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Ori e monete... Alla ricerca di tesori perduti

Ori e monete... Alla ricerca di tesori perduti

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Alex Ricchebuono
Alex Ricchebuono

24 Luglio 2020
Tempo di lettura: 7 min
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Più spesso di quanto si pensi, ori e monete sono proprio “tesori perduti” venuti alla luce grazie a chi scelto di essere nel mondo un avventuriero e non una vittima delle decisioni altrui…

Chi da bambino non ha mai sognato di trovare sepolto nel proprio giardino il tesoro nascosto da qualche pirata o avventuriero di passaggio? Fantasie degne dei romanzi di Emilio Salgari o delle imprese del Corsaro Nero. Storie che hanno rappresentato, per diverse generazioni, un’irresistibile attrazione. Qualche anno fa poi i film interpretati da Johnny Depp nella serie dei Pirati dei Caraibi, ci hanno di nuovo catapultato in quel magico mondo fatto di misteri e tesori nascosti.

Ma quelle che potrebbero sembrare fantasie di un bambino dotato di fervida immaginazione, per qualcun’altro invece si sono trasformate in un business milionario. Infatti l’Americano Greg Stemm insieme al suo socio ed amico John Morris, alla fine degli anni ’90 è riuscito a realizzare il sogno di fondare la Odyssey Marine Exploration, Inc. una società oggi quotata al NASDAQ, specializzata nel recupero di relitti affondati in acque profonde e quindi in giurisdizioni internazionali o comunque in zone dove non è impossibile trovare un accordo per il loro recupero. Grazie a questo incredibile lavoro ed alla loro visionaria impresa hanno contribuito non solo a ritrovare vascelli perduti negli abissi marini, ma soprattutto a dare un contributo significativo alla ricerca scientifica.

Questo settore era oramai ancorato a modelli obsoleti e difficilmente scardinabili in quanto i governi nazionali erano molto restii ad investire in arte e cultura ed in costose tecnologie per il loro recupero. Investimenti milionari che se ben indirizzati però avrebbero potuto fruttare bottini degni di un re. Ed in effetti la loro visionaria intraprendenza è stata più volte premiata. Nel periodo tra il  1998 e il 2001, la Odissey Marine Exploration individuò al largo di Gibilterra ad una profondità di 821 metri la HMS Sussex, una nave inglese affondata in una tempesta nel 1694 durante la guerra della Grande Alleanza che trasportava oltre 10 tonnellate di monete d’oro scintillante. Denaro racimolato con grandi sforzi e che era stato accumulato per assicurarsi la fedeltà di Vittorio Amedeo II , contro la Francia.

Ma visto che il carico andò perduto l’allora Duca di Torino fu ricompensato con la corona di Re di Palermo prima e del Piemonte poi, iniziando la distastia regnante dei Savoia che poco più di un secolo e mezzo dopo unificò l’Italia. Ma la Odyssey Marine Exploration, ha continuato per anni nella sua assidua ricerca di tesori perduti con risultati a volte eclatanti. Come quello individuato e poi recurato nelle acque internazionali a circo 500 km al largo della costa irlandese, ad una profondità monstre di 4.700 metri. Il team americano nel 2012 individuò e infine raggiuse la nave SS Gairsoppa consentendo il più profondo e importante recupero di metalli preziosi mai effettuato nella storia. Ora tenetevi forte, perché il vascello trasportava oltre 200 tonnellate in lingotti d’argento equivalenti a più di 200 milioni di Dollari dell’epoca.

La Odyssey Marine Exploration dopo una lunga ed estenuante negoziazione riuscì ha firmare un contratto con il governo britannico, che gli permise di ottenere l’80% del valore netto recuperato. Un affare da decine di milioni di dollari! Ma non sempre è oro tutto ciò che luccica verrebbe da dire, perchè qualche anno più tardi la Società fu costretta a cedere i 500 milioni di dollari in monete d’oro e d’argento che aveva recuperato dal relitto di una nave da guerra spagnola, a 3.000 metri di profondità in acque internazionali. Un giudice federale della Florida, e la corte d’appello di Atlanta le ordinarono infatti di cedere le monete e gli altri manufatti al governo Iberico.

I giudici stabilirono infatti che il carico recuperato proveniva dalla fregata Nuestra Senora de las Mercedes, che esplose e affondò nel 1804 mentre tornava dal Sud America ed i cui resti ed il suo carico erano di proprietà del sovrano di Spagna. Secondo gli avvocati Spagnoli, gli americani non avevano mai informato o ottenuto il permesso di Madrid. Ora la collezione di monete e manufatti è esposta al museo archeologico della capitale Iberica.

Ma esistono altri modi meno fantascientifici e costosi per cercare tesori nascosti, come quello di usare un semplice metal detector. Proprio come fece qualche anno fa David Booth, un 35enne scozzese, che aveva da poco comprato quello strano arnese per trascorrere un po’ di tempo libero alla ricerca di qualche moneta più o meno antica. Si era addestrato qualche giorno con forchette e cucchiai dal lui nascosti, per poi recarsi in un campo di un’amico vicino alla cittadina di Stirling, in Scozia e mettere in pratica ciò che aveva appreso. Poco dopo aver parcheggiato e sceso dalla macchina, ha acceso lo strumento, e percorsi pochi passi di fronte a lui, la luce rossa ed il cicalino, si accesero alla massima potenza. Spento il metal detector si mise a scavare e sotto pochi centimetri di terreno ecco apparire un vero e proprio tesoro. Quattro collane d’oro, per un valore di un milione e centomila Sterline, lo stavano aspettavano da oltre 2.300 anni.

La scoperta fu davvero inaspettata, perché non solo ci volle pochissimo tempo per trovarne le tracce, ma bastò una piccola cazzuola per raggiungere il tesoro. La fortuna di Booth fu certamente superiore a quella del vincitore al superenalotto, ma non fu né il primo né l’ultimo a incappare in scoperte simili. Peter Welch un appassionato inglese armato di un metal detector e di una pala scoprì infatti, nel dicembre del 2014 un tesoro di monete Sassoni del valore di oltre 1,5 milioni di sterline. In Inghilterra la legge consente di tenersi parte dei ritrovamenti, mentre in Italia l’uso e la vendita del metal detector pur essendo liberi, sono strettamente regolati per legge.

Lo si può utilizzare per hobby o per lavoro ma con regole rigide e chiare. Non è quindi ammessa la ricerca archeologica in qualsiasi sua forma se non a chi lo fa di mestiere, pertanto va precisato, che tutto ciò che viene ritrovato sotto terra, se è un reperto storico, appartiene di diritto allo Stato Italiano, e quindi va denunciato alle autorità competenti. Detto questo non è raro fare scoperte davvero interessanti. Tornando invece ai ritrovamenti di tesori nascosti, ricordiamo quello del tecnico del suono Michael Sparks di Nashville che comprò per meno di 3 dollari una pergamena trovata in un garage, che si rivelò essere una copia originale della Dichiarazione d’Indipendenza Americana poi rivenduta per 2 milioni e mezzo di dollari ad un’asta.

O ancora quello di Teri Horton, un camionista in pensione, che acquistò da un amico per 5 dollari un quadro che gli piaceva tanto. Messo nelle mani di un esperto venne attribuito a Pollock ed un anonimo arabo sborsò ben 9 milioni di dollari per averlo. Per parafrasare il grande Paulo Coelho, la decisione se essere una vittima del mondo oppure un avventuriero alla ricerca di tesori, spetta solo a noi stessi, dipende tutto dal modo nel quale vediamo la nostra vita.

Alex Ricchebuono
Alex Ricchebuono
Alex ha oltre 24 anni di esperienza nel settore dell’Asset Management, vive e lavora tra Milano e Londra ed è Managing Director di New End Associate, piattaforma Inglese per la distribuzione di importanti gestori alternativi internazionali (. Ha ricoperto ruoli di responsabilità Europea in società di primaria importanza tra le quali : Credit Suisse, Janus Capital, American Express e Bnp Paribas. È stato tra i soci fondatori dell’Associazione Italiana del Private Banking e membro del primo consiglio di amministrazione. Insegna all’UPO, Storia ed evoluzione della Moneta. Ha inoltre condotto il documentario MoneyArt per RAI 5.
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