alla velocità della luce, e chi rimane indietro rischia di restare con il cerino in mano.

Prendiamo ad esempio il caso di Kaws. Artista emergente, specializzato nel design di scarpe e magliette, quest’anno ha venduto in asta più di Basquiat, ma l’impennarsi delle quotazioni può essere pericoloso, soprattutto se non è sostenuto dal consenso della critica. Ed ecco che una sua opera non è riuscita ad oltrepassare l’asticella del mezzo milione di sterline, un risultato che sarebbe stato neppure immaginabile qualche anno fa, ma che evidentemente è ancora prematuro.

L’unico neo in questo quadro tutto sommato positivo è rappresentato dall’Italian sale della Christie’s, tenutasi giovedì 22. Mentre la Sotheby’s ha deciso oramai da qualche anno di non tenere più un’asta esclusivamente dedicata all’arte italiana, la Christie’s non ha voluto interrompere questa tradizione che dura oramai con successo da 20 anni. Il risultato però è stato sconfortante, con un’asta che ha totalizzato solo 5 milioni di sterline e con un totale di invenduto intorno al 50%, una percentuale quantomeno imbarazzante.  Anche in questo caso i risultati vanno interpretati.

Il mercato è ancora vivo e vegeto, tanto che sono stati venduti molto bene alcuni lotti (soprattutto i Boetti), ma è impossibile costruire oggi un’asta settoriale di 30 lotti, e bisognava avere il coraggio di rinunciare. Purtroppo non è stato così. Le conseguenze non possono che essere negative, perché si rischia di seminare il panico senza motivo. L’asta era interessante ma molto difficile, con molte installazioni di arte povera, impossibili da giudicare su foto. Poche le opere appetibili per il mercato.

Credo che sia la prima volta che siano andati invenduti quattro Fontana su cinque, ma erano opere con valutazioni eccessive e francamente poco commerciali. Forse lo smacco peggiore è che siano andati invenduti i due top lot: una scultura di Fontana valutata 2.5 milioni di sterline ed un “Contraerea” di Pascali, che recava una stima analoga. Credo non sia più che un incidente di percorso: ma la lezione va imparata a memoria: non è il momento di prendere dei rischi eccessivi, meglio seguire il tradizionale understatement britannico, soprattutto in tempi di covid.

Matteo Lampertico
Matteo Lampertico
Laureato in storia dell’arte, Matteo Lampertico ha lavorato per oltre dieci anni nella case d’asta, prima a Finarte e poi a Christie’s, come esperto di arte moderna e contemporanea. Nel 2007 ha aperto una galleria a Milano e nel 2015 uno spazio a Londra in Old Bond Street., con le quali ha partecipato ad alcune delle più importanti fiere del settore, sia in Italia che all’estero. Ha collaborato a lungo con il Giornale dell’arte , per il quale ha tenuto una rubrica specializzata sul mercato.
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