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Arte e beni da collezione: il mercato secondo Deloitte

Arte e beni da collezione: il mercato secondo Deloitte

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

26 Aprile 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Continua il pluriennale trend “pleasure”: solo il 3% degli intervistati risponde di acquistare beni d’arte esclusivamente per ragioni di diversificazione del portafoglio

  • Qualità, provenienza e voglia di novità hanno plasmato le scelte dei collezionisti nel 2018, anche a discapito di opere di media qualità, anche se firmate da autori superstar

  • Continuano a crescere le trattative private, condotte sia dalle case d’asta tradizionali che dagli art dealer. E inaspettatamente, il mercato delle vendite online ha subito una battuta d’arresto. Anche se Instagram…

  • La pittura si conferma regina del mercato dell’arte e dei beni da collezione, anche se con diverse declinazioni da un comparto all’altro. In leggera flessione invece il “Global Arti minori index”

La pubblicazione annuale di Deloitte Private indica quello passato come un anno di consolidamento per l’arte e i beni da collezione. Con un trend in netta crescita: quello della passione

Il 97% di chi investe in arte e beni da collezione lo fa per passione, punto. I dati degli ultimi sette anni parlano chiaro, sia dal punto di vista dei collezionisti che da quello degli operatori. Prende le mosse da questo il report 2019 per il mercato dell’arte e dei beni da collezione di Deloitte. Per il 2017, ad esempio, solo il 3% degli intervistati risponde di acquistare beni d’arte esclusivamente per differenziare il portafoglio. E si tratta di un dato che emerge in tutte le declinazioni, come mostrano i grafici. A onor del vero, l’aspetto patrimoniale è pure fortemente presente come motore della scelta, ma il fattore pleasure resta necessario. E la ricerca registra un sostanziale allineamento fra collezionisti, wealth manager e professionisti del settore arte.

Il mercato dell’arte e dei beni da collezione nel 2018

Il 2018 è stato un anno di consolidamento rispetto al brillante 2017, anno comunque”drogato” dalla vendita di Christie’s per 450 milioni di dollari del Salvator Mundi attribuito a Leonardo. “Qualità, provenienza e voglia di novità” hanno plasmato le scelte dei collezionisti. Le opere di media qualità, anche se di nomi molto noti, hanno infatti venduto meno rispetto a lavori di autori magari inediti per il mercato internazionale, ma dalle grandi potenzialità. In sostanza quello del 2017-2018 è stato un biennio ripresa rispetto alle incertezze del 2016, in cui un insieme sempre più variegato di persone ha mostrato interesse per il mondo dei collectibles.

Le private sales

Sono cresciute le trattative private, ossia quelle modalità di vendita preferite dai collezionisti che non hanno fretta di vendere e che desiderano riservatezza. Christie’s ad esempio, con i 390 milioni di dollari del primo semestre 2018, ha visto una crescita del 151% rispetto all’anno precedente. Condotte sia dagli art dealer che dalle case d’asta, sono sempre esistite, fin dal XVIII secolo, quando nacquero le maggiori case.

Le principali tendenze nel mercato dell’arte e dei beni da collezione

Innanzitutto, si è assistito ad una rivalutazione delle donne artiste (si pensi ad Artemisia Gentileschi) in tutto il sistema dell’arte globale. Sono cresciute le quotazioni, l’attenzione da parte dei musei e le mostre dedicate alle più importanti esponenti del panorama contemporaneo, come The Cleaner di Marina Abramović. Vi è stata un’accelerazione dell’arte africana, non colpita da manovre speculative, con una crescita dei collezionisti africani. E’ poi cresciuta moltissimo l’arte del Dopoguerra. L’espansione del comparto Post-War è proseguita anche e soprattutto grazie alle vendite di collezioni eccezionali come la Rockefeller, classificatasi al primo posto nella storia come incassi e percentuale del venduto (100%, ça va sans dire). Prosegue infine l’interesse per sotto-settori come fotografia, design, vino, orologi.

L’aumento degli Uhnwi, i Millennials, il tech

La crescita degli ultra ricchi è in costante aumento, come evidenziato dal report di Knight Frank. Com’è naturale, gli Uhnwi svolgono un ruolo fondamentale nello sviluppo del mercato dell’arte e dei beni da collezione e i wealth manager sono sempre più convinti di adottare un approccio omnicomprensivo alla gestione del loro patrimonio. I primi Millennials hanno ormai 40 anni e nel 2020 saranno il segmento più ampio della popolazione adulta, invertendo il rapporto con i Baby Boomers. Il mercato dell’arte dovrà confrontarsi con una fascia di popolazione dai gusti sofisticati e attenti a questioni come quelle Esg. Senza tralasciare l’impatto della tecnologia.

A tal proposito, si segnala la battuta d’arresto del canale di vendita online dell’arte. Con un valore complessivo di 4,2 miliardi di dollari, il mercato virtuale delle opere d’arte ha registrato un aumento del 12% nel 2017, mentre nel 2016 era aumentato del 15% e nel 2015 del 24% sul 2014. Nonostante il rallentamento, i galleristi continuano a nutrire grandi aspettative nei confronti di questa modalità di scambio. Quello che i collezionisti rimproverano alle piattaforme online, al di là dei vantaggi logistici, è la scarsa trasparenza.

Criptovalute, il primato dell’Italia

La Sant’Agostino di Torino è stata la prima casa d’aste al mondo ad avvalersi della possibilità di pagare con bitcoin, nell’ottobre 2017. L’asta era dedicata al design e registrò 800.000 accessi al sito, totalizzando un incasso di 1,2 milioni di euro con il 7% pagato in criptovaluta.

Blockchain

Come già scritto su queste pagine, Christie’s è stata la prima ad utilizzare la blockchain nell’asta dedicata alla collezione di Barney Ebsworth a New York lo scorso novembre 2018. Mese fortunato: è stato allora che la stessa casa d’aste ha venduto infatti Portrait of an Artist (Pool with Two Figures), 1972, di David Hockney, per la cifra più alta mai pagata ad artista vivente.

Instagram

Col suo miliardo di utenti, la piattaforma delle immagini digitali filtrate e #nofilter continua a rivelarsi uno strumento essenziale di promozione e ampliamento dell’industria dell’arte, abbassando l’età media dei collezionisti.

Josine Dupont Acqua 2013 per il nercato arte beni da collezione
Josine Dupont, Acqua, 2013. Courtesy Deloitte

La pittura, regina del mercato dell’arte e dei beni da collezione

Post War

I quadri restano sovrani del mercato. Nel 2018 la pittura ha rappresentato il 78,6% del mercato globale dei beni da collezione, in netta crescita sul 2017 (70,9%) e generando flussi per 9,3 miliardi di dollari, una cifra che doppia i 4,6 miliardi di fatturato del 2016. Ciononostante, il secondo semestre del 2018 ha mostarto una leggera flessione nel Global painting index (-2,9%). Vince in ogni caso su tutti gli altri il comparto Post War, malgrado il Post War painting index abbia registrato una flessione negativa del 26,6%, il che in realtà dà la misura dei valori assoluti di fatturato.

Pre War

In termini di performance e di qualità dei lotti proposti vince invece il comparto Pre War, con una variazione del Pre War painting index del 33,5%, con il fatturato che è cresciuto del 29,1% sul 2017, passando dai 2,9 miliardi di dollari ai 4,1 del 2018, a fronte di una riduzione del numero delle aste milionarie, da 82 a 77. E’ però aumentato il tasso di unsold, passando dal 22,2% al 24,2%. Il che significa che i collezionisti si astengono dall’acquisto in presenza di opere d’arte di qualità minore.

Portrait of an Artist (Pool with Two Figures), 90,3 milioni di dollari
David Hockney, Portrait of an Artist (Pool with Two Figures), 1972. Battuto per 90,3 milioni di dollari da Christie's nel novembre 2018. Si tratta della cifra più alta mai pagata per un artista vivente
Edward Hopper, Chop Suey, 1929. Battuto da Christie's per 92 milioni di dollari, nella stessa asta in cui veniva sperimentata la blockchain per la certificazione delle opere. trend arte
Edward Hopper, Chop Suey, 1929. Battuto da Christie's per 92 milioni di dollari. Si tratta del terzo dipinto più costoso venduto nel 2018

Old Masters

E’ questo il comparto che ha vissuto la percentuale più elevata di aumento del fatturato: +56,9% rispetto al 2017, da 425,4 milioni di dollari a 667,7 milioni di dollari. Ciò, in presenza di una contrazione del numero delle aste, da 50 a 46. L’Old Master painting index ha infine chiuso il 2018 con una crescita del 47%.

La top five dei dipinti più costosi nel 2018

  1. Amedeo Modigliani (1884-1920), Nu couché (sur le côté gauche), 1917  157.159.000 milioni di dollari, Sotheby’s New York.
  2. Pablo Picasso (1881-1973), Fillette à la corbeille fleurie, 1905, 115.000.000 milioni di dollari, Christie’s New York.
  3. Edward Hopper (1882-1967), Chop Suey, 1929, 91.875.000 milioni di dollari, Christie’s New York.
  4. David Hockney (1937), Potrait of an Artist (Pool with Two Figures), 1972, 90.312.500 milioni di dollari, Christie’s New York.
  5. Kazimir Malevich (1878-1935), Suprematist Composition, 1916, 85.812.000 milioni di dollari, Christie’s New York.
Il dipinto più costoso del 2018: Amedeo Modigliani, Nu couché (sur le côté gauche), 89,5 x 146,4 cm, 1917. 157.159.000 milioni di dollari, Sotheby’s New York 2018. E' il più grande dipinto conosciuto dell'artista livornese
Pablo Picasso, Fillette à la corbeille fleurie, 1905. 115.000.000 milioni di dollari nel 2018. mercato arte beni collezione
Pablo Picasso, Fillette à la corbeille fleurie, 1905. 115.000.000 milioni di dollari. Christie's New York 2018
Kazimir Malevich (1878-1935) Suprematist Composition, 1916 $ 85.812.000 Christie’s New York. arte beni collezione
Kazimir Malevich, Suprematist Composition, 1916. 85.812.000 milioni di dollari da Christie’s New York

Il comparto delle “arti minori”

Rientrano sotto questa denominazione gioielli e orologi, antichità, arredi e design, vini, fotografia. L’interesse da parte dei collezionisti è crescente, anche perché si tratta di oggetti di più agevole comprensione e apprezzamento rispetto alla pittura, rappresentando una buona opportunità per chi si affaccia per la prima volta al mercato dei pleasure asset. Tuttavia, il Global Arti minori index ha evidenziato una flessione del 5,6% nel 2018, risultato dovuto all’elevato numero delle aste, dicono gli analisti. Il fatturato annuo è però rimasto invariato rispetto all’anno precedente.

Vino, in alto i calici

Il mercato prosegue la sua crescita, sia in termini di volumi che di fatturato, crescendo del 31,5% sul 2017, con un incasso complessivo di 167,3 milioni di dollari. Il Wine Index è cresciuto del 26,2% e il tasso di unsold (9,4%) resta il più basso dell’intero mercato dei beni da collezione.

Gioielli e orologi

Il fatturato complessivo è calato dal miliardo e 400 milioni del 2017 al miliardo e 200 milioni del 2018. Il calo è però dovuto alla riduzione del numero delle aste, da 61 a 50, con una grande vitalità registrata soprattutto a Ginevra e ad Hong Kong. Il Watches & Jewels index è infatti cresciuto del 12,3%.

Fotografia

Il 2017 era stato un anno di grande performance per questo segmento, che invece è calato nel 2018. Le aste fotografiche di Sotheby’s, Christie’s, Phillips si sono chiuse infatti con un calo del fatturato dell’8,3% per un incasso cumulato di 46,1 milioni di dollari. Dato confermato anche dal Photographs index, calato del 2,6%. Probabilmente, si tratta di un comparto che ha risentito delle incertezze economiche del 2018, essendo un segmento che attrae (anche) collezionisti meno abbienti.

Antichità, desing, auto classiche

L’Antiquites index ha registrato una crescita dell’11,5%nel 2018, recuperando la debolezza del 2017. Questo, grazie alla grande qualità dell’offerta e agli inediti. Di contro, l’Arredi&Design index ha evidenziato una variazione negativa quasi pari in percentuale (-10,9%). Il settore delle classic cars continua invece la propria crescita robusta. Il numero delle auto messe all’asta nel 2018 è aumentato, con un leggero calo del prezzo medio; la percentuale di unsold si è però ridotta.

Hiroshi Sugimoto, Black Sea, Ozuluce. arte beni collezione
Hiroshi Sugimoto, Black Sea, Ozuluce, 1991. Battuta da Christie's Londra nel 2018 per 646.050 sterline
Teresa Scarale
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