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Fotografia e finanza, un matrimonio possibile

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

23 Luglio 2018
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  • Il 95% di ciò che conosciamo lo conosciamo perché abbiamo visto delle immagini. La realtà non è più la realtà, ma sono le immagini che la rappresentano. E’ Oliviero Toscani a parlare

  • Eppure in mezzo a miliardi di smartphone che producono compulsivamente immagini, la foto che riesce a svegliarci esiste sempre. E continuerà a farlo, proprio a causa dell’inflazione iconografica odierna

  • Una fotografia d’autore viene oggi tirata in otto, massimo dieci copie e il suo prezzo sale man mano che le stampe diventano meno

  • La fotografia costituisce una diversificazione nella diversificazione artistica del patrimonio. In Italia poi, il mercato non è ancora maturo come in altre realtà oltreconfine. Nel nostro Paese si possono ancora sfruttare prezzi di acquisto inferiori a quelli delle più blasonate piazze internazionali

Per un HNWI, nella diversificazione di portafoglio conta sempre più la presenza di beni tangibili il cui possesso dà luogo al piacere della bellezza. Come quella, indiscutibile, della fotografia

All’origine della luce, Platone

E’ Platone che torna in mente in un’epoca, la nostra, in cui la conoscenza viene fruita dalla narrazione per immagini. “Il 95% di ciò che conosciamo lo conosciamo perché abbiamo visto delle immagini. La realtà non è più la realtà, ma sono le immagini che la rappresentano”. Sono le parole di Oliviero Toscani, incontrato all’ultimo Wired Next Fest. Come dargli torto, a lui e all’autore de La Repubblica. Quante sono le immagini fotografiche che subissano le nostre giornate? Miliardi.

Eppure in mezzo a miliardi di smartphone che producono compulsivamente immagini, la foto che riesce a svegliarci esiste sempre. E continuerà a farlo, proprio a causa dell’inflazione iconografica odierna. In un mondo dove tutti fotografano perché “si fa col telefono”, coloro che sono in grado di usare una macchina fotografica sono pochi. Coloro che ne tirano fuori qualcosa di unico, pochissimi. E le loro foto acquisteranno valore nel tempo. A patto di farle scarseggiare. Senza dimenticare del tutto che, nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, l’opera d’arte non trova esattamente nella contrapposizione di falso e autentico il suo valore.

La fotografia d’autore come investimento

Una fotografia d’autore viene oggi tirata in otto, massimo dieci copie e il suo prezzo sale man mano che le stampe diventano meno. Il controllo sulla limitatezza delle tirature è rigoroso. Per quanto riguarda le foto a pellicola, il controllo è agevole. Per quel che concerne le foto digitali invece, la promessa è in genere quella di distruggerne il file. Questo perché anche le foto digitali ormai vengono dai collezionisti considerate alla stregua di quelle a pellicola, essendo per fortuna superata ogni ansia accademica in merito (Michele Smargiassi in André Gunthert, L’immagine condivisa, Contrasto 2016).

Sicuramente meno costosa in media rispetto al resto dell’arte contemporanea, una foto risulta anche per questo appetibile in un’ottica di investimento. In media infatti una fotografia viene venduta a 10.000 dollari, contro i 60.000 di un quadro (fonte: The Economist). Certe edizioni limitate o uniche poi, possono raggiungere quotazioni milionarie. Si pensi all’imponente Rhein II (1999) di Andreas Gursky, battuta da Christie’s per quattro milioni e trecentomila dollari nel 2011. Oppure alla controversa Spiritual America (1981) di Richard Prince, venduta nel 2014 sempre da Christie’s per 3.973.000 dollari. O ancora, all’aranciata foto del 1981 di Cindy Sherman, Untitled #96.

Senza arrivare ai record stellari tuttavia, un acquisto indovinato può rivelarsi un ottimo affare.

L’esperto di investimenti

Il professor Fabrizio Crespi, docente di economia degli intermediari finanziari, partendo da lontano, rimarca il concetto. “Da tempo sto insistendo con i private banker sul concetto che bisogna sempre di più uscire dal finanziario. Cioè, un cliente HNWI ha buona parte del suo patrimonio investita nel finanziario, è vero, ma non solo in quello. Innanzitutto, perché ha una parte nell’immobiliare. Ma anche in altri beni tangibili. Non solo tipici beni da investimento come diamanti od oro, ma anche beni quali le opere d’arte, le auto d’epoca, la fotografia”.

“Sono i cosiddetti investimenti di passione, che però hanno un valore che spesso è un valore molto elevato. Quindi un private banker quando fa un’analisi complessiva del patrimonio del cliente non deve dimenticarsi di questi beni, poiché anch’essi fanno parte del patrimonio e sempre di più dovranno essere inglobati in una logica di pianificazione patrimoniale”.

Un’ottima occasione per diversificare

Ma perché un collezionista di arte contemporanea dovrebbe scegliere la fotografia? Il criterio guida è sempre quello della diversificazione. E la fotografia costituisce una diversificazione nella diversificazione artistica del patrimonio. In Italia poi, il mercato non è ancora maturo come in altre realtà oltreconfine. Nel nostro Paese si possono quindi ancora sfruttare prezzi di acquisto inferiori a quelli delle più blasonate piazze internazionali, come ad esempio Photo London o la prestigiosa Paris Photo.

Il trend della fotografia è del reto positivo anche in Italia. L’ultima edizione della fiera milanese Mia Photo Fair ha registrato una media di seimila visitatori al giorno. In otto anni, la notorietà “fotografica” del capoluogo lombardo è cresciuta molto all’estero, e con essa l’attenzione delle più importanti gallerie straniere. La loro presenza è infatti raddoppiata rispetto all’edizione 2017. Esiti positivi di vendita hanno inoltre interessato più dell’80% degli espositori presenti.

L’importanza delle gallerie

Tra coloro che hanno registrato i migliori risultati di vendite, vi sono state le milanesi Admira, 29 Arts in Progress, mc2 gallery, Officine dell’Immagine, Galleria Blanchaert, GVF Gallery, MADE4ART, Still Fotografia, la bresciana Galleria Massimo Minini con il lavoro inedito Joie de vivre di Letizia Cariello (in foto), vincitore del Premio BNL Gruppo BNP Paribas.

La torinese Photo & Contemporary con una selezione di maestri quali Giovanni Gastel, Gabriele Basilico, Franco Fontana, la veneziana Bel Air Fine Art, la bergamasca TRAFFIC Gallery, la ferrarese MLB Maria Livia Brunelli, la pisana Passaggi Arte Contemporanea. Ma anche le internazionali Atelier Relief (Belgio), Tobe Gallery (Ungheria), le parigine Galerie Frederic Got e Courcelles Art Contemporain, Luisa Catucci Gallery (Berlino).

Saper comprare un’opera d’arte da investimento vuol dire anche acquisirla l’autore non è ancora noto. E allora vengono in soccorso gallerie come ad esempio la Still Young di Milano, la quale si propone di sostenere giovanissimi artisti tra i 18 e 25 anni, operando come incubatore culturale.

La fotografia italiana

Il buon momento della fotografia italiana è suggellato anche dalla scelta della casa d’aste Finarte di prevedere una volta all’anno un’asta completamente dedicatale. Del resto, aggiunge Fabrizio Crespi, “la fotografia, come ogni opera d’arte, è un asset fisico di grande appeal. Elargisce un dividendo estetico che può essere usato come una sorta di ascensore sociale”. Infine il docente conclude sottolineando che esistono forme di lending anche nella fotografia. Non vuoi acquistare l’opera? Te la presto, ma intanto ci ricavo una rendita.

Blockchain e diritto d’autore

Per quanto riguarda la stampa delle fotografie poi, Crespi suggerisce l’uso della tecnologia blockchain per certificare il foglio su cui è stata stampata. Certificazione che forse sarebbe servita ad Alberto Korda, autore dell’icona più celebre della Terra: Guerrillero Heroico. La foto del Che fu donata senza pretesa alcuna da Korda a Giangiacomo Feltrinelli, il quale la adoperò come copertina del Diario in Bolivia di Guevara. Il resto è storia. Il nome di Korda (al secolo Alberto Díaz Gutiérrez) è stato consegnato alla gloria dei secoli. “Anche se non mi ha mai dato danaro per l’uso che ha fatto della mia foto, io lo perdono perché così facendo mi ha reso famoso”.

La parola a Oliviero Toscani

Certificazioni di autenticità e pellicole distrutte a parte, il valore di una fotografia sta nel suo contenuto e nel saperlo riconoscere. Per concludere con le parole di Toscani, ciò che è da ricercare sono “il talento, la creatività, il punto di vista, l’indipendenza culturale e morale ed etica, la capacità di essere ai limiti di ciò che ti obbligano a fare, il senso della sperimentazione, della vita, di tutto, senza conformarsi”.

Teresa Scarale
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