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Il denaro ai tempi delle epidemie: contante mortale

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Alex Ricchebuono
Alex Ricchebuono

13 Marzo 2020
Tempo di lettura: 5 min
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Quale ruolo ha avuto il denaro contante in alcune delle più potenti epidemie della storia recente? Una ricerca mostra che sul denaro contante dimorano oltre 3.000 ceppi di batteri, incluse alcune specie resistenti agli antibiotici. Di queste, l’80% è sconosciuto

Sebbene l’imperatore Vespasiano abbia pronunciato la celeberrima frase “Pecunia non Olet” il denaro non puzza, a ben vedere non è proprio così. Anzi uno studio recente condotto dalla NYU, col titolo evocativo “Dirty Money”, pare proprio confermare l’opposto.

Questa non è l’unica indagine per la ricerca e catalogazione dei microbi diffusi nelle nostre città, anche da un punto di vista storico, ma è certamente una delle più sorprendenti per i dati raccolti e risultati ottenuti. Con buona pace dell’ex imperatore romano, già nel 2012 infatti, i ricercatori della Queen Mary University di Londra avevano scoperto che quasi una banconota inglese su 15 conteneva livelli di escherichia coli, batterio che si trova nelle feci umane, paragonabili a quelle riscontrabili sulla tavoletta di un gabinetto.

In questo articolo analizzeremo alcune delle più potenti epidemie della storia recente per capire se e quale legame possono aver avuto col denaro contante. Lo faremo però con l’intento di mettere nel giusto quadro l’isteria collettiva che è dilagata nelle ultime settimane. Tornando alla ricerca condotta dal prof.ssa Jane Carlton e dai suoi colleghi a New York, essi hanno selezionato un campione di ottanta banconote da un dollaro, dalle quali è stato poi sequenziato il Dna presente ricostruendo la biodiversità sulla cartamoneta. È emersa una grandissima presenza di microbi, la maggior parte fortunatamente innocui, ma altri potenzialmente ben più pericolosi.

In totale sono stati identificati oltre 3.000 ceppi di batteri, incluse alcune specie resistenti agli antibiotici. Ma la cosa ancor più sorprendente è che solo il 20% circa del Dna batterico rinvenuto, è risultato appartenere a specie conosciute, mentre per il resto si trattava di microbi ancora da classificare. Immaginate quindi nei secoli passati quando le norme igieniche erano assai meno avanzate e l’uso del contante molto più diffuso, come quegli apperentemente innocui foglietti di carta colorata, abbiano potuto contribuire al diffondersi delle malattie.

Fatta questa premessa, immergiamoci nella storia. Sono passati ormai già più di 100 anni da quella è considerata la più grande pandemia di tutti i tempi, la famigerata epidemia “Spagnola” eppure la ricordano tutti. Dalla primavera all’autunno del 1918 contagiò mezzo miliardo di persone nel mondo uccidendone decine di milioni, almeno 25, anche se alcune stime parlano addirittura di oltre 100. Identificata per la prima volta in Kansas, i media di allora ne diedero notizia dopo che raggiunse la Spagna da qui prese impropriamente il suo nome.

La Spagnola colpì in poco tempo un’Europa uscita in ginocchio dalla Prima guerra mondiale, uccidendo nei primi 6 mesi oltre un milione di persone a settimana ed eliminando dal 3 al 6% della popolazione mondiale. In Italia più di 600mila persone persero la vita. Essa fu così diffusa ed insolitamente mortale, che arrivò ad infettare perfino gli abitanti di remote isole dell’Oceano Pacifico e del Mar Glaciale Artico, provocando il decesso di 50-100 milioni di esseri umani su una popolazione mondiale di circa 2 miliardi. La sua letalità le valse la definizione di più grave forma di pandemia della storia causando più vittime della terribile peste di manzoniana memoria. A quei tempi l’uso delle banconote si era ampiamente diffuso, ed anche a causa della iperinflazione che si sviluppò in Europa con epicentro nella Repubblica di Weimer, furono stampati milioni di esemplari di piccolissimo taglio necessari per gli acquisti di beni di necessità in alcuni casi addirittura su scampoli di stoffa.

Con il dilagare dell’iperinflazione si assistette a scene di pagamenti con carriole stracolme di foglietti di carta colorata ormai privi di alcun valore. Tra il 1915 ed il 1921 e nel bel mezzo dell’esplosione della pandemia, i prezzi in Germania aumentarono di svariati miliardi di volte. Nel dopoguerra molti paesi conobbero lo stesso flagello. In Austria i prezzi aumentarono di 14 mila volte, in Ungheria di 23 mila volte, in Polonia di 2,5 milioni di volte, nella Russia bolscevica di 4 miliardi di volte. Solo in Germania però l’inflazione fu così catastrofica da privare il denaro di ogni suo valore, facendo regredire al baratto quella che prima della guerra era stata l’economia più sviluppata d’Europa.

Il giornalista Raimund Pretzel, noto al pubblico, soprattutto inglese e tedesco, con lo pseudonimo di Sebastian Haffner, rievocando la sua adolescenza ha raccontato che suo padre, un funzionario pubblico di grado elevato, dopo aver incassato lo stipendio si precipitava a comprare l’abbonamento ferroviario per potersi recare al lavoro il mese successivo, saldava le spese correnti, portava l’intera famiglia a tagliarsi i capelli e quindi consegnava ciò che restava alla moglie per le spese domestiche. Insomma non è poi così azzardato pensare che a quei tempi la diffusione dell’epidemia, fosse diciamo, aiutata, dalla presenza di così tante banconote.

Con l’esplosione del secondo conflitto mondiale ci furono molti altri milioni di morti dovuti principalmente alla brutalità della guerra e quindi bisognerà attendere qualche anno per rintracciare un’altra epidemia dalle proporzioni ragguardevoli. Anch’essa si sviluppò a partire dalla Cina nel 1957 ed è ricordata come la prima grande influenza “Asiatica”. Scaturita da un virus chiamato in gergo medico A H2N2 venne isolato per la prima volta proprio nella terra del Dragone. Provocò oltre due milioni di morti, e fortunatamente questo numero fu limitato dalla scoperta di un vaccino in tempi record, frenando e poi spegnendo la pandemia, che fu dichiarata conclusa nel 1960. Nel 1968 poi si diffuse la cosiddetta “Influenza di Hong Kong”, un tipo di aviaria, simile all’Asiatica, che in base alle stime dell’epoca, in due anni uccise tra le 750 mila e i 2 milioni di persone, delle quali oltre 34.000 nei soli Stati Uniti d’America.

Venedo a tempi più recenti e sicuramente rievocando eventi ancora scolpiti nella memoria, non possiamo non citare la Sars e l’influenza Suina salita agli onori della cronaca con la sigla H1N1. La prima scoppia improvvisamente nel 2003 e le viene attribuita una sigla che è tutto un programma ”Sindrome Acuta Respiratoria Severa”. È stata una forma atipica di polmonite che comparse per la prima volta nel novembre 2002 nella provincia del Guangdong anche questa volta in Cina. In un anno fece fuori oltre 800 persone, tra cui il medico italiano Carlo Urbani, il primo a identificare il virus che lo ha poi ucciso.

Nel 2009 invece scoppia la cosiddetta influenza suina, causata da un virus A H1N1. L’allarme fu massimo, anche in Italia. Oltre un milione e mezzo le persone colpite, nostante la velocità del contagio, il livello di allerta rientrò quando si capì che il tasso di mortalità era comunque inferiore a quello di una normale influenza. Con quasi 150 miliardi di nuove banconote messe in circolazione ogni anno nel mondo, quello che gli scienziati si chiedono è se il denaro possa essere una fonte di contagio e di diffusione di eventuali epidemie. In teoria, sì.

Non è un segreto che la Banca Centrale Cinese abbia appena adottato misure per la disinfezione delle banconote in circolazione nell’ambito del contrasto all’epidemia di Coronavirus. In particolare secondo una circolare diffusa nei giorni scorsi le banconote provenienti dalle regioni più colpite dovranno essere disinfettate con l’esposizione a raggi ultravioletti ed alte temperature. Prima di essere rimesse in circolazione dovranno anche essere stoccate per 14 giorni in una sorta di quarantena. Ma quindi esiste un nesso tra la genesi e la diffusione di queste patologie e l’uso del contante? Forse sono solo esagerazioni legate alla nostre paure irrazionali. Eppure con ogni probabilità in passato fu proprio così, anche in funzione del materiale di cui sono composte le banconote, per lo più di fibra di cotone che non solo permette ai microbi di annidarsi ma da loro anche nutrimento.

Eppure i virus sono organismi acellulari e quindi trasmessi per lo più per via aerea attraverso il respiro o il contatto diretto. Diciamo quindi che non c’è uniformità di vedute, e “The Jury is out”. Ad ogni modo esistono molti modi di pagare quando si entra in un negozio. È indubbio che il metodo più semplice sia quello di utilizzare i contanti, le moderne carte di pagamento contactless e molte app sui nostri cellulari o smart watches, offrono però un’alternativa decisamente più igienica ed immediata. Non a caso da più parti si sono alzate voci per eliminare totalmente il denaro contante, ma sono ancora troppe le persone a non essere d’accordo per ragioni di privacy o perché non hanno dimestichezza con le nuove tecnologie per cui difficilmente ciò avverrà in tempi brevi. Vero è che l’uso di monete e banconote sia fortemente diminuito negli ultimi anni fino quasi a scomparire in paesi come la Norvegia o la Svezia.

Inoltre sul totale della massa monetaria globale la valuta digitale ha preso largamente il sopravvento tanto da contare per oltre il 98%, spingendo alcuni a dire che se non saranno i bitcoin sicuramente arriverà nel prossimo futuro qualche altra forma di denaro elettronico che stravolgerà il mondo. Come sostiene il noto divulgatore scientifico americano Bill Nye. “L’uso dell’oro è stata sicuramente un’idea brillante, ma lo sviluppo della tecnologia è ormai il futuro, anzi il presente dei nostri soldi!”

Alex Ricchebuono
Alex Ricchebuono
Alex ha oltre 24 anni di esperienza nel settore dell’Asset Management, vive e lavora tra Milano e Londra ed è Managing Director di New End Associate, piattaforma Inglese per la distribuzione di importanti gestori alternativi internazionali (. Ha ricoperto ruoli di responsabilità Europea in società di primaria importanza tra le quali : Credit Suisse, Janus Capital, American Express e Bnp Paribas. È stato tra i soci fondatori dell’Associazione Italiana del Private Banking e membro del primo consiglio di amministrazione. Insegna all’UPO, Storia ed evoluzione della Moneta. Ha inoltre condotto il documentario MoneyArt per RAI 5.
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