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Fotografia artistica, il caso Cox contro Marras

Fotografia artistica, il caso Cox contro Marras

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Alessandro Montinari
Alessandro Montinari

24 Luglio 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • I principi elaborati dal Tribunale di Milano nella sentenza n. 2539/2020 aiutano a fare chiarezza su aspetti ancora molto controversi relativi alla definizione di fotografia artistica rispetto a quella semplice

  • Il commento per We-Wealth dell’avvocato Gianpaolo Todisco che ha rappresentato l’autore della rara immagine del lupo ululante finita su un abito realizzato dalla casa di moda Antonio Marras senza il consenso del fotografo

La controversia fra il designer Antonio Marras e il fotografo statunitense Daniel J.Cox ha segnato un nuovo punto di chiarezza nell’eterna diatriba fra “fotografia” e “fotografia artistica”. Il perché, nelle parole dirette di uno dei protagonisti, intervistato in esclusiva da We Wealth

Comprendere cosa è definibile come “fotografia artistica” è essenziale per chi acquista questo tipo di opere vuoi per collezionismo o per investimento. La differenza con la fotografia “semplice” implicitamente si riflette sul valore dell’opera e dunque sul mercato. Non essendo prevista una definizione giuridica nel nostro ordinamento, i caratteri della fotografia intesa come opera d’arte sono rimessi all’interpretazione da parte del giudice e indirettamente dalla normativa sul diritto di autore. Un recente caso portato all’attenzione del Tribunale di Milano ha contribuito ulteriormente a tale indagine.

Ne abbiamo parlato con uno dei protagonisti.

Un lupo di colore marrone-grigio con il muso di colore più chiaro, che ulula su uno sfondo caratterizzato da diverse tonalità di blu, nero e grigio – con alcune parti leggermente più chiare e sfumate – ripreso nel corso di una nevicata. Un’immagine rara e suggestiva ripresa in natura con tecnica professionale dal fotografo statunitense Daniel J. Cox e finita come stampa sull’abito realizzato dallo stilista Antonio Marras senza il consenso del suo autore. Una vicenda sfociata in tribunale, che si è conclusa con la condanna della casa di moda a risarcire l’autore dello scatto del danno patrimoniale correlato allo sfruttamento economico della fotografia e di un equo compenso per il danno morale derivante dalla mancata attribuzione della paternità dell’opera (Tribunale di Milano, sentenza n. 2539/2020 del 23/04/2020).

La fotografia, reperita sul web nel corso dell’attività di studio e progettazione della collezione donna 2014/2015, era priva di indicazioni circa il titolare dello scatto. Inoltre, era stata scattata nell’anno 1993 mentre l’utilizzo contestato avveniva nel 2014 e dunque oltre il periodo di tutela ventennale previsto dall’art. 90 lda per le fotografie non artistiche.

Il Collegio di Milano ha ritenuto che l’immagine stampata sul capo d’abbigliamento, oltre a coincidere con lo scatto fotografico dell’attore, possedesse invece quel carattere artistico e creativo necessario per accedere alla tutela “rafforzata” prevista dalla Legge sul diritto d’autore. La scelta di ritrarre l’animale nel suo ambiente naturale ed in condizioni climatiche avverse, unito all’uso sapiente del chiaroscuro e all’utilizzo di giochi di luce e ombre, rende lo scatto “frutto distudio e di attenta analisi fotografica da parte dell’autore”  e contribuisce al riconoscimento del valore artistico della stessa. Il riconoscimento del fotografo nel territorio statunitense e la collocazione dell’immagine all’interno di un’opera monografica alla quale è stata data dignità di pubblicazione e stampa sono stati per il Tribunale ulteriori elementi a sostegno della qualità artistica della fotografia.

La scelta di ritrarre l’animale nel suo ambiente naturale ed in condizioni climatiche avverse, unito all’uso sapiente del chiaroscuro e all’utilizzo di giochi di luce e ombre, rende lo scatto frutto di studio e di attenta analisi fotografica da parte dell’autore e contribuisce al riconoscimento del valore artistico della stessa
BY Sentenza n. 2539/2020 del Tribunale di Milano

Il caso ha richiamato l’attenzione su temi importanti legati alla fotografia come bene artistico e alla sua tutela da parte della legge sul diritto di autore. “Come noto, la legge italiana sul diritto d’autore attribuisce alle fotografie un duplice livello di protezione, distinguendo tra opere fotografiche (o fotografie artistiche) e fotografie semplici”, precisa l’avvocato Gianpaolo Todisco, partner dello Studio legale Clovers di Milano, che ha assistito il fotografo Daniel J. Cox nel processo contro la casa di moda di Antonio Marras. “Il discrimine – non sempre agevole nella pratica – viene tracciato in prima istanza dalla lettera della legge: gli articoli da 87 ss lda definiscono come fotografie semplici le immagini di persone o di aspetti, elementi o fatti della vita naturale e sociale, ottenute col processo fotografico o con processo analogo, comprese le riproduzioni di opere dell’arte figurativa e i fotogrammi delle pellicole cinematografiche e riconoscono alle stesse tutela in quanto oggetto di un cd. diritto connesso”.

Prosegue l’avvocato Todisco “Manca per converso, un’espressa definizione legislativa di opera fotografica (se non per quel che si può ricavare “a contrario” dalla definizione precedente) la quale è invece demandata alla valutazione “pratica” del giudice sulla base di una serie di indici. Le fotografie artistiche dunque accedono alla tutela autorale e sono protette fino a 70 anni dopo la morte del loro autore, laddove invece, le fotografie semplici, godono di una tutela limitata (20 anni dalla data di produzione) ed al fotografo spetta unicamente un equo compenso in caso di utilizzo illegittimo. Il caso della fotografia del lupo ululante di Cox ricade appunto nella prima ipotesi”.

Il confine tra fotografia semplice e artistica non è dunque mai agevole. “Basti considerare che l’immagine iconica che ritrae Falcone e Borsellino uno accanto all’altro a margine di un convegno antimafia del 27 marzo 1992 è stata ritenuta non artistica dalla sentenza n. 14758/2019 del Tribunale di Roma. La sentenza è stata ovviamente appellata”. Il riferimento fatto dall’avvocato Todisco è al caso giudiziario che vede contrapposti il fotografo Tony Gentile e la RAI Radiotelevisione italiana e che si è concluso con la soccombenza del primo. In questo caso l’iconica fotografia è stata ritenuta “spontanea e priva della personalizzazione del fotografo” e quindi soggetta al più limitato periodo ventennale di tutela che nel caso di specie era scaduto prima dell’utilizzo fattone dalla RAI.

Ancora una volta allora assume ruolo primario la personalizzazione del fotografo rispetto al soggetto immortalato unitamente alla tecnica fotografica non riconducibile al semplice “click”. E il valore dell’opera si incrementa di conseguenza.

alessandro@we-wealth.com

Alessandro Montinari
Alessandro Montinari
Specializzato in diritto tributario presso la Business School de Il Sole 24 ore e poi in diritto e fiscalità dell’arte, dal 2004 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano ed è abilitato alla difesa in Corte di Cassazione. La sua attività si incentra prevalentemente sulla consulenza giuridica e fiscale applicata all’impiego del capitale, agli investimenti e al business. Collabora da più di un decennio con uno studio boutique del centro di Milano.
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