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Arte e identità nascoste, il mistero di Matson Jones

Arte e identità nascoste, il mistero di Matson Jones

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Wanda Rotelli
Wanda Rotelli

03 Dicembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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All’asta di Christie’s Hong Kong del 2 dicembre al lotto 55 compare un’opera di un artista sconosciuto….Matson Jones? Chi è costui? La risposta per chi non la sapesse: non è un artista ma…

All’asta di Christie’s Hong Kong del 2 dicembre al lotto 55 compare un’opera di un artista sconosciuto….Matson Jones? Chi e’ costui? La risposta per chi non la sapesse: non è un artista ma sono ben due! E di gran calibro: si tratta – niente meno – che di Bob Rauschenberg e di Jasper Johns, che, nel lontano 1955 firmano insieme ognuna delle 4 parti – alte più di 3 metri e mezzo per uno – del cianotipo “ Untitled “ con il nome di coppia “Matson Jones”.

Il grande Senzatitolo dai 400.000-600.000 dollari della stima, viene aggiudicato a $750.000. Ma non è per questo che ci soffermiamo sull’opera. Ci interessa invece per la sua preziosa testimonianza della fruttuosa collaborazione – come vetrinisti – di molti artisti americani d’avanguardia con i grandi magazzini più innovativi di New York e altre metropoli americane. Nei primi anni ’50, infatti Robert Rauschenberg e Jasper Johns collaborano a una serie di progetti creativi per grandi vetrine sotto lo pseudonimo di Matson Jones (Matson è il nome da nubile della nonna paterna di Rauschenberg e Jones è un’approssimazione di Johns) e “Untitled” è l’esito di una di queste collaborazioni, realizzata per Bergdorf Goodman sulla Fifth Avenue di New York nel 1955

E’ un’opera evocativa, enigmatica e rara che dimostra anche in questa sede, lo stile innovativo della coppia e un approccio radicale al fare arte. Ognuno di questi quattro pannelli raffigura una scena subacquea, “centrata” da antiche divinità del mare, risplendenti con i loro tridenti e gli elmi crestati, le figure sono immerse in un esotico mondo sottomarino popolato da creature marine reali e fantastiche. Oltreché da Bergdorf Goodman, Rauschenberg e Johns lavorano anche con il designer Gene Moore sia da Bonwit Teller che da Tiffany.

Sono gli anni nei quali, la collaborazione con il mondo della pubblicità è frequentato, come è noto, anche da Claes Oldenburg, Roy Lichtenstein e Andy Warhol – attratti in particolare dalla ampiezza luminosa degli spazi commerciali. E, Willem de Kooning produce allestimenti per i grandi magazzini sia a Rotterdam che a New York. Warhol, che inizia la sua carriera nel marketing (senza mai abbandonarlo, peraltro) impagina i suoi dipinti pop nelle vetrine di Bonwit Teller e poi collabora, tra gli altri, con Lord and Taylor.

Il consumismo, il suo potere di massificazione, le sue possibilità di divinizzazione, la sua capacità di azzeramento dell’individuo, sono tutti temi dell’intera produzione di Warhol che fonda nel 1957 la “Andy Warhol Enterprises”, attraverso la quale attua la commercializzazione delle sue opere, affermando: “Business art is the step that comes after Art. I started as a commercial artist, and I want to finish as a business artist. After I did the thing called “art”or whatever it’s called, I went into business art. I wanted to be an Art Businessman or a BusinessArtist.”

I grandi magazzini newyorkesi, fin dai primi decenni del Novecento, coltivano relazioni con gli artisti più innovativi, liberi da rigidità di ruolo e bisognosi di sostegno economico, esponendone i lavori, affittando direttamente a loro spazi espositivi e/o in cambio di una commissione, in caso di vendita “ da vetrina”. Da Bonwit Teller, ad esempio, Salvator Dalì espone già nel 1929. Infine, due parole sulla tecnica utilizzata dalla coppia Matson Jones nei grandi pannelli per Bergdorf Goodman, il cianotipo, processo in base al quale gli oggetti, le sagome, posizionati su carta fotosensibile, quindi esposti alla luce e poi rimossi, lasciano ombre bianche, nel nostro caso su uno sfondo blu mare.

Matson Jones
Courtesy Christie's

Usando la luce come mezzo, Rauschenberg e Johns seguono la tradizione degli artisti del primo Novecento, come Lee Miller e Man Ray che lavorano, fin dalla fine degli anni ’20, sull’effetto dell’esposizione della carta fotosensibile, raccontandola nell’anno 1955 ai passanti, ai curiosi, ai fanatici dello shopping. Sono anni di grande sperimentazione per la coppia, che esplora mezzi e tecniche differenti che poi definiranno gran parte dei lavori di Rauschenberg e Johns a venire.

Wanda Rotelli
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