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Investire in monete: come stimare il valore

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

28 Marzo 2018
Tempo di lettura: 5 min
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  • L’esperto e appassionato di numismatica Alex Ricchebuono ci spiega che i parametri principali per valutare una moneta sono rarità, stato di conservazione e tracciabilità.

  • La provenienza certa ed onesta dei pezzi è fondamentale per assicurarsi un buon investimento, ed oggi esistono enti certificatori cui affidarsi.

Le classiche monete da collezione restano uno dei beni rifugio più performanti e certamente non privi di fascino, solo apparentemente lontane dalla carica seduttiva di arte, vino e motori.

Il 31 marzo 2017, da Stack’s Bowers – galleria di monete rare a New York – è stato battuto per 940.000 dollari un cent americano del 1793: “il penny più costoso della storia”. Sta il fatto che la numismatica continua a tenere salda la sua posizione negli investimenti alternativi. Il Wealth Report 2018 di Knight Frank rileva che le monete antiche sono ancora fra i pleasure asset più apprezzati, in tutti i sensi. Gli ultimi dati elaborati dalla società di consulenza proiettano per questa categoria una crescita di valore del 4% (dopo arte, vino e orologi) ad un anno e del 182% a dieci anni, subito dopo vino di pregio (192%) e auto (334%). Ma come orientarsi in questo mercato? Lo studioso Alex Ricchebuono spiega che una moneta di valore, per essere tale, deve innanzitutto essere rara. La rarità che qui si intende non è solo di carattere storico. Possono esserci anche rarità di carattere numismatico. A tal proposito il dr. Ricchebuono cita un famoso caso di errore di conio. Nel 2002 furono coniati dalla zecca italiana 7.000 centesimi di euro che presentavano lo stesso diametro e la medesima facciata di quelle da 2 centesimi, con la Mole Antonelliana al posto di Castel del Monte. Le monetine furono subito ritirate, ma un centinaio sfuggirono al controllo, finendo nei kit destinati agli uffici postali e alle banche. Bolaffi all’epoca venne in possesso di sei di queste monete, valutandole 2.500 euro l’una. Ne nacque un contenzioso con la Zecca dello Stato, che ne rivendicava la proprietà. Durata 11 anni, la causa nel 2013 è stata vinta Aste Bolaffi. Oggi una di quelle monetine è valutata 6.600 euro.

Moneta Liberty 1793
L'impotanza dello stato di conservazione

Il secondo parametro di valutazione delle monete antiche è dato naturalmente dal loro stato di conservazione. Stack’s Bowers specifica: lucentezza, precisione dei dettagli, suono e usura. L’ultimo e fondamentale requisito è quello della tracciabilità. Oggigiorno sono presenti sul mercato vari enti certificatori. Il primo, il californiano PCGS (Professional Coin Grading Service) è stato fondato nel 1985. Presente anche in Europa, PCGS ha istituito un sistema di valutazione delle monete che va da 1 a 70, contribuendo significativamente alla trasparenza, alla fiducia del mercato e ai volumi di vendita. Attualmente l’85% del mercato lo fanno gli Stati Uniti, e infatti la rivale principale di PCGS è la Numismatic Guaranty Corporation (NGC), che ha sede in Florida. Il sistema di valutazione in settantesimi è da alcuni criticato. L’elasticità al prezzo di uno scarto di punto è elevatissima. Per esempio, un dollaro d’argento del 1884 vale 19.500 dollari se la moneta ottiene il voto di 62/70. Se invece il voto sale a 63/70, il prezzo schizza a 65.000 dollari. Ma il processo di votazione è soggettivo, e per questo motivo gli investitori tendono a sottoporre più e più volte le loro monete ai valutatori in modo da ottenere votazioni maggiori. Una inflazione di votazioni alte potrebbe però determinare una diminuzione dei prezzi delle monete…

Teresa Scarale
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