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Arte contemporanea: collezionare senza (cattive) sorprese

Arte contemporanea: collezionare senza (cattive) sorprese

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

19 Luglio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Acquistare arte contemporanea è uno dei piaceri più sottili del collezionista. Proprio per questo è importante farlo in modo consapevole

  • Nella linea ideale del collezionismo “sicuro”, ad un estremo c’è il venditore con il suo  comportamento trasparente e degno di fiducia, all’estremo opposto c’è il collezionista “consapevole”

Collezionare arte contemporanea è una delle esperienze più affascinanti. Bisogna però prestare estrema attenzione a vari aspetti. Oggi esistono gli strumenti per farlo: dal “vetting” all’Art Loss Register, passando per due diligence e trasparenza. Ne ha parlato in un simposio di specialisti l’avvocato Annapaola Negri-Clementi, dello Studio Legale Associato Negri-Clementi

Arte contemporanea, il piacere di collezionare consapevolmente

Autenticità, provenienza, stato di conservazione. Acquistare arte contemporanea è uno dei piaceri più sottili del collezionista. Proprio per questo è importante farlo in modo consapevole. Oggi, il mercato è sempre più attento. E  chi acquista lo vuole fare in sicurezza. Si tratta del punto più importante e articolato emerso nel simposio Art&Law dello scorso 9 luglio 2019 curato da Annapaola Negri-Clementi a Milano, presso l’omonimo studio legale associato. “E’ importante tutelarsi non solo dai rischi di non autenticità delle opere d’arte, ma anche da quelli legati alla provenienza dell’opera e alla sua corretta valutazione. Espressioni come due diligence, vetting, fiducia, buona fede, trasparenza qualificano tutte il comportamento delle controparti contrattuali”.

“Chi acquista arte lo vuole fare in sicurezza. E aspira a poter usufruire di uno strumento di valutazione che assicuri il suo affidamento sull’acquisto, rappresentandogli le caratteristiche principali dell’opera d’arte e garantendogli autenticità, provenienza, stato di conservazione. E’ fondamentale che il collezionista abbia una consapevolezza giuridico-artistica”.

Quali sono gli strumenti a tutela del collezionare arte

Vetting

I cosiddetti “comitati di vetting” sono strumenti propri di importanti fiere internazionali, come il Tefaf di Maastricht, che è stata la prima fiera a introdurne l’utilizzo (“Tefaf: buying art with confidence”) e la Biaf di Firenze. “To vet” vuol dire valutare e approvare. Il vetting è quindi “l’attività di attenta valutazione e approvazione di qualcosa o di qualcuno per acquisire certezza che tale oggetto o tale persona sia accettabile o adatto”.

Arl

Vi è poi l’Art Loss Register (di cui aveva già parlato Clarice Pecori Giraldi). E’ un database internazionale che racchiude gli identificativi di tutte opere d’arte che risultano perdute o smarrite in un dato momento. L’Arl vuole essere uno snodo di controllo a livello mondiale per le ricerche di due diligence e di provenienza delle opere. La piattaforma “Register” infatti consente di registrare le opere e gli oggetti nella sezione “Register Items”. Le opere d’arte rubate invece albergano nella sezione “Register Loss”. Si tratta dunque di un servizio strumentale alla prevenzione dello scambio di “beni rubati, saccheggiati, scavati illegalmente o esportati”.

La buona fede

Si parte però sempre da affidamento e acquisto in buona fede. Questi due aspetti connotano un impegno di natura etico-morale e “latamente giuridico in termini di aspettativa di diritto e correlato rischio reputazionale”.

Nella linea ideale del collezionismo “sicuro”, ad un estremo c’è il venditore con il suo  comportamento trasparente e degno di fiducia, all’estremo opposto c’è il collezionista “consapevole”, quello che esercita la dovuta diligenza nell’acquisto. Ossia verificando tutte le informazioni e i documenti qualificanti un’opera in termini di autenticità, provenienza, presenza a esposizioni e cataloghi, stato di conservazione.

E’ un delicato equilibrio bilanciamento di doveri e di diritti tra le controparti contrattuali.

Di qui, nascono molti interrogativi. Come si compongono gli interessi sottostanti che
possono vedere contrapposti l’opportunità di fare la due diligence e l’acquisto in buona fede?

Un decalogo per molteplici fonti

Come si valuta l’opera d’arte? L’interrogativo ha un contenuto a prima vista immediatamente
economico. Tuttavia, una riflessione più approfondita porta a indagare, con l’assistenza di
esperti, le qualità del bene che si va ad acquistare. Numerosi ed eterogenei sono i criteri
che influiscono sul prezzo di un’opera (in particolare, d’arte moderna e contemporanea) e
pertanto è importante che sia effettuata una schedatura completa di tutte le informazioni. Così, Annapaola Negri-Clementi è arrivata col suo studio legale a costruire un decalogo-guida propedeutico per il collezionista:

  1. autore;
  2. titolo;
  3. data di esecuzione;
  4. tecnica;
  5. dimensione;
  6. certificazione di autenticità;
  7. provenienza;
  8. esposizioni;
  9. bibliografia;
  10. stato di conservazione.

Il nostro ordinamento non disciplina specificamente il contratto di acquisto di opera d’arte. Il
giurista deve attingere a varie fonti. Non solo quindi il codice civile, il codice dei beni culturali, la legge sul diritto d’autore, il codice del consumatore. Ma anche le condizioni generali di contratto di case d’aste, la normativa sull’acquisto on-line e da ultimo le tecnologie blockchain. Per non parlare delle modalità: il consenso alla conclusione del contratto può essere dato in forma orale o scritta. L’acquisto può essere fatto tra privati (cd. private sales), dal gallerista (in cui una controparte contrattuale è un professionista) o in asta (con l’utilizzo di condizioni generali di contratto).

Teresa Scarale
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