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Art Basel 2019: zero innovazione ma successo di mercato

Art Basel 2019: zero innovazione ma successo di mercato

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

13 Giugno 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • L’incertezza economica globale, data soprattutto dalle scaramucce commerciali Usa Cina, fa stare sulla difensiva la più importante fiera d’arte al mondo. Gli stand sono pensati per i gusti più commerciali, piuttosto che per i collezionisti più sofisticati

  • La scelta dei mercanti ricade quindi sui quadri, l’articolo più acquistato dalla massa dei collezionisti

  • Art Basel Unlimited propone invece le opere di grandi dimensioni, poco frubili in un contesto tradizionale e non museale

L’edizione 2019 di Art Basel è ultra commerciale, lasciando pochissimo spazio all’innovazione ma confermando il suo grande successo di mercato fra i nuovi ricchi, che amano gli artisti storicizzati. E in fin dei conti, una fiera d’arte questo deve fare: vendere, vendere, vendere

Art Basel 2019 ha aperto le porte ai soli collezionisti lunedì 10 giugno grazie all’opzione First Choice. E la giornata non è stata deludente, anzi: la soddisfazione è già arrivata per mercanti e galleristi, che possono brindare al successo commerciale di questa edizione. Gli acquirenti sono per lo più uhnwi di nuova generazione, provenienti dalle zone a più elevata crescita del pianeta. Si rivela dunque indovinato l’impianto estremamente commerciale dei molti booth delle gallerie presenti, studiati per attirare l’interesse degli acquirenti russi e arabi.

Quello che vende è la tela, che continua la sua ascesa. Attenzione però: non si tratta di un trend quanto di una precisa scelta commerciale dei galleristi, non biasimabile, visto il suo successo nel nuovo mercato globale dell’arte.

L’ottima performance delle gallerie italiane (e della Biennale di Venezia)

Tutte di elevatissima qualità le proposte delle gallerie italiane. Sprovieri per esempio propone gli artisti di nuova generazione Francesco Arena e Giorgio Andreotta Calò, freco di Hangar Bicocca. Protagoniste della galleria Tornabuoni sono poi le mappe in grande formato di Alighiero Boetti (qui omaggiato in copertina con Mettere al mondo il mondo). Alla galleria Stein protagonisti sono invece Luciano Fabro e un’opera solare di Paladino. Artiaco propone poi due opere di Giulio Paolini; quest’ultimo è presente anche nel bello stand di Tucci Russo, che ospita anche Tony Cragg, Giovanni Anselmo, Giuseppe Penone. Giovanni Anselmo è in vendita anche da Minini, uno degli spazi migliori, in cui si possono acquistare anche opere di Carla Accardi, Haris Epaminonda (58ma Biennale) e Daniel Buren.

Molto rappresentati anche Lichtenstein e Basquiat.

Tornabuoni Art, courtesy Art Basel

Ricordando poi che “Se le gallerie non portano gli artisti della Biennale ad Art Basel, c’è qualcosa che non va nella loro strategia commerciale”, si segnala un altro successo italiano. Massiccia è infatti la presenza degli artisti partecipanti alla 58ma Biennale di Venezia. In particolare, le artiste Fiona Tan, Zanele Muholi, Alicia Kwade, Monica Bonvicini, Ad Minoliti, Zhanna Kadyrova.

La galleria Zero propone invece i fiori di Neil Beloufa, mentre Alex Da Corte è protagonista da Giò Marconi.

Art Basel 2019, successo Unlimited

La sezione Art Basel Unlimited, dedicata alle opere poco fruibili per dimensioni e impianto, quest’anno annovera l’autolavaggio che colora automobili costruite assemblando tele vergini di Daniel Knorr). Poi, un Ambiente Spaziale di Lucio Fontana, gli abiti gonfiabili di Alicia Framis, i letti militari di Jannis Kounellis.

Courtesy Art Basel
Teresa Scarale
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