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Mal d’Africa: l’arte giovane di un continente antico

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

11 Luglio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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Ancora intatta da manovre speculative, l’arte contemporanea dell’Africa sta consolidando un trend decennale di crescita esponenziale, aumentando la sua presenza nelle fiere internazionali più prestigiose. E c’entra, come sempre, la Biennale di Venezia

Era il 2017 quando lo sfavillante drappo metallico del ghanese El Anatsui troneggiava nelle sale superiori della Triennale di Milano. L’ambito era quello dell’eccellente mostra corale La Terra Inquieta (28/04 – 20/08 2017, a cura di Massimiliano Gioni, da una raccolta di poesie dello scrittore caraibico Édouard Glissant). Due anni dopo , nel 2019, lo stesso artista (già Leone d’Oro alla carriera nel 2015 e con numerose aggiudicazioni superiori al milione di dollari) è protagonista del debuttante e apprezzatissimo Padiglione Ghana alla 58ma Biennale d’arte di Venezia. Con lui, John Akomfrah (1957), Ibrahim Mahama (1987) e Lynette Yiadom-Boakye (1977). Generazioni diverse di artisti, ma tutti ampiamente conosciuti grazie alle loro esposizioni prestigiose, in particolare in Gran Bretagna. Qui, Yiadom-Boakye è stata candidata al Turner Prize nel 2013.

Africa: arte contemporanea non intaccata dalla speculazione

Non compromesso da manovre speculative, il mercato dell’arte africana è in pieno momentum. Da dieci anni (2009) a questa parte, la crescita delle quotazioni e della domanda è esponenziale. E i primi dati del 2019 lo confermano. A titolo d’esempio: il lavoro su carta di Toyin Ojih ODUTOLA (1985), Selective histories (2016), è stato battuto il 5 marzo 2019 da Sotheby’s per 291.000 dollari, raddoppiando le stime iniziali. Il giorno successivo, il 6 marzo 2019, Jordan Castel (1989) raggiungeva da Christie’s la più alta cifra di aggiudicazione di un’opera di un under 40 nel 2019 (fino a quel momento) 394.000 dollari. L’opera? Il doppio ritratto Patrick and Omari (2015) [dati ArtPrice].

L’arte contemporanea africana sta ottenendo dunque il riconoscimento da parte del sistema artistico internazionale. Gallerie, mostre, istituzioni, risultati d’asta. Ma è aumentata anche la quota di collezionisti africani attivi sul mercato dell’arte internazionale, grazie ai nuovi capitali e alla nascita di nuovi canali di scambio. Lo sviluppo del canale online, insieme alla crescita della popolazione Uhnwi, ha stimolato l’interesse verso l’arte di alcuni mercati emergenti. Fra cui quello africano, che pare per il momento immune alle logiche speculative che hanno portato allo scoppio delle bolle sui giovani artisti cinesi o, in senso lato, appartenenti ai cosiddetti BRIC84 (fonte Deloitte Art Report).

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Lynette Yiadom-Boakye

Sotheby’s antesignana dell’arte d’Africa

Sotheby’s Londra è stata la prima casa d’aste a proporre opere di arte contemporanea africana al mercato internazionale, con l’asta Contemporary African Art from the Jean Pigozzi Collection del 24 giugno 1999, chiusasi con un totale di 227.861 sterline. Sono però dovuti passare dieci anni, prima che nel 2009 un’altra casa d’aste, Bonhams, lanciasse le sue aste tematiche intitolate Africa Now, la prima delle quali si è chiusa con un totale di 245.000 sterline. Queste sono state le pietre miliari di un trend di mercato oggi in forte crescita. A distanza di quasi vent’anni infatti, l’asta di Modern and Contemporary African Art di Sotheby’s tenutasi il 16 ottobre 2018 a Londra ha totalizzato quasi 2,3 milioni di sterline, con 10 nuovi record e 3 aggiudicazioni benchmark per artisti mai apparsi in asta.

La crescita del mercato è stata esponenziale. Dalle 227.861 sterline totali di Sotheby’s del 1999 agli 8,7 milioni di sterline dell’ottobre 2018, con una fortissima accelerazione negli ultimi tre anni e una crescita di valore delle opere fra il 200% e il 400%. Il che dipende da un lato dalla costante ricerca di proposte originali. Dall’altro, da un collezionismo africano sempre più attivo internazionalmente. Un esempio: 18 dei 70 lotti aggiudicati nell’asta di Sotheby’s Londra dell’ottobre 2018 sono andati in Africa.

Un trend solido

E non si tratta di una moda passeggera. Innanzitutto, negli ultimi anni è cresciuto il numero di musei inaugurati nel continente africano. In secondo luogo, le giovani case d’asta del continente stanno registrando performance positive anche grazie all’espansione del mercato interno dovuta alla crescita di alcune economie africane. Secondo l’ultima edizione dell’African Art Market Report, nel 2016 il continente africano ha costituito il 46,1% del mercato per un valore di 19,6 milioni di dollari e oltre il 93% dei lotti venduti. Molte gallerie africane inoltre hanno cominciato a partecipare ad importanti fiere internazionali (es. Frieze London, Art Dubai, 1:54 a Londra), con un aumento del 50% della loro presenza e del 17% degli artisti. Ottenendo vendite record.

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