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Arte per i social network? O artisti da Instagram?

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Andrea Concas
Andrea Concas

07 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Quello dei social network può diventare il nuovo ecosistema dell’arte, un luogo non convenzionale per il mondo tradizionale dell’arte, cui però tutti ambiscono
Indubbiamente l’arte oggi vive un momento di grande cambiamento, principalmente per la sua divulgazione e promozione grazie alla “scoperta” dei social network.
È partita la “corsa all’oro” dei follow per artisti, collezionisti, artisti, musei ed istituzioni, pronti ad aprire i propri profili social, a postare news sulle proprie opere, a ricercare inedite modalità per promuovere la loro arte e le iniziative.
Il pubblico più ”adulto” aveva appena preso confidenza nell’uso di Facebook, ed ora si ritrova ad avere a che fare con Instagram, mentre i più giovani sono già rivolti verso altri lidi, più dinamici e frenetici, come quelli di TikTok.
Se da un lato l’arte diventa sempre più accessibile, scoprendo nuovi canali di fruizione e promozione, dall’altra assistiamo a vere e proprie validazioni di pubblico per i nuovi artisti che, senza timori reverenziali, saltano cambiando le regole consolidate da centinaia di anni del mercato e del sistema dell’arte.
Un tempo si diceva, “Leoni da Tastiera”, oggi si potrebbe pensare ad un concetto similare di “Artisti da Social Network”, ossia coloro che trovano spazio, pubblico e mercato proprio e quasi esclusivamente online e sui social, ignorando il “mondo esterno” quello reale, istituzionale, fatto di gallerie, musei, case d’aste e validazioni “ufficiali”.
Oggi, alcuni di questi artisti, godono di un grande pubblico fidelizzato e di una community attiva, che a suon di like e cuoricini è pronta a non perdere un post, una story, pronti ad acquistare l’ultima Limited Editions rilasciata, oppure un’opera unica. La community è diventa la sede condivisa per commentare, partecipare e accresce il valore delle opere.
Molti artisti vendono quasi subito le proprie opere, lo fanno da soli, direttamente suo social e spesso a cifre paragonabili a quelle dei grandi artisti storicizzati, questo grazie anche alla legge dei grandi numeri dove, statisticamente, con 20/50/100 mila o un milione di follower, troveranno 1/10/100 “collezionisti” o acquirenti occasionali alto-spendendenti, disposti a pagare quelle cifre per aggiudicarsi l’ultimo “post”, pardon, (userei “pardon”) opera d’arte.
E’ chiaro che i social network offrono una grande opportunità di visibilità, condivisione e di autoaffermazione verso il grande pubblico extra-settore rompendo, di fatto, alcune regole non scritte, ma intensamente praticate del sistema e mercato. Queste nuove modalità stanno contribuendo a rendere in qualche modo più accessibile e forse “meritocratico” il mondo dell’arte.
Tuttavia, dal punto di vista del mercato, è bene soffermarsi per riflettere sul come i due mondi, della rete e del mercato, potrebbero riallinearsi (oppure no) rapportandosi tra loro, creando una nuova condizione dove il “collezionista” o “l’acquirente social” potrebbe essere rassicurato da un percorso stabile nel tempo di un “Artista Social”, sperando che Instagram non passi di moda e che l’artista trovi un’altra piattaforma.

Chi compra arte deve essere certo delle proprie motivazioni di acquisto non siano fondate esclusivamente in un ottica di investimento nel tempo, ma anche di supporto all’artista e apprezzamento dell’opera o della sua storia.

Il mondo dell’arte fatto di gallerie, galleristi, collezionisti e di validazioni pubbliche rappresentate da musei, fondazioni, istituzioni o archivi, vedono l’artista al centro di un percorso complesso e lungo nel tempo, fatto di mostre, concorsi, premi, residenze e critica che contribuisce a determinarne il valore stesso delle sue opere, sia artisticamente che economicamente.

Gli scenari che si presentano sono quasi dicotomici: o i due mondi si avvicineranno trovando dei compromessi, o continueranno il loro percorso su due vie parallele fino a quando qualcuno deciderà cosa è arte o chi è un artista o non lo è. Seppure nessuno dei protagonisti del mercato lo dichiarerà ufficialmente, sempre di più le gallerie guardano con interesse ai “numeri” social dei propri artisti.
Alcune, tra le più aggressive, soprattutto americane, addirittura impongono la presenza sui social quale sbarramento di selezione, anche perché, vista la crisi, avere un pubblico nuovo di collezionisti da cui attingere, educare e supportare nella loro crescita, insieme alla galleria piena, è una grande tentazione.
Nascono quindi nuovi artisti, nuovi collezionisti sempre più millennial e con smartphone in mano, che del mondo e del sistema dell’arte, poco ne sanno e forse poco gli interessa approfondirne le dinamiche. Una visione romantica, quasi da locandina di un film americano, “Anche tu hai la tua opportunità di fare parte del mondo dell’arte! Cosa aspetti? La corsa è iniziata…”.
Francesco Bonami da poco scriveva di una mostra a Los Angeles di Olivier Zahm, dal titolo “To Paint is to Love Again” la cui peculiarità era la scelta di opere selezionate su Instagram, il cui successo è stato immediatamente stroncato dalla critica a causa del forte divario tra l’apprezzamento virtuale ed il fisico, nonché dal dubbio atavico su cosa sia arte e cosa non lo sia.
Nei cambiamenti ci sono le opportunità e che il mondo dell’arte debba e stia cambiando grazie alle tecnologie, è un fatto attuale, e chi meglio di me può affermarlo e sostenerlo a spada tratta, tuttavia credo fermamente che bisogna soffermarci per valutare come, dove, quando e con chi l’arte proseguirà il suo percorso, con rispetto per il passato ed un occhio al suo futuro.
Andrea Concas
Andrea Concas
"Fondatore e CEO della startup dell’arte Art Backers e di Art Rights, piattaforma per la gestione e certificazione delle opere d’arte e di ArtCollateral, primo escrow agent per l’Art Lending. Autore di libri, docente e speaker, ogni giorno parla e scrive di Arte & Innovazione come divulgatore e tramite ProfessioneARTE, la prima community online per i professionisti del mondo dell’arte".
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