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Ai giovani Hnwi piace sempre più investire in arte

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Livia Caivano
Livia Caivano

08 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Tra i giovani che hanno investito in opere d’arte nel 2020, il 16% ha speso più di un milione di dollari

  • Nel complesso oggi il 17% degli investitori che spende cifre a sei zeri per i pleasure asset è millennial

Oggi tra chi spende almeno un milione di dollari per un’opera d’arte, quasi uno su cinque è un millennial. Secondo l’Ubs Global Art Market Report il 92% degli hnwi under40 nel 2020 ha comprato almeno un’opera d’arte – i boomer restano indietro. Come mai? Potrebbe c’entrare qualcosa il digitale

I millennial più ricchi investono in arte sei volte di più dei baby boomer. Che si parli di America, Asia o Europa il mercato dell’arte è sempre più attrattivo per gli under40 che, anche grazie al digitale, usano i pleasure asset per nutrire occhi e portafogli.

 

Un sondaggio condotto da Ubs in collaborazione con Art Basel ha rilevato un forte aumento del numero di millennials che investono nel settore dell’arte. Per l’Ubs Global Art Market Report sono state intervistati 360 Hnwi under40 nel Regno Unito, negli Stati Uniti e a Hong Kong. Il 92% dei giovani paperoni ha dichiarato di aver investito almeno un’opera d’arte nel 2020; il 56% di questi ha dichiarato di aver speso più di 100mila dollari, il 16% più di un milione di dollari (dati aggiornati ad agosto 2020). Nel complesso, oggi il 17% degli investitori che spende cifre a sei zeri per i pleasure asset è millennial. Rimangono indietro i baby boomer: secondo i dati di marzo 2020, con una spesa media tre milioni in due anni, i giovani investono sei volte quello che spendono i boomer.

Nonostante l’annus horribilis, il 99% degli intervistati ha affermato di aver continuato a mantenere i contatti con le gallerie d’arte e il 59% esprime ottimismo per il 2021 – solo il 45% dei galleristi pensa che le vendite aumenteranno l’anno prossimo. Certo, “le piattaforme digitali potrebbero aumentare la trasparenza dei prezzi e ampliare la base di nuovi acquirenti a diversi livelli di prezzo”, ha commentato l’amministratore delegato di Ubs Europe Christl Novakovic. “Rafforzare questa comunità digitale a livello globale potrebbe essere essenziale per la salute del mercato in futuro”.

La resilienza dei venditori privati

Le vendite di arte e oggetti d’antiquariato nel 2019 hanno raggiunto circa i 64,1 miliardi di dollari: dopo due anni di crescita positiva questo è il primo a registra un calo delle vendite pari al 5% (base annua). Si riconfermano come principali mercati dell’arte gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Cina: negli Usa le transazioni hanno raggiunto il valore di 28,3 miliardi di dollari (44% del totale); la Uk ha mantenuto il secondo posto con una quota del 20%, e circa 12,7 miliardi di dollari in vendite – nonostante Brexit; la Cina è rimasta il terzo mercato più grande, con un calo della quota dell’1% su base annua (18% del totale) e circa 11,7 miliardi di dollari di valore delle operazioni.

Il report Ubs stima che le vendite nel settore delle gallerie e dei rivenditori abbiano raggiunto i 36,8 miliardi di dollari nel 2019, con una crescita di poco superiore al 2% rispetto all’anno precedente. Le vendite all’asta hanno toccato i 24,2 miliardi di dollari nell’anno, in calo del 17% dopo due anni di crescita consecutiva in tutti i mercati. Solo la Francia ha visto le vendite aumentare del 16% e oltre i 1,6 miliardi di dollari. Si legge nello studio: “Mentre è probabile che l’economia abbia avuto un impatto su venditori e acquirenti, il rallentamento del mercato delle aste è stato in gran parte dovuto all’offerta, con un numero inferiore di lotti a prezzo molto elevato in vendita. Sebbene le vendite all’asta pubblica sono diminuite, le vendite private sono aumentate, con tutte le principali case d’asta che registrano guadagni significativi in ​​questa categoria”.

Livia Caivano
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