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2020: Hong Kong, Usa – Cina, Brexit. Turbolenze politiche e mercato dell’arte

2020: Hong Kong, Usa – Cina, Brexit. Turbolenze politiche e mercato dell’arte

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

24 Dicembre 2019
Tempo di lettura: 5 min
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  • I tre mercati più importanti attualmente per l’arte contemporanea hanno un comune denominatore: l’intreccio delle tensioni politico – economiche

  • Gli effetti delle turbolenze politiche su questi mercati, anche nell’arte, sono stati immediati e tangibili, e proseguiranno nel 2020

  • La libera circolazione dell’arte ha aiutato a corroborare al di fuori del suo mondo una nuova consapevolezza e una rinnovata coscienza collettiva. Dal ristretto mondo dell’arte e della cultura partono sempre le rivoluzioni della mentalità

Che effetto avranno le agitazioni politiche sul mercato dell’arte nel 2020? Da Hong Kong alla Brexit, passando per la guerra commerciale fra Cina e Usa, le voci più esperte del panorama internazionale dicono la propria

Tre sono i mercati contemporanei più importanti per l’arte: Usa, Londra, Hong Kong e Cina in generale. Immediatamente salta all’occhio un comune denominatore: l’intreccio delle tensioni politico – economiche che stanno pervadendo queste realtà.

Hong Kong 2020, l’avamposto mondiale del nuovo mercato dell’arte

Non si contano nel protettorato cinese gli arresti degli attivisti pro democrazia, perpetrati nella speranza di tacitare (senza successo) le future proteste.  I dati ufficiali parlano di oltre 900 attivisti arrestati la scorsa estate. La Cina dal canto suo si ostina ad ignorare ogni istanza ufficiale dell’ex colonia britannica e degli attivisti, relativamente all’abolizione del trattato di estradizione, all’istituzione del suffragio universale e contro la violenza della polizia.

Vivienne Chow scriveva su Art Newspaper che le turbolenze in atto avrebbero potuto minare la solida posizione di Hong Kong nel panorama delle aste autunnali. I dati dell’ultimo report ArtTactic relativo alle vendite autunnali 2019 di Sotheby’s, Christie’s e Phillips però smentiscono la Chow. Vi è stato infatti un incremento delle vendite in asta del 52,9% rispetto al 2018 complessivamente inteso. In particolare poi, le vendite novembrine serali di arte moderna e contemporanea hanno registrato un incremento del 160% rispetto all’autunno 2018.

Aggiungendo le vendite di dicembre però…

Isolando però il solo periodo autunnale per tutte le tipologie di vendita (non solo le serali) e paragonandolo al solo autunno 2018, si scopre una realtà diversa. Sia il numero totale dei lotti che il loro valore è diminuito. L’ammontare complessivo delle vendite per l’autunno 2019 a Hong Kong infatti è pari a 661 milioni di dollari Hk, a fronte dei 702 dello stesso periodo per il 2018. Il dato peggiora se si guarda al numero dei lotti venduti: dai 3908 dell’ultimo quadrimestre 2018 si è scesi agli attuali 3199.

Cina 2020, il mercato dell’arte ha il cuore francese

Sotheby’s resta la casa leader con una quota di mercato pari al 50% (il 42% è di Christie’s e l’8% di Phillips) con gli artisti franco cinesi a dominare le vendite serali, le più importanti. Sanyu ha incassato 516,5 milioni di dollari di Hong Kong e Zao Wou-Ki 332,5 milioni, entrambi rappresentando il 39,4% del venduto complessivo.

Ma l’onda lunga delle conseguenze potrebbe farsi sentire pesantemente su Art Basel Hong Kong, a marzo 2020. I puntualissimi report di mercato lo riveleranno.

Disputa Cina – Usa, nemmeno il mercato dell’arte è immune

Sul fronte della guerra commerciale Cina – Usa, dal primo settembre le tariffe sono passate dal 10% al 15%. Peter Tompa, direttore esecutivo di Alliance Global Heritage riferisce a Eileen Kinsella di Artnet che la qual cosa danneggerà pesantemente i mercanti americani, costretti a pagare dazio anche solo per le spedizioni di opere d’arte. A tutto vantaggio dei mercanti cinesi.

Brexit, il declassamento del Regno Unito a mercato periferico?

Sul fronte Brexit, Anna Brady e Anny Shaw su Art Newspaper scrivono che ogni potenziale beneficio di lungo termine dell’uscita del Regno Unito dall’Ue per il mercato dell’arte potrebbe essere annullato dagli effetti di breve termine, ossia “porti chiusi, dogane bloccate, costi logistici elevatissimi”. Chi potrebbe soffiare il posto di capitale del mercato dell’arte europeo a Londra, è Parigi. Lo sa bene il potente gallerista David Zwirner che ha aperto uno spazio permanente nella capitale francese, proprio per avere “una galleria europea, non una galleria semplicemente britannica”.

Arte, mercato e turbolenze politiche. Uno sguardo nel complesso

Certo, lo stato del mercato dell’arte e dell’industria culturale è solo uno degli effetti, e nemmeno il più drammatico, delle tensioni politiche attuali. Ma in questa sede è al loro impatto su questo aspetto della vita umana, che ci si riferisce. Politiche commerciali e di immigrazione più liberali sono da sempre state il motore del progresso culturale e artistico del mondo, il faro che ha rischiarato i secoli dell’evoluzione umana, nei viaggi per mare e lungo della via della seta.

Si pensi solo a quanta prosperità hanno regalato gli artisti migranti e rifugiati (Marc Chagall, Mark Rothko, Piet Mondrian, Max Beckmann, Max Ernst, ecc.) a musei, collezionisti, mercanti, studiosi. A tal proposito il Met di New York ha messo in campo una provocatoria iniziativa lo scorso 20 giugno 2019, giornata mondiale dei rifugiati, coprendo tutte le opere che non ci sarebbero state se quegli artisti non fossero stati accolti da altre nazioni quando erano fuggiaschi.

Piet Mondrian, 1942, Broadway Boogie Woogie

Libera circolazione, libera cultura

Ma si tratta solo del punto di partenza per il mercato dell’arte 2020. La libera circolazione dell’arte ha aiutato a corroborare al di fuori del suo mondo la consapevolezza, se non la coscienza collettiva dei conflitti e delle drammatiche esperienze di vita di molti artisti e artiste. Dal ristretto mondo dell’arte e della cultura partono sempre le rivoluzioni della mentalità. Pubblicazioni come “Radical Women: Latin-American Art, 1960–1985” e “Soul of a Nation: Art in the Age of Black Power,” lo attestano, ad esempio. In questo spirito, una delle tendenze in atto nei musei più importanti del mondo è quella di valorizzare le diversità di genere, cultura ed esperienza a discapito degli artisti bianchi e anziani. L’impatto sociologico di queste scelte sulla cultura di massa è innegabile.

Esisteranno ancora questi benefici, senza l’espansione di mercati veramente globali per tutti i tipi di beni e servizi, capaci di creare la più vasta base geografica di acquirenti ricchi della storia? Senza la libera circolazione di compratori, venditori, artisti, curatori? La risposta è no. Se il mercato dell’arte contemporanea è fiorito così tanto negli ultimi anni, lo si deve anche alla crescente domanda da parte dei nuovi musei e dei nuovi ricchi globali. I quali hanno permesso l’ascesa di giovani talenti e la riscoperta di artisti prima sottovalutati: la domanda ha superato l’offerta.

Marc Rothko, Blue over Red, 1953

Ucca, Pechino: un esempio concreto

Picasso: birth of a genius” (dal 15 giugno al primo settembre 2019) è stata la prima mostra dedicata in Cina all’artista malagueño. Merito dell’Ucca Center for contemporary art di Pechino e del suo direttore Philip Tinari, certo. Ma soprattutto è stato merito dell’amministrazione cinese che con l’occasione aveva deciso di cancellare i dazi sulle opere d’arte in ingresso nel paese.

Come rivelato ad Andrew Goldstein (caporedattore di Artnet) dallo stesso Tinari, la tariffa avrebbe comportato un esborso cauzionale di duecento milioni di euro da parte della stessa Ucca. Tutto ciò rappresenta per il direttore di Ucca “il sogno cosmopolita di un mondo dell’arte in azione. Gli scambi commerciali possono diventare scambi culturali. Non dico in nessun modo che questo si materializzi automaticamente in vantaggi per il commercio internazionale o le migrazioni. Ma se il pugno di uno Stato autoritario si fa di ferro con i suoi cittadini, se scoppiano guerre commerciali, se i confini si aprono solo per cacciar via la gente, questi guadagni culturali non avranno mai modo di realizzarsi. Tutti diventiamo più poveri, sia esternamente che internamente”.

“Le realtà politiche in giro per il mondo stanno minacciando di far saltare” lo stato di grazia del “mercato globale dell’arte. Dubito che il danno sarà definitivo, ma non sappiamo quanto tempo ci vorrà per porvi riparo”.

Philip Tinati, direttore dell'Ucca Center for contemporary art di Pechino
Teresa Scarale
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